La storia contemporanea del trend ha una data e un vestito. La data è gennaio 2026, la sera dei Golden Globes; il vestito è un tailleur butter yellow di Louis Vuitton, indossato da Emma Stone. La make-up artist, coreano-americana, si chiama Nina Park. Il look di Stone è stato descritto dalle rassegne beauty internazionali come “una lezione magistrale di sobrietà moderna, con una pelle luminosa dalla definizione gentile e un labbro nude perfettamente bilanciato”. Non era ancora una moda, ma entro tre giorni lo sarebbe stata. Non era solo blush sulle guance. Era blush sulle guance, sul ponte del naso, subito sotto gli occhi. Un rosa cremoso, tenuto insieme da una luce che non aveva mai la sensazione della polvere. La foto rimbalza su TikTok. I tutorial cominciano a moltiplicarsi. Il termine bunny blush viene coniato in modo collettivo, come succede alle cose di internet, e diventa la parola-chiave beauty del momento.
Nella stessa serata Nina Park ha truccato anche Jessie Buckley, vincitrice del Golden Globe come miglior attrice per Hamnet di Chloé Zhao, con un look nella stessa direzione: “pelle impeccabile, zigomi delicatamente scolpiti e un labbro rosa-nude morbido che valorizzava senza competere”. In un’unica notte, la firma di Park era ovunque. Come ha osservato Grazia Singapore, “il lavoro della make-up artist coreano-americana Nina Park ha preso d’assalto internet nell’ultimo anno, e con ogni probabilità avete già incontrato uno o più tutorial che cercano di ottenere quello che è ormai diventato l’iconico Nina Park look”.
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Sei mesi dopo, quel gesto, estendere il blush oltre lo zigomo, fino al naso, fino a lambire gli occhi, è diventato uno dei trend più cercati della beauty routine femminile globale. Il che, per gli standard veloci dell’industria, significa che ha una gestazione stranamente lunga alle spalle: viene da lontano, viene da tre culture diverse, e il rilancio del 2026 è la conclusione di un percorso che merita di essere raccontato. Perché il bunny blush non è nato ieri. È il ritorno di un’idea che circolava, con nomi diversi, in luoghi diversi, da almeno dieci anni. Il fatto che sia arrivata proprio adesso non è per caso.
Che cos’è, esattamente, il bunny blush
Vale la pena mettere ordine, perché le ricerche online rimandano risultati contraddittori. Il bunny blush, nella sua definizione operativa contemporanea, è una tecnica di applicazione del blush, non un prodotto specifico. Consiste nell’estendere il colore oltre la zona canonica delle guance, per coprire due punti aggiuntivi: il ponte del naso (orizzontalmente, come una piccola striscia leggera) e la parte alta degli zigomi subito sotto agli occhi, in modo da creare un flush morbido che ricorda quello di un viso arrossato dopo uan passeggiata fuori al freddo.
Il termine bunny, coniglietto, in inglese rimanda a due associazioni visive: da un lato il muso del coniglio, che ha una sfumatura rosata naturale attorno al naso; dall’altro l’effetto complessivo dello sguardo, che diventa più aperto, più tondo, in qualche misura più giovane. La formula di prodotto usata è quasi sempre cremosa o liquida, non in polvere. La texture cremosa garantisce l’effetto “flush dall’interno” (glow-from-within, per usare la formula che circola nei tutorial) e permette una sfumatura più naturale. La polvere, se non applicata con estrema precisione, tende a lasciare i tre punti troppo visibili come macchie separate, ed è esattamente l’effetto che il trend cerca di evitare.
Da dove viene: tre culture, un’idea
La cosa che le rassegne beauty americane spesso omettono di dire è che il bunny blush non è un’invenzione del 2026. È il risultato di tre lignaggi asiatici che si sono intrecciati negli ultimi dieci-quindici anni, e che vale la pena riconoscere per una questione di correttezza culturale.
La radice più antica è giapponese. Si chiama Igari makeup, dal nome della make-up artist Chihiro Igari, ed è diventata popolare in Giappone attorno al 2012-2013. L’idea originale: applicare il blush non solo sulle guance ma anche sul ponte del naso per un effetto hangover chic, cioè l’estetica di chi ha bevuto un bicchiere di vino di troppo la sera prima e ha guance e naso leggermente rosati la mattina dopo. Sembra un dettaglio provocatorio, ma non lo è: il gesto era pensato per creare un effetto di vitalità, di guance vive, di sangue che circola. Come lo descrive un magazine specializzato di Singapore, l’Igari makeup “stende il blush su entrambe le guance e sul ponte del naso, portando fuori una luce sana e baciata dal sole”.
