Ho partecipato ad un workshop dedicato alla rosa a cura di Malva Moncalvo, farmacista genovese e founder del brand di profumeria artistica Malva 1979. Guidata dall’expertise di Malva, insieme ad un piccolo gruppo di colleghe giornaliste, abbiamo mixato gocce di molecole contenute in delle deliziose boccette etichettate con dei nomi strani e difficili da ricordare. In un’oretta circa abbiamo composto – sempre sotto la guida di Malva – un accordo olfattivo dedicato alla rosa. Un’esperienza divertente, interessante e stimolante.
Chi è Malva Moncalvo
Malva Moncalvo è una farmacista genovese, formatrice e naso, con oltre vent’anni di esperienza nel settore cosmetico. Per anni Direttrice tecnica e formatrice in Helan Cosmesi di Laboratorio, l’azienda di famiglia. Nel settembre 2025 ha lanciato Malva 1979, il suo brand personale di profumeria artistica, con una prima collezione di nove eau de parfum. A ottobre 2025 ha portato le sue fragranze alla Shanghai Perfume Week. Conduce percorsi olfattivi per privati, scuole (anche per bimbi molto piccoli!) e professionisti della farmacia. La sua firma metodologica è dichiarata fin dalle prime parole: “Io nasco farmacista e come tale sono una grande perfezionista.” Tradotto: niente storytelling profumato senza basi, molto importante la formulazione e soprattutto l’utilizzo di ingredienti base di grande qualità.
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Perché la rosa è il primo esercizio nelle scuole di profumeria
Nelle scuole di profumeria, racconta Malva, i primi due esercizi assegnati sono sempre l’accordo della rosa e quello della mela. Il motivo è didattico: La rosa è una materia prima estremamente sfaccettata, composta da decine e decine di molecole odorose differenti. Il sintetico, al contrario, tende ad avere un profilo olfattivo più lineare e leggibile rispetto alla complessità di una materia prima naturale. Né l’uno né l’altro è migliore: servono entrambi, e i nasi più bravi li dosano insieme.
“Quando andiamo a sentire una materia prima naturale, sentiamo sempre una cosa complessa. La rosa è il caso perfetto per capirlo.” spiega Malva.
Sul tavolo del laboratorio abbiamo annusato un’assoluta di rosa centifoglia del Marocco: oleosa al primo impatto, vegetale dopo mezz’ora di evaporazione sulla mouillette. La parola assoluta indica la frazione più pregiata che si ottiene dopo l’estrazione, quando le molecole odorose (lipofile, quindi oleose) vengono lavate con alcol assoluto (la cui qualità incide sulla resa finale).
Le molecole della rosa, una per una
Malva ci consegna il kit di campioni al 10%, l’obiettivo è creare un proprio accordo olfattivo con protagonista la rosa. Una prassi operativa: Le mouillettes vanno disposte senza far toccare le punte fra loro, altrimenti gli odori migrano e si rischia di mischiare le molecole e rendere l’esercizio più difficile. Ecco come procedere, si inizia step by step: Si mixano gli ingredienti utilizzando pipette e contagocce pulite. Malva spiega ogni passo con attenzione, niente di difficile si deve solo ‘sniffare’ e seguire i suoi consigli.
La base dell’accordo olfattivo: molecole chiave
Linalolo: Comune al limone e agli agrumi, leggermente amaro, fresco, con una venatura di geranio. Non è la parte dolce della rosa: è la parte fresca. In natura è diffusissimo, ma quello del laboratorio è ricreato in sintesi per praticità.
Citronellolo: Più verde, più aromatico, più “rosa” del linalolo. È il petalo. “Questo è quello che sa più di rosa,” dice una delle partecipanti, e Malva conferma: il citronellolo è anche più presente nella citronella, da cui il nome.
Geraniolo: La sfaccettatura più vegetale e rosata, quella che fa ‘petalo vegetale’. Le tre molecole insieme, che in chimica si riconoscono dal suffisso -olo (come l’etanolo), sono lo scheletro della rosa.
I tre acetati (la parte fruttata)
Linalolo acetato, citronellolo acetato, geranile acetato. Sono derivati dell’acido acetico servono a spingere la rosa verso una sfumatura fruttata. Il citronellolo acetato invece vira sulla mela, addirittura sulla Granny Smith. Il geranile acetato vira verso la pesca, qualcuno ci sente l’albicocca. Curiosità citata da Malva: Francis Kurkdjian ha costruito due profumi diversissimi dosando in maniera diversa le stesse 70 materie prime. Lì si vede la bravura di un naso.
