Ogni giorno molti si trovano a fare i conti con ritmi frenetici, pressioni lavorative, aspettative sociali e difficoltà personali che, nel tempo, possono generare stress, ansia, tensioni emotive e una sensazione di affaticamento interiore. Proprio da queste condizioni nasce il bisogno di trovare soluzioni capaci non solo di farci stare meglio, ma anche di ristabilire un equilibrio più profondo tra corpo e mente. In questo contesto si inserisce il rebirthing, una pratica che mette in contatto in profondità queste due dimensioni. La chiave di connessione è quella che usiamo tutti i giorni, ma spesso senza accorgercene: il respiro, che in questa pratica diventa respirazione circolare, collegando inspirazione ed espirazione senza interruzioni.

Rebirthing: come funziona

Il rebirthing nasce negli anni Settanta negli Stati Uniti ed è stato successivamente introdotto in Italia dal dottor Filippo Falzoni Gallerani, contribuendo alla diffusione di questa pratica anche nel contesto europeo. Si tratta di una tecnica che utilizza un processo di iperventilazione controllata per attivare una risposta psicofisica dell’organismo, favorendo così la possibilità di scaricare lo stress accumulato, sciogliere le tensioni neuromuscolari e affrontare in modo più consapevole stati emotivi complessi. L’azione del rebirthing non si limita alla dimensione individuale, ma può avere effetti anche a livello interpersonale, migliorando la capacità di relazione e la gestione delle dinamiche emotive con gli altri.

Una delle pratiche più usate nelle aziende a supporto del wellbeing dei lavoratori

E visto che per molti il lavoro è un’enorme fonte di stress, il rebirthing è una delle pratiche che maggiormente si sta diffondendo a supporto del wellbeing dei lavoratori, anche grazie al lavoro di Enrico Maria Bellucci, Ph.D in Psicologia del lavoro e psicoterapeuta sistemico-relazionale, e da Francesca Ferrari, insegnante di mindfulness, ideatori di Esperimenti di Volo, programma a supporto dei professionisti. “L’urgenza è quella di riportare al centro le persone attraverso ascolto e autenticità, anche come leve strategiche nelle aziende e non solo come buone intenzioni di tutti i giorni. E non c’è dubbio, le organizzazioni che funzionano meglio sono quelle che investono, con una certa ostinazione, sulla qualità delle relazioni all’interno dell’azienda”, sostiene Bellucci.

Rebirthing: un modo per sostenere le persone e migliorare il clima aziendale

Ripensare l’ambiente di lavoro come uno spazio in cui il benessere viene realmente promosso significa andare oltre la visione tradizionale di welfare aziendale, per costruire contesti capaci di sostenere le persone e, allo stesso tempo, migliorare performance e clima interno. In questo scenario si inserisce l’attività di Esperimenti di Volo, che punta a sviluppare team più compatti ed efficienti, capaci di canalizzare meglio le proprie energie, rafforzare le relazioni, aumentare la consapevolezza emotiva e affrontare con maggiore lucidità le situazioni critiche, anche attraverso la pratica del rebirthing.

Un approccio ormai centrale nelle aziende

I dati confermano quanto questo approccio sia ormai centrale. Secondo il rapporto Censis-Eudaimon, una larga maggioranza dei lavoratori riconosce l’impatto positivo del welfare su motivazione e produttività, mentre più di due persone su tre sceglierebbero un’azienda attenta a questi aspetti rispetto ad altre offerte di lavoro. Il benessere, del resto, è sempre più percepito come un diritto fondamentale. Come evidenziato nel report, “Il lavoro non è più perno delle vite: piuttosto deve contribuire al benessere soggettivo olistico, che è il vero criterio guida di scelte e comportamenti sociali in questa fase storica”. Questa affermazione riflette un cambiamento profondo nelle priorità individuali e collettive.

Il benessere delle persone deve essere parte integrante delle strategie organizzative delle aziende

Ignorare questa trasformazione può avere conseguenze rilevanti per le imprese, esponendole a fenomeni come l’elevata mobilità lavorativa, l’aumento dello stress cronico e l’ergofobia, ovvero il disagio legato all’idea stessa di recarsi al lavoro. Anche le analisi di Deloitte (2024) confermano il valore strategico di questi investimenti: le aziende che adottano pratiche strutturate orientate alla consapevolezza e al riconoscimento registrano un significativo aumento della produttività, accompagnato da una sensibile diminuzione del turnover. Alla luce di questi elementi, appare sempre più evidente come i manager siano chiamati ad adottare un nuovo approccio, in cui il benessere delle persone diventa parte integrante delle strategie organizzative e non più un elemento accessorio.