La seconda radice è coreana. Nel filone dell’ulzzang makeup, il termine coreano che si traduce approssimativamente come “miglior faccia”, e che negli anni Duemila ha definito lo standard estetico della K-beauty naturale, il blush è sempre stato posizionato più in alto delle guance canoniche, per un effetto di gioventù e freschezza. Quello che i tutorial coreani chiamano bunny cheeks o bunny tongue è una variazione moderna dello stesso principio: il blush come indicatore di vitalità, non come contorno del viso.
La terza radice è cinese e viene dalla piattaforma Douyin, l’equivalente cinese di TikTok, lanciata nel 2016 e capace, secondo dati citati da specialisti K-beauty, di generare oltre 100 miliardi di visualizzazioni mensili solo per i contenuti beauty già nel 2022. Nel Douyin makeup, il blush è considerato “un elemento di design deliberato del viso, non un colore di sfondo”. Ed è qui, nel Douyin, che nasce la variazione più contemporanea: il blush sotto gli occhi, applicato “in alto sugli zigomi, direttamente sotto gli occhi“, per creare “un flush di una ragazza ‘appena rientrata da una passeggiata al freddo’ che sembra adorabile e fresca”.
Il bunny blush 2026 è, in sostanza, la sintesi occidentale di questi tre lignaggi: prende il ponte del naso dall’Igari giapponese, la delicatezza dalla K-beauty coreana, il posizionamento sotto occhi dal Douyin cinese, e li combina in una versione portabile, adatta ai red carpet, digeribile per i pubblici occidentali.
Chi lo ha portato sui red carpet 2026
La persona che, più di ogni altra, ha reso globalmente virale il trend nel 2026 è Nina Park, make-up artist coreano-americana con un’agenda di clienti che spiega da sola perché ne parliamo. Il suo portfolio comprende Emma Stone, Lily-Rose Depp, Hailey Bieber, Mia Goth, Greta Lee, Addison Rae, Kaia Gerber e Sadie Sink, otto tra le donne più fotografate dell’attuale generazione di attrici e cantanti. Il suo stile firma unisce una base luminosa, un blush cremoso posizionato in modo strategico, occhi soft, labbra plush. Nell’inverno 2025-2026 ha usato lo stesso posizionamento del bunny blush su almeno tre delle sue clienti in eventi pubblici diversi. È stato sufficiente per innescare la viralità. Il dettaglio interessante è culturale, e vale la pena nominarlo: Nina Park è coreano-americana, formata su prodotti K-beauty, e ha portato negli Stati Uniti una tecnica che era già presente nell’estetica asiatica da un decennio. Non l’ha inventata. L’ha tradotta. In un momento in cui l’occidente sta finalmente riconoscendo il debito estetico verso l’Asia, dal K-drama al K-pop alla K-beauty, vedere una make-up artist di origine coreana firmare uno dei trend beauty più forti del biennio è, se vogliamo, una piccola forma di giustizia culturale. Vale la pena dirlo.
Come si applica: il tutorial passo dopo passo
Dopo tutta questa cornice, veniamo al pratico. Il bunny blush ha una curva di apprendimento minima ma qualche accortezza tecnica che fa la differenza tra “sembro appena rientrata dal freddo” e “sembro appena rientrata da un incidente“.
Il bunny blush in cinque mosse
→ Uno
Preparate la pelle con la vostra idratante e con la base che usate abitualmente. La regola cardine: il bunny blush funziona solo su una base luminosa. Se la vostra base è opaca, il flush apparirà come una macchia; se è glowy, si fonderà nel colore della pelle. Non serve un fondotinta specifico, serve solo che la superficie sotto sia idratata e non secca.
→ Due
Prendete una piccola quantità di blush cremoso o liquido, meno di quella che pensate. La quantità totale che finirà sul viso è circa quella di una moneta da un centesimo. Si può sempre aggiungere; togliere è più difficile.
→ Tre
Iniziate dalla parte alta degli zigomi, subito sotto la palpebra inferiore. Picchiettate con il polpastrello, non stendete, creando quattro o cinque piccoli tocchi in linea diagonale che seguono la curva dell’osso. Questa è la parte “sotto occhi” del bunny blush, ed è la più delicata: se esagerate qui, l’effetto scivola da “flush” a “occhiaie rosa”, che non è la stessa cosa.
