C’è un ingrediente che, se lo cerchi su TikTok questa settimana, ti restituisce milioni di video. Se lo cerchi su Google, trovi una curva di crescita che sembra impossibile ma invece è vera. Se lo cerchi nella tua farmacia di fiducia, probabilmente non lo trovi ancora. Si chiama PDRN, ovvero PoliDesossiRiboNucleotide, ed è il nuovo oggetto del desiderio della skincare globale. Ma la cosa più interessante non è la sua improvvisa popolarità. È da dove viene.
Il PDRN non è nato nei laboratori di Seoul, nemmeno nelle cliniche di lusso della capitale coreana che negli anni 2010 lo hanno trasformato in trattamento estetico cult. È nato in Italia. È un farmaco italiano, sviluppato a Genova, approvato dall’AIFA nel 1994 per trattare ustioni, ulcere croniche e disturbi del tessuto connettivo. Commercializzato con il nome di Placentex dalla società farmaceutica ligure Mastelli. Trent’anni dopo, la Corea del Sud lo ha trasformato in un simbolo della nuova skincare rigenerativa e il mondo intero se ne è innamorato. Noi italiani ci siamo arrivati per ultimi, a casa nostra.
Cos’è esattamente il PDRN: la chimica senza semplificazioni inutili
PDRN è l’acronimo di PoliDesossiRiboNucleotide. Detto in modo più comprensibile: si tratta di frammenti di DNA purificato, estratti tradizionalmente dalle gonadi di salmone atlantico o di trota iridea. Il peso molecolare dei frammenti varia tra 50 e 1.500 kilodalton, e questa variabilità è rilevante: i frammenti più piccoli penetrano più in profondità nella cute, quelli più grandi si depositano in superficie, un po’ come l’acido ialuronico ad alto e a basso peso molecolare, il fine è lo stesso. Il punto chiave della compatibilità con la pelle umana è che il DNA del salmone condivide circa il 95% della struttura nucleotidica con il DNA umano: il nostro organismo lo riconosce come compatibile e non attiva risposte immunitarie. Una precisazione terminologica che circola poco: quando TikTok parla di “sperm DNA” o “sperma di salmone”, tecnicamente sbaglia. Il PDRN si ottiene dalle cellule spermatiche del salmone (perché contengono DNA di altissima qualità), ma il prodotto finale è una molecola purificata che non ha più niente del materiale biologico di partenza. La stessa logica con cui la vitamina C si estrae dagli agrumi ma non è succo di limone, per spiegarlo in maniera semplice. Ma dire ‘sperma di salmone’ ovviamente è più accattivante e facile da ricordare.
La storia italiana che nessuno racconta: da Genova a Seoul
Il PDRN è un farmaco italiano nel senso più preciso del termine. L’azienda farmaceutica Mastelli di Genova è stata una delle prime al mondo a estrarre il PDRN dalle gonadi di trota e a brevettarne gli usi farmaceutici. Il prodotto Placentex, il cui nome derivava originariamente dall’organo umano da cui il PDRN veniva inizialmente estratto, ottenne l’approvazione dell’AIFA nel 1994. Per i successivi vent’anni, rimase sostanzialmente un farmaco ospedaliero, usato dai medici italiani per ferite difficili, ulcere nei pazienti diabetici, problemi del tessuto connettivo. La svolta viene dalla Corea del Sud, dove i dermatologi estetici adottano i polinucleotidi come trattamento iniettabile di rigenerazione cutanea, i cosiddetti “skin booster” o “healer shot”, che vengono somministrati direttamente nel derma. L’effetto visivo è quello di una pelle più densa, idratata, luminosa, con texture migliorata. I risultati arrivano sui social coreani, poi su quelli internazionali, e dal 2023 il termine PDRN esplode nelle ricerche globali con una crescita che secondo alcune analisi supera il 1.400% tra il 2024 e il 2025.
“Un farmaco italiano del 1994, dimenticato in patria, rivoluziona la skincare globale trent’anni dopo. La storia della bellezza è spesso storia di rimpatrii ritardati.”
