Per Giovanni Boccaccio non fu soltanto una figura letteraria, ma un volto, un’emozione, una presenza capace di attraversare i secoli. Diversa dalla Beatrice dantesca, eterea e salvifica, Fiammetta, da molti critici letterari identificata in Maria d’Aquino, figlia illegittima di Roberto d’Angiò, è donna viva e radicata nel suo tempo: terrena, passionale, concreta. Nel suo nome si accende l’immagine di una piccola fiamma che resiste e arde, che trasforma e lascia tracce, simbolo di un femminile forte e complesso. È a questa suggestione che si lega Fiammetta, la mostra personale di Valentina Palazzari ospitata dal 27 settembre 2025 al 26 gennaio 2026 nel Palazzo Pretorio di Certaldo Alto, a cura di Davide Sarchioni e organizzata da Exponent.
Fiammetta: omaggio di Valentina Palazzari alla musa di Boccaccio
L’omaggio, in occasione del 650esimo anniversario della morte dell’autore del Decameron, alla musa boccacciana diventa qui occasione per un dialogo tra letteratura e arte contemporanea. Il percorso prende forma negli spazi del Palazzo Pretorio attraverso opere site specific che nascono dalle ricerche più recenti dell’artista. Un itinerario che intreccia corpo e architettura, passato e presente, materia e visione, ridefinendo progressivamente gli ambienti come luoghi del pensiero e aprendo nuove possibilità di sguardo.
Materiali industriali e spazio architettonico
Nota per le sue imponenti installazioni monumentali e prima artista ad aver interagito con il vestibolo inferiore della Reggia di Caserta, Valentina Palazzari prosegue qui il suo dialogo con il patrimonio storico-artistico italiano. Il progetto si sviluppa nelle cinque sale del piano nobile del palazzo, trasformando l’incontro tra materiali industriali e spazio architettonico in esperienza estetica e poetica. Reti elettrosaldate, scatolati in ferro, cavi elettrici, plastiche e tondini metallici si combinano in grandi opere che non solo ne evidenziano le proprietà fisiche e formali, ma le trasfigurano in forme nuove, intrise di poesia.
Fiammetta, tra corpo e architettura
Accanto a essi, tessuti di cotone, teli di plastica e rotoli di carta, segnati dal tempo e dalla ruggine, mostrano bruciature e lacerazioni come tracce liriche e drammatiche di un cambiamento in atto. Ne scaturisce un racconto che riflette la fragile potenza della materia e il suo continuo trasformarsi, offrendo al pubblico uno sguardo critico e analitico sul presente.
Le considerazioni dell’artista
L’artista commenta così l’esposizione: “Nell’attraversare le sale della mostra desidererei che il pubblico accogliesse ciò che vede come un pensiero che prende forma, piuttosto di scomporlo in simboli o significati. Desidero sottrarmi a quello che mi viene facile, ascoltare lo spazio esterno a me partendo da dove poggio i piedi per estendermi fino all’infinito che riesco ad immaginare. In fondo basta aggiungere + 1 ad ogni pensiero. Desidero insomma spingere più lontano la mia relazione con lo spazio”.