→ Quattro
Passate al ponte del naso. Un solo picchiettio al centro, poi sfumate orizzontalmente con il polpastrello. L’ampiezza è quella del ponte stesso, non deve scendere sulle narici. È il tocco più giapponese del bunny blush ed è quello che, applicato bene, produce l’effetto “appena baciata dal sole” senza sembrare un colpo di sole vero.
→ Cinque
Chiudete con le mele delle guance, in continuità con quanto avete già stratificato sopra. Sfumate tutto con una spugnetta leggermente umida o con le dita, in movimenti circolari e delicati, fino a che i tre punti (sotto occhi, naso, guance) diventano un unico flush morbido, senza confini visibili. Se vedete ancora i tre punti separati, sfumate ancora.
Un accorgimento che nei tutorial passa spesso in secondo piano: il colore ideale del bunny blush non è il vostro colore di guance in condizioni normali. È il colore delle vostre guance quando avete corso, quando avete freddo, quando avete bevuto un bicchiere di vino, quando siete arrossite per una battuta che vi è piaciuta. È un rosa naturale, biologico, riconoscibile. Se scegliete un colore troppo scuro, sembrerà un fard degli anni Ottanta. Se scegliete un colore troppo saturo, sembrerà una scottatura. Il bunny blush funziona quando somiglia a qualcosa che il vostro viso sa già fare da solo.
I colori (perché non è una scelta neutra)
La palette del bunny blush cambia con il sottotono della pelle, e vale la pena dirlo perché su questo i tutorial generici sbagliano quasi sempre.
Sugli incarnati chiari e freddi, quelli con sottotono rosato o bluastro, funzionano meglio i rosa pallidi, i rosa malva, il cipria carico. Il colore deve essere delicato ma non spento: l’obiettivo è imitare il flush naturale, non nasconderlo. Le tonalità troppo peach su questi incarnati virano rapidamente all’arancione e producono l’effetto opposto (spento invece di luminoso).
Sugli incarnati medi, l’ampia fascia del mediterraneo, comprese la maggior parte delle carnagioni italiane, rispondono bene i coral, i rosa caldi, i toni pesca e albicocca. La versatilità è massima qui. Un rosa peach ben scelto è la variante più fotogenica del bunny blush per gli incarnati mediterranei, ed è probabilmente la ragione per cui il trend ha attecchito così velocemente in Italia nell’estate 2026.
Sugli incarnati scuri, abbronzati, bruni, olivastri profondi, funzionano invece le tonalità più cariche: berry, prugna, mattone, rosa terracotta. I rosa pallidi tendono a sparire; i rossi arancio funzionano benissimo. Il principio è lo stesso: il colore deve amplificare il flush naturale, non essere una toppa colorata.
Come portarlo bene, senza esagerare: Cinque regole pratiche, per ricreare questo trend:
Uno: Iniziate con meno. La quantità di blush che serve per un bunny blush ben eseguito è sempre meno di quella che pensate. Meglio arrivare a strati che dover togliere.
Due: Sfumate come se ne dipendesse la vita. Il confine tra bunny blush e “sembro reduce da una gita in montagna” è tutto nella sfumatura. Dieci secondi in più con la spugnetta umida cambiano il risultato.
Tre: Non usatelo tutti i giorni. Il bunny blush è un look, non una routine. Applicato ogni giorno, il posizionamento sotto occhi rischia di diventare un’occhiaia colorata. Alternate con il posizionamento tradizionale sulle guancie.
Quattro: Attenzione al contesto. Il bunny blush è meraviglioso in una serata fresca, in una foto naturale, in un weekend in campagna. Funziona meno in ufficio, in videoconferenza, in un contesto formale. Non c’è nulla di male a scegliere il momento giusto.
Cinque, e la più importante. Ricordatevi che il colore è vostro, non del prodotto. Il bunny blush funziona quando amplifica il vostro flush naturale, non quando lo sostituisce. Il giorno in cui vi guardate allo specchio senza blush e non riconoscete più le vostre guance, è il giorno in cui è il caso di fare una pausa dal trend. La pelle vera è ancora, alla fine, l’unica base davvero fotogenica.
Photocredit Cover Instagram @ninapark