Come funziona: il meccanismo che distingue il PDRN dagli altri attivi
La differenza tra il PDRN e la maggior parte degli ingredienti skincare è strutturale, non solo di grado. Quasi tutti gli attivi cosmetici lavorano in superficie o al massimo nello strato corneo: idratano, riempiono temporaneamente, schermano. Il PDRN ha un meccanismo d’azione diverso. Il meccanismo principale è l’attivazione dei recettori A2A dell’adenosina presenti nei fibroblasti dermici. Quando il PDRN si lega a questi recettori, innesca una cascata di segnali biologici che stimolano: la proliferazione dei fibroblasti (le cellule che producono collagene ed elastina), la sintesi di collagene di tipo I e III (i più strutturali), la neoangiogenesi (formazione di nuovi capillari che migliorano ossigenazione e nutrimento del derma). In parole più semplici: il PDRN non porta acqua o volume alla pelle. Fa in modo che la pelle produca da sola ciò di cui ha bisogno. Il secondo meccanismo è la cosiddetta “salvage pathway”: il PDRN fornisce alla cellula i nucleotidi, i mattoncini del DNA, che può usare direttamente senza doverli sintetizzare ex novo, accelerando la riparazione e il rinnovamento cellulare.
La differenza tra PDRN iniettabile e PDRN topico: onestà necessaria
Qui il discorso si fa più sfumato, e onestà vuole che lo diciamo chiaramente. La letteratura scientifica più solida sul PDRN riguarda le formulazioni iniettabili, che portano il principio attivo direttamente nel derma. I risultati clinici documentati per quelle formulazioni sono il miglioramento dell’elasticità, la riduzione delle rughe nelle zampe di gallina dopo 8 settimane, l’incremento del collagene. Questi risultati sono stati ottenuti con iniezioni intradermiche, non con le creme. Quindi dal medico estetico e non in profumeria. I prodotti topici, che sono quelli accessibili senza aghi e senza clinica, non replicano gli stessi risultati sulla pelle, ogni tanto va ricordato. Questo non significa che non funzionino: una revisione del 2025 pubblicata su Applied Sciences ha analizzato 175 studi sul PDRN, confermando che anche le formulazioni topiche mostrano effetti documentabili su idratazione (+45% dopo 4 settimane in alcuni trial), funzione della barriera e attività antinfiammatoria. Ma la differenza tra topico e iniettabile rimane: il primo lavora principalmente nei livelli superficiali dell’epidermide, il secondo raggiunge il derma dove risiede la maggior parte dei fibroblasti. Il punto non è che le creme al PDRN siano inutili. È che aspettarsi da una crema i risultati di un trattamento clinico è irragionevole, e vale per qualsiasi ingrediente, non solo per il PDRN. I prodotti topici con il ‘placentex’ sono particolarmente interessanti per la pelle reattiva, sensibile, post-procedure estetiche, e per chi cerca un supporto alla barriera cutanea e all’idratazione con un meccanismo d’azione più biologico di quello dell’acido ialuronico classico.
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PDRN vs acido ialuronico: non è una gara
Il confronto più frequente che circola online è tra PDRN e acido ialuronico. È un confronto mal posto, perché i due ingredienti lavorano su livelli diversi e con logiche diverse. L’acido ialuronico è un umettante: porta acqua e la trattiene nello strato corneo, con effetto immediato visibile. Il PDRN è un agente biologicamente attivo: stimola meccanismi di riparazione cellulare con effetti che si accumulano nel tempo ma non sono immediatamente visibili. Per questo, i prodotti più interessanti combinano i due ingredienti: l’acido ialuronico dà l’idratazione immediata e l’effetto “glass skin” che si vede nello specchio il giorno stesso; il PDRN lavora in background sul collagene e sulla barriera. È una logica simile a quella dei peptidi + ceramidi di cui si parla da anni, applicata a un livello biologico più profondo.
Le alternative vegetali: PDRN senza salmone
Per chi non desidera usare ingredienti di derivazione animale il mercato ha sviluppato alternative vegetali che tentano di replicare il meccanismo d’azione del PDRN classico. Le più documentate sono il PDRN da radice di ginseng coreano (che sembra attivare gli stessi recettori grazie alla presenza di ginsenosidi e polisaccaridi specifici), da avena, da tè verde fermentato e da riso. La situazione dell’evidenza clinica è però asimmetrica: il PDRN da salmone ha oltre trent’anni di studi alle spalle, mentre le alternative botaniche sono molto più recenti e con meno dati a lungo termine. Questo non le rende inefficaci, ma significa che il livello di certezza scientifica è inferiore. Per una pelle sana che vuole sperimentare i benefici rigenerativi, le versioni vegetali sono una scelta valida. Per una pelle compromessa che ha bisogno di un supporto documentato, il PDRN da salmone rimane l’opzione con più letteratura.
