Non si può più fingere di non aver visto. L’anno scorso, l’estate 2025, potevamo ancora sperare che fosse una fase. Un anno strano. Qualcuno vi diceva che i prezzi sarebbero rientrati. Ora è ufficiale: non era una fase, era il nuovo modello. E il nuovo modello dice, con la freddezza dei fogli di calcolo, che l’estate italiana è tornata a essere una cosa da ricchi. Se avete quarant’anni, due figli, un mutuo e la voglia di portare la famiglia una settimana al mare ad agosto, la piena definizione italiana di normalità borghese, la vacanza vi costerà, secondo il Dossier Vacanze 2026 di Assoutenti2.025 euro. Il 12,6% in più dell’anno scorso, riporta Il Sole 24 Ore. Il che, in pratica, disintegra lo stipendio di luglio prima ancora di arrivare in spiaggia, presumendo che lo stipendio di luglio esista dopo mutuo, rate e campo estivo per i bambini.

Per chiarezza: 2.025 euro è il tre stelle. Cioè l’albergo con la brioche precotta della colazione, la piscina strapiena e un po’ invecchiata male, il balcone da cui vedete l’insegna al neon del ristorante di pesce accanto. Non il resort dei calciatori. Se volete la Sardegna vera, Baja Sardinia parte da 4.800 euro: un mutuo. La Sicilia oltre 2.000 (Cefalù, San Vito Lo Capo), il Veneto tra 1.700 e 1.800. La meta più economica resta Vieste, in Puglia: 1.255 euro. Cinque euro più della scorsa estate. Se vi state chiedendo perché il Gargano sia diventato di colpo cool presso il ceto medio riflessivo, la risposta è aritmetica. Questi sono prezzi in media ovviamente, le variabili sono enormi, ma basta essere andati in vacanza una volta per capirlo… (Per approfondire: assoutenti.it)

Il capitolo traghetti (mettetevi seduti)

Poi c’è il capitolo dei traghetti, che merita un paragrafo suo perché è il momento in cui la ragionevolezza si scontra con la fisica. Il conflitto in Iran ha fatto salire i carburanti, i carburanti i traghetti, i traghetti il nostro conto corrente. Civitavecchia-Olbia per una famiglia di quattro persone con auto: 1.665 euro. Praticamente un weekend a Copenhagen, ma solo per arrivare a Olbia. Il rincaro medio dei traghetti: +10,9%. Il traghetto per la Sardegna, quest’anno, non è un mezzo di trasporto. È un investimento con rendimento a lunghissimo termine, se vostro figlio deciderà di scrivere un libro sull’infanzia al mare che gli avete regalato con enorme sacrificio.

Il paradosso: i voli esteri crollano

Qui succede la cosa più bizzarra dell’estate 2026, quella che vale la pena raccontare perché è così assurda da sembrare inventata. Mentre il traghetto per la Sardegna vi mangia lo stipendio come una locusta dell’antico testamento, i voli internazionali sono in caduta libera. In media -23% rispetto al 2025. Alcuni esempi che vi lasceranno un misto di rabbia e stupore: Milano-Santorini parte da 173 euro (l’anno scorso, stessa data, 398 euro). Roma-Creta 308 (-40,7%). Milano-Tenerife -52,6%. Roma-Zanzibar -19%. Roma-Seychelles -23% (fonte: Sky TG24). Fate voi il conto. Il volo Milano-Santorini per una persona costa 173 euro. Il traghetto Civitavecchia-Olbia per una famiglia di quattro costa 1.665. Cioè: per il prezzo del traghetto per la Sardegna, potete portare quattro persone a Santorini e vi restano 950 euro per gli spritz. Oppure Milano-Sharm el-Sheikh per quattro (1.568 €) e vi avanzano 100 euro per il duty-free.

Come spiega il presidente Assoutenti Gabriele Melluso, «la guerra in Medio Oriente ha prodotto uno tsunami sul comparto turistico: si resta in Italia e chi prenota trova prezzi medi più alti». Tradotto: il conflitto in Medio Oriente ha spaventato molti dal volare, le compagnie aeree hanno scontato per riempire gli aerei, voi vi ritrovate nel paradosso surreale per cui è più conveniente andare a Zanzibar che a Cagliari. È la geopolitica applicata al vostro tempo libero. Un genere letterario nuovo.

Le italiane pagano il conto più alto (come sempre)

Fin qui i numeri lordi. In famiglia, il conto lo pagano le donne. Non perché le vacanze siano intestate a loro, ma perché sono loro a gestire il budgetloro a scegliere la metaloro a fare i conti la sera con l’estratto conto in mano chiedendosi «ma le spese di settembre da dove le tiro fuori?». Il Workforce Confidence Index di LinkedIn, edizione luglio 2026, ha misurato per la prima volta il fenomeno con precisione. Il 46% delle italiane ridurrà il budget vacanze quest’anno, sei punti sopra la media (40%). Nel 2024 la quota era del 30%: dieci punti in due anni. Il 43% dei Millennial, il 40% della Gen X.

Poi c’è la parte che merita un applauso ironico. Il 19% delle italiane, quasi una su cinque si sente in colpa quando non lavora. Contro il 15% degli uomini. È un divario che, in termini emotivi, suona così: «ci siamo prese ferie ma non riusciamo davvero ad essere in ferie perché nel frattempo qualcuno dovrebbe organizzare la cena, ricordare che il pediatra ha detto di prenotare il richiamo, controllare che il cane abbia mangiato, rispondere alla mail della maestra sull’anno prossimo, e nel tempo libero, se ne resta  anche essere in ferie». Il resto lo lasciamo alla vostra immaginazione.

