I trench di Burberry furono esposti per la prima volta al Victoria & Albert Museum di Londra nel 1946, in una mostra che celebrava il design e l’industria manifatturiera britannica. Il 21 settembre, ottant’anni dopo, i trench sono tornati, protagonisti assoluti di Crafting an icon. una mostre gratuita a loro dedicata.
Visitabile fino al 3 gennaio, la mostra occupa la Prince Consort Gallery, un ambiente che ricorda un corridoio. Il percorso espositivo inizia con l’invenzione, piuttosto utilitaristica, del gabardine di cotone da parte di Thomas Burberry negli anni Settanta dell’Ottocento. Il tessuto è il risultato dell’impermeabilizzazione dei singoli fili di cotone prima della loro tessitura in una fitta trama diagonale. Questo prodotto ha rivoluzionato l’abbigliamento esterno, rendendo possibili cappotti leggeri, traspiranti e al contempo impermeabili.
La mostra ripercorre il percorso del capo, da innovazione tecnica a icona culturale: la sua adozione da parte dei soldati durante la Prima Guerra Mondiale (che gli valse il nome di “trench coat”), il perfezionamento della sua lavorazione, l’introduzione dell’inconfondibile motivo a quadri di Burberry e le sue apparizioni nella pubblicità e nella fotografia di moda. La storia viene raccontata attraverso oggetti provenienti dagli archivi di Burberry e del V&A. Il pezzo più tenero è forse un orsacchiotto “Thomas” in tessuto House Check, con indosso un trench dorato.
Sono esposte quasi due dozzine di varianti del trench provenienti dalle collezioni sfilate di Burberry. Lo scintillio e il glamour tipicamente britannico che hanno caratterizzato i quasi vent’anni di direzione creativa di Christopher Bailey sono esemplificati dalle versioni fucsia metallizzato e in coccodrillo dorato in rilievo. L’interpretazione da sera del trench coat firmata da Riccardo Tisci occupa il posto d’onore in fondo al corridoio. Anche l’interpretazione audace e grafica dell’attuale direttore creativo Daniel Lee è ben rappresentata. Una versione viola intenso con orli sfrangiati, proveniente dalla sua collezione inverno 2025, spicca in particolare.
La mostra rappresenta un affascinante caso di studio su come l’abbigliamento possa evolversi da mero oggetto di necessità utilitaristica a uniforme culturale, fino a diventare un desiderabile simbolo di creatività e moda. Si tratta di un tema che il V&A potrà continuare ad approfondire grazie a una partnership pluriennale con Burberry. Nell’autunno del 2028, le gallerie dedicate alla moda del museo riapriranno come The Burberry Gallery, promettendo “un’esperienza di apprendimento di livello mondiale e un maggiore accesso all’educazione alla moda per tutti”.
Silvia GALLI