La moda può custodire una storia, restituire il carattere di una donna e trasformare un’idea di bellezza in un abito da indossare. È questa la prospettiva da cui Roberto Capucci ha costruito un linguaggio creativo inconfondibile, capace di superare i confini dell’abito per avvicinarsi all’arte. Dal 6 novembre 2026 al 28 febbraio 2027, la mostra Roberto Capucci. Vestire LE muse, ospitata al Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino, rende omaggio alle figure femminili che hanno alimentato la sua immaginazione, dal cinema alla musica, dal teatro alla cultura.
Roberto Capucci. Vestire LE muse
Il percorso espositivo riunisce cinquanta abiti e conduce attraverso creazioni legate a donne dalla personalità straordinaria. Si passa dall’abito da sposa, che per Capucci rappresenta la massima espressione della regalità, al celebre vestito in velluto indossato da Rita Levi Montalcini per ricevere il Nobel per la Medicina nel 1986. Accanto a lei compaiono attrici come Silvana Pampanini, Catherine Spaak e Lucia Bosè, protagoniste della stagione degli atelier romani degli Anni ’50 e ’60, insieme a Valentina Cortese, una delle muse predilette dello stilista, che indossò un abito da sera in taffetà e velluto viola. La dimensione teatrale emerge nelle creazioni per le grandi interpreti liriche: il costume in taffetà nero e paillettes per La vedova allegra, indossato da Raina Kabaivanska a Trieste nel 1991, e l’abito da concerto in georgette rosso con doppio volant in taffetà rosso e ciclamino, realizzato per Katia Ricciarelli e indossato a Parigi nel 1986.
Mostra nella mostra
A completare il percorso, venti creazioni uniche degli Anni ’80 e ’90, realizzate per famiglie aristocratiche e dell’alta imprenditoria, dialogano con gli arredi delle sale permanenti del museo. Una sezione speciale è dedicata alla duchessa Maria Luisa Gaetani d’Aragona, che ha messo a disposizione una quindicina di abiti del proprio guardaroba personale. Appassionata fotografa e viaggiatrice, ha raccontato l’India nel volume India. Immagini per Samdhya (2008) e promosso nel 2013 il progetto Save Syria, dedicato al patrimonio storico e artistico siriano minacciato dal conflitto, sostenendo anche le attività di Amnesty International. Gli abiti diventano così il filo conduttore di una storia che intreccia eleganza, passioni personali e impegno civile.
Roberto Capucci. Vestire LE muse: bozzetti e illustrazioni
A svelare il processo creativo di Roberto Capucci contribuisce una selezione di bozzetti e illustrazioni che attraversa oltre cinquant’anni di ricerca, dagli esordi del 1951 alle sperimentazioni degli Anni ’70, con colori fluorescenti e materiali insoliti come la plastica, fino all’impiego di elementi naturali e materiali poveri negli Anni ’70, tra cui corda, bambù e sassi. Negli Anni ’80 e ’90, invece, la ricerca si concentra sulla natura, sulle linee e sul plissé, per proseguire negli anni Duemila con nuove elaborazioni estetiche. Di particolare interesse sono i bozzetti della prima collezione Capucci, autunno-inverno 1951, esposti per la prima volta a Torino.
Osservare la moda come una forma d’arte
In mostra anche i disegni dei costumi per il balletto Le creature di Prometeo, presentato al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 2020, testimonianza dell’incontro tra l’estro dello stilista e il linguaggio della danza. Curata da Silvia Mira, storica dell’arte e del costume, la mostra invita a osservare la moda come una forma d’arte in cui volumi, materiali e intuizioni estetiche si intrecciano con le storie delle donne che li hanno resi vivi.
Scheda della mostra
Roberto Capucci. Vestire LE muse
Dove: Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, via Po 55, Torino
Quando: dal 6 novembre 2026 al 28 febbraio 2027
Orari: martedì, mercoledì e venerdì 10-18; giovedì 10-20; sabato, domenica e festivi 10-19. Lunedì chiuso.
Informazioni: fondazioneaccorsi-ometto.it
