Ci sono giornate in cui anche i pensieri sembrano muoversi più lentamente, mentre le parole arrivano con qualche secondo di ritardo e la concentrazione si fa improvvisamente sfuggente. Non è necessariamente stanchezza e non ha sempre a che fare con una notte in cui si è dormito male: a volte è quella sensazione indefinibile di avere la mente piena e, allo stesso tempo, stranamente vuota. Si chiama brain fog, un’espressione ormai entrata nel linguaggio quotidiano per descrivere quella sorta di nebbia mentale che rende più difficile concentrarsi, ricordare, trovare le parole o seguire il filo di un pensiero.
Brain fog, cos’è
Non è una diagnosi medica, ma un insieme di sintomi cognitivi che possono comparire in periodi diversi della vita e avere origini differenti. Capita di aprire un libro e accorgersi, dopo qualche riga, di non aver davvero letto, di entrare in una stanza senza ricordare cosa si stesse cercando o, ancora, di avere una parola sulla punta della lingua e non riuscire a recuperarla. Piccoli episodi che, quando diventano frequenti, possono dare la sensazione che qualcosa nel modo abituale di pensare sia cambiato.
Perché succede
Il fenomeno è stato raccontato e studiato soprattutto negli ultimi anni, anche in relazione al Long Covid, ma la brain fog può accompagnare condizioni molto diverse. Stress prolungato, mancanza di sonno, stanchezza e alcuni cambiamenti ormonali possono contribuire a quella sensazione di rallentamento mentale. Anche per questo è difficile ricondurla a una causa unica: più che un disturbo autonomo, è spesso il segnale di un equilibrio che, per qualche ragione, si è modificato.
Brain fog, pensieri a rallentatore
Forse è proprio la parola “nebbia” (traduzione dell’inglese fog) a spiegare meglio questa condizione. Non significa non riuscire più a pensare, ma percepire una distanza tra ciò che si sa e la possibilità di raggiungerlo immediatamente. La memoria c’è, le idee ci sono, ma sembrano nascoste dietro un velo sottile. E in una quotidianità costruita sulla rapidità, sulle notifiche, sul multitasking, sull’essere immediatamente performanti e sulla continua richiesta di attenzione, quella lentezza può diventare ancora più evidente.
Come ritrovare la concentrazione
Quando la mente sembra procedere a singhiozzi, la prima cosa da osservare è il ritmo delle proprie giornate. Dormire a sufficienza, mantenere una buona idratazione, seguire un’alimentazione equilibrata, fare movimento e concedersi vere pause durante le attività più impegnative possono aiutare a sostenere concentrazione ed energia mentale. Anche ridurre il sovraccarico e dividere i compiti in passaggi più piccoli può rendere più semplice mantenere l’attenzione.
Brain fog: quando può essere utile parlarne con un medico
Riconoscere il fenomeno non significa però trasformare ogni dimenticanza in un problema. La mente non funziona come una macchina sempre uguale a se stessa e attraversa inevitabilmente momenti di maggiore o minore lucidità. Quando, invece, la difficoltà diventa persistente o interferisce con la vita quotidiana, può essere utile parlarne con un medico per capire se esiste una causa precisa.
P.P.
(Fonte my.clevelandclinic.org)
(Foto di Vitaly Gariev su Unsplash)