Un tempo bastava dire “mi ha mollata” e la questione era chiusa. Oggi no: oggi se qualcuno sparisce lentamente ha fatto banksying, se ci tiene in panchina ci sta benchando, se ci frequenta solo per la nostra cerchia di amici ci sta thronizzando. La lingua del dating si moltiplica a ogni stagione, sospinta da TikTok e dalle app, e ogni termine nuovo descrive una sfumatura inedita di un comportamento vecchio come il mondo. C’è chi li trova geniali e chi insopportabili, ma una cosa è certa: aiutano a dare un nome a quella sensazione di spaesamento che frequentare qualcuno, nel 2026, porta spesso con sé. Abbiamo messo in fila i più diffusi, con tanto di traduzione.

Il glossario, dalla A alla Z (o quasi)

Situationship: La parola madre di tutte le altre. È quel legame sospeso che non è un’amicizia ma nemmeno una relazione, senza etichette né impegni, dove alla fatidica domanda “ma noi cosa siamo?” la risposta non arriva mai.

Banksying: Il termine dell’anno, ispirato a Banksy e alla sua opera che si autodistrugge. Indica chi si sfila dalla relazione poco a poco, in silenzio, pianificando l’uscita mentre l’altro non si accorge di nulla, così che la rottura finale arriva come una doccia fredda.

Throning: Frequentare qualcuno non per quello che è, ma per quello che rappresenta: il suo status, la sua popolarità, la cerchia di amici giusti. Una relazione usata come sgabello per salire di un gradino.

Shrekking: Accontentarsi di una persona che non ci attrae davvero o che riteniamo “sotto” i nostri standard, nella speranza che ci tratti meglio. Il nome, poco gentile, è quello dell’orco più famoso del cinema.

Breadcrumbing: Lasciare briciole di attenzione, un like qui, un messaggio là, giusto per tenere l’altro agganciato senza alcuna intenzione di fare sul serio.

Benching: Tenere qualcuno in panchina, come una riserva, mentre si continua a guardarsi intorno in cerca di un’opzione migliore.

Breadcrumbing e benching hanno un cugino più cinico, il cushioning: coltivare un paio di contatti di riserva mentre si è già in coppia, per avere un materasso pronto in caso di caduta.

Floodlighting: L’eccesso opposto alla reticenza: riversare sull’altro confidenze intime e dolori profondi fin dal primo appuntamento, per forzare una vicinanza che non c’è ancora. Spesso è ansia da prestazione affettiva travestita da sincerità.

Pocketing: Tenere il partner in tasca, nascosto: niente presentazioni agli amici, niente foto sui social. Che sia per riservatezza o per lasciarsi una porta aperta, il messaggio è lo stesso.

Cloaking: Il livello estremo del dare buca: non solo si salta l’appuntamento, ma si spariscono anche tutti i contatti online, bloccati ovunque.

Kittenfishing: La versione gentile del catfishing: non si finge di essere un’altra persona, ci si limita a gonfiare un po’ la verità, con foto di cinque anni fa e qualche centimetro di troppo dichiarato.

Nanoship: La relazione più breve del mondo: uno sguardo in metro, due battute, una scintilla che dura il tempo di un respiro e non diventa mai niente. Amori in formato tascabile, anzi microscopico.

Perché ci inventiamo tutte queste parole

Verrebbe da liquidare tutto come l’ennesima moda social, ma sotto c’è qualcosa di più interessante. Dare un nome a un comportamento significa riconoscerlo, e riconoscerlo significa sentirsi meno sole quando capita a noi. Se esiste la parola banksying, allora non ce lo siamo immaginato, è successo davvero, ed è successo anche ad altre. In un certo senso questi neologismi sono una piccola forma di autodifesa collettiva, un modo per mettere ordine nel caos sentimentale dell’epoca delle app.

Il rovescio della medaglia è che etichettare tutto rischia di trasformare ogni storia in un caso clinico, con il sospetto sempre pronto e la diagnosi a portata di pollice. Forse la verità è che frequentarsi è sempre stato complicato, e che nessun dizionario, per quanto aggiornato, ci risparmierà mai la parte scomoda: quella in cui ci si espone, si sbaglia e, ogni tanto, ci si fa anche un po’ male. Le parole aiutano a capire. Il coraggio di provarci, quello, non ha ancora un hashtag.

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