Le vacanze di Natale sono appena finite e già cerchiamo una nuova scusa per potere partire di nuovo, prima che la tristezza del blue monday ci attanagli, prima ancora che i giorni della merla arrivino a farci intirizzire per il freddo. Se non avete ancora trovato una scusa per fare le valigie, ve la forniamo noi. Che ne pensate di Vienna? Fino al 3 maggio 2026, infatti, il MAK (Museum of Applied Arts) ospiterà la mostra Helmut Lang. Séance de Travail 1986–2005, un progetto espositivo che indaga quasi vent’anni di lavoro di uno dei protagonisti più lucidi e radicali della moda contemporanea.
Helmut Lang. Séance de Travail
Più che raccontare una carriera, Helmut Lang. Séance de Travail, curata da Marlies Wirth, ricostruisce un metodo. Tra il 1986 e il 2005 Helmut Lang ha utilizzato, infatti, la moda come un campo di sperimentazione totale, un luogo in cui far convergere architettura, arte, comunicazione e tecnologia. Sono gli stessi anni in cui il designer, già proiettato oltre i confini del sistema, comincia a sviluppare quel pensiero artistico che lo porterà, nel 2005, a lasciare definitivamente l’industria della moda per dedicarsi all’arte visiva.
Una visione anticipatrice
Lang ha lavorato sempre controcorrente, smontando i rituali consolidati del fashion system. Lo ha fatto con una visione sorprendentemente anticipatrice: nel 1998 è stato il primo a trasmettere una sfilata in streaming, mentre New York veniva tappezzata da oltre mille taxi brandizzati per lanciare il sito del marchio, trasformando la città stessa in un mezzo di comunicazione. Le sue presentazioni, significativamente chiamate Séance de Travail, non erano spettacoli patinati ma momenti di processo aperto, così come i flagship store di New York e Parigi diventavano spazi concettuali più vicini a installazioni che a semplici negozi.
Helmut Lang. Séance de Travail, una retrospettiva non convenzionale
Helmut Lang. Séance de Travail evita consapevolmente la formula della retrospettiva tradizionale. Non ci sono manichini allineati né una cronologia rassicurante. Al loro posto, una narrazione immersiva e multimediale che attinge ai materiali originali dell’Helmut Lang Archive (l’unico archivio pubblico dedicato allo stilista) e all’archivio personale dell’artista. Un patrimonio vastissimo, fatto di immagini, video, prototipi, documenti, frammenti di allestimenti e idee mai del tutto concluse.
Un laboratorio ancora attivo
La mostra restituisce l’idea di un laboratorio ancora attivo, dove il pensiero creativo non viene ripulito o semplificato. Le installazioni site-specific rievocano elementi degli storici spazi retail di Lang, trasformandoli in strutture scultoree che accolgono abiti, suoni, profumi, fotografie e riprese di backstage. Tutto convive sullo stesso piano, senza gerarchie: uno schizzo preparatorio dialoga con una campagna pubblicitaria, un oggetto urbano con un capo sartoriale. È la traduzione spaziale di una convinzione chiave di Lang: ogni elemento contribuisce allo stesso modo alla costruzione dell’identità.
Helmut Lang. Séance de Travail: l’importanza delle collaborazioni
Ampio spazio è dedicato anche alle collaborazioni, che Lang ha sempre inteso come scambi autentici e non come operazioni di immagine. Artisti come Jenny Holzer, Louise Bourgeois, Robert Mapplethorpe o Jürgen Teller hanno partecipato alla definizione di un immaginario nuovo, capace di dissolvere i confini tra discipline. Testi luminosi, immagini crude, installazioni olfattive e materiali visivi convivono in un percorso che rende evidente quanto quella che oggi chiamiamo interdisciplinarità fosse, per Lang, una scelta naturale e necessaria.
Il profumo come estensione del corpo
Particolarmente potente è il ruolo attribuito al profumo, inteso come estensione invisibile del corpo e dello spazio. Le fragranze diventano presenze concettuali, capaci di attivare la memoria e di completare l’esperienza sensoriale dell’esposizione. Non accessori, ma veri e propri dispositivi emotivi. Guardando insieme lookbook analogici, polaroid consumate dal tempo, video a bassa definizione e oggetti ibridi, emerge una coerenza rara. Helmut Lang ha mantenuto, in ogni fase del suo lavoro, un’integrità che ha reso il suo linguaggio riconoscibile e duraturo, influenzando generazioni di designer, artisti e creativi ben oltre la moda.
Helmut Lang. Séance de Travail offre nuove letture
Il MAK non si limita a conservare questa eredità: la rimette in circolo. L’archivio viene presentato come un organismo vivo, pensato per produrre nuove letture e nuove possibilità. È forse questo l’aspetto più attuale della mostra: non la celebrazione di un passato iconico, ma l’invito a usare quel pensiero, rigoroso, libero, vulnerabile, come strumento per interpretare il presente.
Credit ph. @mak_vienna