Le molecole di potenziamento “che donano carattere”
Alcol feniletilico: per Malva è il nettare, la corolla, la zona gialla vicino ai pistilli, il polline. È la parte miele della rosa.
Damascone: dalla rosa di Damasco. Un profumo mineralico, scuro, con echi di liquirizia e menta. “Se devi fare una rosa quasi maschile, minerale, damascone a gogò. Se la preferisci invece più luminosa, damascone poco.” spiega Malva.
Antranilato di metile: da usare con cautela. Ricorda la buccia spugnosa del pompelmo rosa, ma anche il lattice, qualcuno ci sente il disinfettante del dentista. La sua funzione tecnica è quella di dare corpo e sostanza all’accordo, evitando che resti una cosina “carina” senza struttura.
Indolo: “La parte sessuale di tutti i fiori bianchi.” Animalico, alcuni lo sentono quasi fecale, ed è corretto, perché l’indolo è presente anche nello stallatico. C’è anche qualche sentore di naftalina, armadio della nonna, qualcosa di pungente. Pochissime gocce, ma è ciò che porta la sensualità in una fragranza.
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Costruire la propria rosa: la regola del 5-5-5
Il protocollo di Malva è elegante nella sua semplicità:
1. Cinque gocce di linalolo, cinque di citronellolo, cinque di geraniolo. È la base “rosa netta”.
2. Si annusa. Si decide la direzione: rotonda-fruttata, fresca-luminosa o mineralico-scura.
3. Si modulano gli acetati (frutta), l’alcol feniletilico (luminosità) o il damascone (mineralità).
4. Antranilato di metile e indolo si aggiungono all’ultimo, per calibrare, mai per costruire.
“Attenzione quando aggiungiamo gocce di una o dell’altra molecola perché non si può tornare indietro. Quando si aggiunge anche solo una goccia bisogna segnare tutto in modo da non perdere la composizione e poterla ricreare uguale”.
Suggerimento operativo importante: lavorare al 10% rende i conti più semplici, quindi è un’ottima base per rendere il lavoro più semplice e ricordare meglio le quantità utilizzate e da utilizzare.
Il risultato è personale, dipende dai gusti, dal mix che si ottiene. Molto interessante scoprire tutte le sfumature di un accordo olfattivo e le differenze che ogni ingrediente comporta. Si va a casa con la propria boccettina, il risultato di un pomeriggio di chiacchiere e un bellissimo ricordo.
I dupe, l’IFRA e le fragranze al 43%
Una parte del laboratorio è andata, inevitabilmente, sulle questioni che oggi infiammano i social. Malva non si tira indietro.
Sui dupe: ovvero le repliche dei profumi famosi che vengono copiate: “Praticamente è come se mi comprassi la borsa Louis Vuitton ma per la strada. Sì, sembra simile ma non lo sarà mai davvero. Anche la durata dei profumi dupe non sarà uguale e soprattutto le sfumature della fragranza non sono assolutamente le stesse.” La differenza, spiega, sta anche nel metodo produttivo: una fragranza di qualità ha un cuore che matura almeno 60 giorni, come il vino. Chi riceve l’olio essenziale lunedì e produce martedì non può ottenere la stessa raffinatezza, è una questione di flusso finanziario, non di chimica.
Sull’IFRA e gli allergeni. Quando Malva formula per sé o per qualcuno, manda la formula a una casa essenziera che la valuta con macchinari appositi: si verifica se rientra nei limiti. IFRA e nella parte allergeni, e si calibra di conseguenza. È la parte regolatoria che separa un esercizio di workshop da un profumo immesso sul mercato.
Sulle “fragranze da scia” al 43% che diventano virali sui social: “Ho sentito video di gente che dice ‘la mia nuova fragranza è al 43%’, ma se fosse davvero al 43%, se me lo spruzzo rischio di macchiarmi e non poter più utilizzare gli abiti che indossi quando lo applichi e poi se esco fuori al sole, mi viene un rush allergico.” Per riferimento: l’acqua di colonia sta tra 3 e 5%, l’eau de toilette tra 12 e 15%, l’eau de parfum sopra. Il 43% è una percentuale che non ha senso indossare.