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Come inserire il PDRN nella routine: routine pratica quotidiana
Il PDRN si trova principalmente in tre formati: sieri acquosi, creme e patch da occhi o viso. Ognuno ha logiche di posizionamento diverse nella routine.
Sieri con PDRN
Step nella routine: dopo il detergente e prima della crema idratante.
Applicazione: 3–5 gocce sul viso umido (non bagnato), in leggero massaggio circolare.
Frequenza: mattina e sera. Il PDRN non ha fotosensibilizzazione, è adatto anche al mattino.
Compatibilità: alta. Si abbina bene con acido ialuronico, ceramidi, niacinamide, peptidi. Nessuna incompatibilità nota con il retinolo, in molti casi ne attenua l’irritazione.
Da evitare nello stesso step: acidi AHA/BHA a concentrazioni alte (non per incompatibilità chimica, ma perché un ambiente acido potrebbe ridurne la stabilità).
Creme con PDRN
Step nella routine: come ultimo step idratante, prima del solare (mattina) o come step finale (sera).
Particolarmente indicate per: pelli secche, reattive, post-procedura estetica (laser, peeling, microneedling).
Nota: le creme con PDRN funzionano meglio su pelle già preparata con un siero umettante. L’acido ialuronico sotto la crema al PDRN ottimizza l’assorbimento.
Patch e maschere con PDRN
Uso: trattamento intensivo 2–3 volte a settimana, non quotidiano.
Tempo di applicazione: 20–30 minuti per maschere in tessuto, 15–20 minuti per patch occhi.
Effetto immediato: prevalentemente idratazione e riduzione del gonfiore (utile per la zona perioculare).
Effetto cumulativo: la barriera e il collagene si vedono dopo 4–8 settimane di uso regolare.
Per che tipologia di pelle è più indicato (e per chi lo è meno)
Il PDRN topico non è un ingrediente per tutte le pelli con la stessa urgenza. Vale la pena sapere per chi funziona meglio. Lo trovano più utile: le pelli reattive e sensibili (grazie all’azione antinfiammatoria), dopo aver effettuato una procedura estetica come il laser, microneedling, peeling, le pelli con cicatrici da acne, le pelli mature con barriera compromessa (stimolazione della produzione endogena di ceramidi). Lo trovano meno utile nell’immediato: le pelli giovani senza problemi specifici (che non hanno ancora la riduzione di collagene su cui il PDRN agisce con più evidenza), e chi cerca risultati istantanei e visibili il giorno stesso. Il PDRN è un attivo a lungo termine, non un prodotto filtro Instagram. Ci vuole il suo tempo per ‘funzionare’. Attenzione a chi ha allergie accertate al pesce dovrebbe optare per le versioni vegetali o consultare un medico prima di usare prodotti con PDRN . Il processo di purificazione elimina le proteine allergizzanti, ma la cautela in caso di allergie alimentari gravi rimane indicata.
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PDNR: La domanda giusta da farsi
In un panorama saturo di ingredienti “must-have” che durano una stagione, il PDRN ha qualcosa di diverso: una storia clinica trentennale, un meccanismo d’azione documentato e una traiettoria che non nasce dal marketing ma dalla medicina rigenerativa. Questo non significa che ogni prodotto che lo contiene valga il suo prezzo, o che le aspettative debbano essere quelle di un trattamento clinico. La domanda giusta non è “devo comprare la crema al PDRN?”. È: “la mia pelle ha bisogno di supporto alla rigenerazione cellulare, all’idratazione strutturale o alla barriera cutanea?” Se la risposta è sì, il PDRN è uno degli ingredienti più interessanti del momento. Se la risposta è no, o se la pelle è fondamentalmente sana, probabilmente ci sono attivi con risultati più immediati e meno in hype. Saperlo già è metà della skincare fatta bene.