Si incontrano per la prima volta non nella vita, ma in un museo. Due figure che hanno cambiato per sempre il modo in cui pensiamo l’abito: una con la cresta punk arancione, l’altra con un bob severo. Stiamo parlando di Vivienne Westwood e Rei Kawakubo, universi lontanissimi che orbitano attorno allo stesso bisogno di creare in maniera libera e assoluta. Due donne che hanno frantumato ciò che sembrava intoccabile, che hanno imposto allo sguardo la possibilità del disordine, che hanno trasformato il vestire in un atto di ribellione quotidiana. Dal 7 dicembre 2025 al 19 aprile 2026, la National Gallery of Victoria di Melbourne accoglie questa collisione di immaginari con la mostra Westwood – Kawakubo, un viaggio immersivo che raduna oltre 140 capi, insieme a materiali d’archivio, foto e filmati, provenienti da archivi internazionali e dalla collezione della galleria, recentemente arricchita da 80 acquisizioni e da quasi 40 donazioni di Comme des Garçons.
Westwood – Kawakubo
Westwood nasce nel 1941 in Inghilterra, Kawakubo l’anno dopo in Giappone: le loro biografie sembrano non sfiorarsi mai, ma le loro creazioni finiscono per toccarsi in un punto essenziale: il rifiuto delle regole. La prima porta con sé l’eco del punk, riscrivendolo con drappeggi teatrali, corsetti rivoltati come guanti e una passione quasi antropologica per la storia del costume. La seconda preferisce dissolvere la forma, sabotare la simmetria, lasciare che il tessuto costruisca nuovi corpi possibili. Tra i pezzi chiave dell’esposizione, emergono il tartan di Anglomania, che indossò Kate Moss sulla passerella autunno inverno 1993 1994, e il celebre abito nuziale avorio di Carrie Bradshaw, divenuto simbolo pop grazie a Sex and the City. Per Kawakubo, trova posto d’onore il vestito a petali del 2016, una costruzione floreale visionaria che Rihanna indossò al Met Gala, trasformando la scalinata del museo in una passerella extraterrestre.
L’allestimento
L’allestimento di Westwood – Kawakubo è organizzato in cinque sezioni che mettono in parallelo, senza semplificarle, due filosofie del vestire.
– Punk and Provocation: le origini sotterranee, dove Londra e Tokyo risuonano di grafiche di protesta, vinile, e abiti che sembrano urlare.
– Rupture: quando l’abito smette di essere un servizio e diventa un gesto di rottura; dalla teatralità piratesca di Westwood alle strutture non convenzionali di Kawakubo.
– Reinvention: il tempo come materiale sartoriale, tra citazioni, cancellazioni e nuove genealogie dell’eleganza.
– The Body: Freedom and Restraint. il corpo reinventato, avvolto, amplificato o negato, sempre liberato dai cliché della femminilità.
– The Power of Clothes: l’abito come dichiarazione politica, tra crisi ambientali, disuguaglianze e ansie per il futuro.
Westwood – Kawakubo: un dialogo che non ha bisogno di parole
Ciò che emerge non è un confronto, ma una sorta di risonanza. Westwood parla la lingua del caos organizzato, Kawakubo quella del vuoto pieno. Una scolpisce il passato, l’altra scolpisce l’assenza. Eppure, entrambe mostrano quanto la moda possa diventare un linguaggio di emancipazione. Le opere ribelli di Westwood e le creazioni anti-forma di Kawakubo sono manifesti che non gridano, ma scompongono il mondo e lo ricostruiscono da zero. In questa mostra, il corpo non è più una superficie da abbellire, bensì un territorio da esplorare. Ogni abito è una domanda, ogni taglio un’affermazione. Westwood – Kawakubo non celebra due designer, ma il potere della moda quando decide di non uniformarsi.
Credit ph. cover @ngvmelbourne