Inizia aprile, il mese in cui esplode la primavera. Un mese caratterizzato da grande variabilità meteorologica in Italia, un periodo di transizione tra inverno ed estate nel quale possiamo avere giorni di freddo invernale – non sono escluse nevicate e gelate – oppure giorni dal clima praticamente estivo. Questo dipende anche dalla posizione geografica, in un paese caratterizzato da gran diversità climatica da nord a sud.
“aprile”: perché si chiama così?
Come succede per molti nomi e parole che utilizziamo, e che affondano le radici nell’antichità, ci sono diverse ipotesi sull’etimologia del nome aprile. Secondo una di queste la parola “aprile” deriverebbe dal greco aphròs, che significa spuma. Sarebbe la spuma da cui, secondo la leggenda, nacque la dea Venere (Afrodite nella mitologia greca). Questa affascinante ipotesi, dimostrerebbe anche perché il nome aprile venisse usato già dagli antichi romani.
Un’altra ipotesi sull’etimologia di aprile è che il nome venga dal latino aperire, che significa aprire, schiudere. Aprile è infatti il mese in cui si “schiudono” germogli e fiori, ed in cui la primavera inizia a mostrare tutto il suo splendore.
Fino al 46 a.C., nell’antica Roma era in uso un calendario diverso da quello che usiamo oggi. Secondo questo calendario romano, che era basato principalmente sui cicli lunari, l’anno iniziava il primo marzo ed aveva solo dieci mesi, terminando a dicembre. I segni di questo calendario sono visibili ancora oggi nei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre, che a quel tempo erano rispettivamente il settimo, l’ottavo, il nono ed il decimo mese dell’anno. Luglio e agosto si chiamavano “quintilis” (quinto mese) e “sextilis” (sesto mese), e vennero poi dedicati a Giulio Cesare e Augusto a seguito delle grandi riforme successive.
Mese dei proverbi
L’arrivo della primavera porta degli sconvolgimenti anche nel corpo che, ogni anno in questo periodo deve fare i conti con la stanchezza e richiede maggior riposo per adattarsi alle giornate più lunghe e alle temperature in salita.
I saggi contadini avevano ragione, infatti è scientificamente provato che il passaggio da una stagione all’altra porta nel fisico un senso di spossatezza, poiché l’organismo si riattiva, modificando le abitudini adottate durante la stagione invernale.
Come dice il proverbio: “Aprile, dolce dormire e forte sospirare: i granai sono vuoti e le botti cominciano a sonare”. In pratica, proprio nel momento dell’anno in cui il contadino vorrebbe indugiare in un riposo extra, lo assale la consapevolezza che le riserve iniziano a scarseggiare, come dimostra il granaio ormai senza più scorte e le botti del vino che, percuotendole, suonano a vuoto. È necessario quindi impegnarsi al massimo per garantire i prodotti necessari al fabbisogno alimentare della famiglia. Qualcosa di simile accade agli studenti, che si trovano alle prese con la stanchezza primaverile giusto nel momento in cui gli esami si avvicinano e occorre impegnarsi al massimo per tirare la volata finale. Insomma, da un lato la primavera ci invita al riposo, dall’altro è un periodo dell’anno in cui ci viene chiesto il massimo impegno.
Silvia GALLI