La rivincita silenziosa dei nonni: la villeggiatura è tornata

Qui arriviamo alla parte più bella. Perché nel mezzo di questa apparente catastrofe sta succedendo silenziosamente una cosa sorprendente. Le famiglie italiane stanno riscoprendo la villeggiatura. Quella vera. Quella dei nonni. Con il gelato alle cinque, la pensione completa, la sedia sdraio numerata, il vecchietto che gioca a briscola con quello dell’ombrellone accanto. Non è nostalgia. È strategia. E i numeri Airbnb dicono che sta funzionando. La piattaforma ha coniato una categoria per queste destinazioni: dupe destinations, cloni della meta famosa meno affollati e cari. In pratica: la Versilia della nonna, la Riviera Romagnola dei nonni, il Salento dei bisnonni. E i numeri sono da vertigine.

Il Country Manager Airbnb Italia, Matteo Sarzana, l’ha commentata così: «le famiglie cercano uno spazio dove la vacanza sia davvero una vacanza, dove i bambini possano muoversi liberamente». Ovvero le famiglie italiane hanno deciso, collettivamente, che l’itinerario di sette giorni con nove tappe, due voli interni e tre trasferimenti in taxi non è divertimento. È una simulazione militare. Lo facevano perché era di moda su Instagram. Ora hanno smesso e stanno tornando a stare fermi in un posto per otto giorni. Come facevano le famiglie di una volta. Come dovremmo aver sempre fatto, se non ci fosse arrivato il turismo esperienziale a convincerci che il valore di una vacanza si misura in numero di post pubblicati.

Oltre sei prenotazioni Airbnb su dieci in Italia sono soggiorni condivisi. Famiglie che affittano case grandi con altre famiglie. Nonni che vanno con figli e nipoti. Amiche 40enni che si organizzano con le rispettive tribù. Non è amore fraterno improvviso: è aritmetica. Otto persone che pagano 300 euro a testa in una masseria da 2.400 spendono meno di quattro persone da sole in un B&B da 1.600. Ma dietro l’aritmetica c’è un effetto collaterale grosso: famiglie che si vedono. Nonni che tornano a essere utili. Amiche che si ritrovano dopo mesi di WhatsApp. L’anti-solitudine urbana travestita da vacanza economica.

Chi non va da nessuna parte (e sono più di quanti pensiate)

Un ultimo dato, prima del sole al tramonto. Perché non tutto il ritratto è così romantico. Secondo Facile.it, nei primi cinque mesi del 2026 sono stati erogati 170 milioni di euro in prestiti per viaggi. Nel 2025 erano oltre 200 milioni. Non è un calo entusiasta: è il calo di chi non può più permettersi di indebitarsi per andare in vacanza. E ci sono oltre 4 milioni di italiani che quest’anno non andranno in vacanza per nulla. Ferie casalinghe forzate, TV, condizionatore, e la sensazione un po’ amara che il mondo si stia divertendo altrove. Questo dato non lo cita nessuno nei tg estivi, che preferiscono raccontare la coda ai caselli come se fosse una festa. La verità è che il diritto alla vacanza, sancito dall’articolo 36 della Costituzione nel 1948 come conquista sociale del dopoguerra, sta tornando a essere quello che era nel 1946: un privilegio. Ma in una società che, a differenza del 1946, ha smartphone che ci ricordano ogni tre minuti quanto si stiano divertendo gli altri.

Cosa fare, prima di prenotare (o non prenotare) la tua prossima vacanza

Uno. Se avete già prenotato: rispondete meno alle mail durante le ferie. Nessuno vi promuoverà per aver risposto alle 22:47 dalla Sicilia. E se vi promuoveranno, promuoveranno una che ha già dimostrato di lavorare da ferie, il che vuol dire che l’anno prossimo lavorerete ancora di più. Matematica.

Due. Se non avete prenotato: le dupe destinations sono un’idea seria. San Vincenzo non è la Versilia ma ha il mare, i ristoranti, le spiagge libere. Bellaria è a otto chilometri da Rimini quando volete andarci. Salve è a mezz’ora da Otranto e si mangia meglio. Non state rinunciando a niente. State solo evitando le 40mila persone che stanno esattamente sulla vostra spiaggia in questo momento.

Tre. Se potete viaggiare all’estero senza figli piccoli: guardate i voli. Milano-Santorini a 173 euro non si vedeva dai tempi di Ryanair del 2007. Roma-Zanzibar sotto costo. È l’estate perfetta per fare quel viaggio rimandato da cinque anni. Nel 2027 potrebbe non esserlo più.

Quattro, la più importante. Se siete tra i 4 milioni che restano a casa: fatelo bene. Cancellate WhatsApp per un fine settimana. Andate al cinema. Leggete tre libri di seguito. Andate al parco la mattina presto quando fa fresco. La vacanza vera, quella dell’articolo 36, non è la meta: è la sospensione temporanea dell’obbligo di essere efficienti. E quella, per fortuna, non ce l’ha ancora tolta il caro-vita. Almeno finché non decidono di alzarci l’IVA sul silenzio.

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