Arriva ottobre e, come ogni anno, parte la solita voglia di cambiare testa. Stavolta il desiderio ha il nome di un dessert: chocolate cherry, cioccolato e ciliegia. Dietro l’etichetta golosa c’è un castano profondo percorso da una venatura rossastra, qualcosa a metà tra il fondente e l’amarena candita. Al chiuso sembra un bel bruno scuro, serio e composto; poi basta un raggio di sole e si accende di quel riflesso vinoso che cambia tutto. È la ragione per cui piace così tanto: dà soddisfazione a chi sogna il rosso ma non se la sente di farlo davvero, e ammorbidisce chi dal rosso vorrebbe tornare a qualcosa di più sobrio. Mettiamo ordine e capiamo come si potrebbe ottenere questa nuance e a chi sta bene…

Castano serio, cuore ribelle

Il bello del chocolate cherry sta tutto nella sua doppia vita. È un colore che non si lascia inquadrare al primo sguardo: dentro casa sembra un castano elegante, quasi severo, poi alla luce naturale tira fuori il rosso e si fa tridimensionale, cangiante, vivo. Niente blocco di colore piatto e monocorde, ma una stratificazione di toni che il movimento dei capelli mette in scena a ogni passo. È proprio questa profondità a renderlo irresistibile in foto e, va detto, anche dal vivo, dove un castano qualunque spesso si spegne e questo invece respira.

Dua Lipa in versione Chocolate Cherry.

A chi dona (quasi a tutte, a dirla tutta)

Qui le indecise possono rilassarsi: è una tinta generosa, che sta bene a gran parte degli incarnati. Dà il suo massimo sulle pelli calde e sugli occhi verdi o castani, che il rosso tira fuori come niente, e in generale ravviva il viso restituendogli un po’ di luce proprio quando la stagione ce la toglie. Il trucco è calibrare la temperatura del riflesso: sottotono caldo, si spinge sul ciliegia e sul ribes; sottotono freddo, si smorza verso il bordeaux o il prugna, che accendono senza accecare. La regia, naturalmente, spetta al colorist.

Come ordinarlo senza malintesi

Il nome inganna, quindi parliamoci chiaro con chi ci mette le mani tra i capelli. Da chiedere non è un castano con qualche colpo di rosso qua e là, ma una base bruna impastata di rosso, dove i due colori diventano una cosa sola. Il consiglio più prezioso è il più banale: portate una foto. “Chocolate cherry” nella testa di ognuna è un colore diverso, e un’immagine vale più di mille aggettivi quando si tratta di accordarsi sulla profondità esatta. Chiedete anche un gioco di riflessi e qualche colpo di luce, perché è la dimensione a fare la differenza tra una bella tinta e una tinta spenta. Buona notizia per la fibra: trattandosi di un colore scuro, su chi è già castana o mora di solito si lavora senza decolorare.
Fascino da vendere per @Zendaya

Chocolate cherry o cherry cola?

Corrono appaiate e si confondono di continuo, ma una riga di demarcazione c’è. Il chocolate cherry tiene il castano in primo piano e lascia il rosso a fare da sottofondo: è il più discreto, quello che si porta anche in ufficio senza colpo ferire. La tinta cugina cherry cola, altrettanto richiesta, pigia sull’acceleratore del rosso scuro e vira verso il colore della coca cola, quel misto di bruno e vinaccia che è sempre molto elegante. Chi vuole un cambio soft parte dal primo; chi ha voglia di osare qualche grado in più passa alla seconda.

Il mantenimento, ovvero la parte che nessuna vuole sentire

Diciamocelo subito: il rosso scolorisce. È il pigmento più capriccioso, il primo a salutare a ogni lavaggio, e senza un minimo di metodo il colore appena fatto dura il tempo di un weekend. Le regole, però, non sono una penitenza. Il primo comandamento è lo shampoo senza solfati pensato per i capelli colorati, che trattiene i pigmenti invece di strapparli via, è una buona idea affiancargli anche una maschera dedicata una volta a settimana per tenere la fibra sana e il colore pieno. Occhio anche al sole, che spegne i riflessi persino d’inverno: un prodotto con filtro UV sulle lunghezze è un piccolo investimento che rende parecchio, così come diradare i lavaggi e non infierire con piastra e phon bollente.

Quando il colore comincia a stingere, non serve rifare tutto. Un buon modo per massimizzare l’effetto è una colorazione tono su tono, il cosiddetto gloss, che ravviva il riflesso, maschera la ricrescita e restituisce quella lucentezza da vetro che al chocolate cherry dona in modo speciale. Un gesto periodico in salone, e il castano torna a sembrare appena uscito dalla poltrona. Un colore esigente, certo, ma di quelli che ripagano l’attenzione con gli interessi.

Photocredit Cover Instagram @dovecameron

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