Dalla rosa alla collezione Malva 1979
A fine workshop, Malva ci ha fatto annusare alcune fragranze della sua collezione Malva 1979, dichiarando ogni volta l’idea da cui era partita. Qualche appunto utile per chi è curioso di provarle su pelle:
Nude Essence: Skin scent muschiata, pepe rosa di testa, accordo di pelle pulita,
mughetto e rosa light. “Auspicabilmente a casa da sola, uscita dalla doccia, prima di
mettermi in un letto pulito.”
Note of Silence: Rosa metallica nel cuore, celebra l’incenso, parte resinosa di elemi e
benzoino. Un eau de parfum introspettivo, meditativo, materico. L’ispirazione primaria è stata l’idea della carta antica.
Moon Blooming: Una fragranza vegetale, scura, con un accordo whisky che dà il touch notturno. Una celebrazione della tuberosa ma insolita. “Un fiorito maschile, oppure una donna con lo smoking.”
Tropical Latte: Cocco lattonico, foglia di banana, gioia, vacanza, abiti leggeri e divertimento. Se si ama il layering, un abbinamento favoloso è quello con Nude Essence.
Pied dans l’Eau: L’ispirazione è il mare ligure, un profumo mineralico con il fiore del pitosforo, il neroli, la lavanda ed il lentisco nel cuore. Un mare tipo Portofino, Paraggi, non spiaggia di sabbia, rocce e natura verde.
Amber Diary: Un’ambra modernissima, liquida, quasi trasparente, senza accordo
orientale.
Leather Soul: Cuoio senza parte animalica, con radice d’iris nel cuore che lo asciuga e lo rende elegante.
Happy Birthday: un vero e proprio gourmand. Burro, caramello, nocciole, pan di Spagna, crema, cera d’api per la candelina, un accordo pirotecnico finale. Alla Paris Perfume Week l’hanno definito “un gourmand impressionista.”
Crea il tuo accordo olfattivo con Malva Moncalvo: cosa ho imparato
Tre cose, in ordine sparso. Primo: l’olfatto si allena come l’occhio o
l’orecchio, ed è il più ancestrale e meno usato dei nostri sensi. Secondo: dietro ogni profumo c’è una formula, una regolamentazione e un tempo di maturazione, e ignorare
questi tre fattori è esattamente ciò che permette al mercato di vendere dupe come fossero originali. Terzo: la mia rosa infusa con dell’incenso è venuta benissimo: è elegante, profonda, molto piacevole anche su pelle maschile.
Per chi vuole saperne di più
Che cos’è un laboratorio olfattivo? È un percorso esperienziale in cui i partecipanti
annusano singolarmente le molecole che compongono un odore (in questo caso la rosa) e poi le ricombinano per costruire la propria versione personale. Combina fisiologia dell’olfatto, chimica di base e pratica di dosaggio.
Quanto dura il workshop della rosa di Malva Moncalvo? Il laboratorio a cui ho partecipato è durato circa 90 minuti, di cui 15 dedicati alla composizione libera della propria rosa.
Si esce con un profumo finito? No, e Malva lo specifica: “Non è il workshop crea il tuo profumo.” Un profumo da indossare richiede una parte regolatoria (verifica IFRA, controllo allergeni) che si gestisce solo in casa essenziera. Le rose composte in workshop sono al 10% di concentrazione, sicure ma non destinate a durare sulla pelle come un eau de parfum.
Qual è la differenza fra assoluta e olio essenziale? L’assoluta è la frazione più pregiata ottenuta dopo l’estrazione, quando le molecole odorose lipofile vengono lavate con alcol assoluto, che trascina via solo la parte nobile. Il nome deriva dal processo, non dalla qualità in senso astratto.
Quali sono le molecole principali della rosa? Linalolo, citronellolo, geraniolo sono lo scheletro. Gli acetati corrispondenti spingono verso la frutta. Alcol feniletilico, damascone, antranilato di metile e indolo aggiungono carattere, mineralità, corpo e
sensualità.
Dove si acquistano i profumi di Malva 1979? Sul sito ufficiale malvamoncalvo.it e in profumerie di nicchia selezionate.
Martina ZANGHI’