Alcune vite sembrano seguire una traiettoria precisa e lineare, altre cambiano direzione ogni volta che incontrano qualcosa di nuovo. Quella di Lee Miller appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Fotografa, modella, musa, giornalista e reporter, ha attraversato mondi e professioni diversi mantenendo sempre la stessa inesauribile curiosità. È proprio questa capacità di trasformarsi e di guardare la realtà da prospettive sempre nuove a essere al centro di Lee Miller. Opere 1930-1955, la mostra curata da Walter Guadagnini che dal 10 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 porta al Museo Civico San Domenico di Forlì oltre 160 immagini provenienti dai Lee Miller Archives, molte delle quali quasi inedite, che segueno il filo di una vita sospesa tra Stati Uniti, Europa e Africa.
Lee Miller
Nata nel 1907 a Poughkeepsie, nello stato di New York, Lee Miller arriva a Parigi alla fine degli anni ’20 con un obiettivo preciso: diventare fotografa. È qui che convince Man Ray ad accoglierla nel suo studio, trasformando il rapporto tra assistente e maestro in una collaborazione destinata a lasciare il segno. Lei stessa avrebbe raccontato quell’incontro così: “Buongiorno, mi chiamo Lee Miller e sono la sua nuova assistente”, e alla risposta di Man Ray, che le ricordava di non avere alcuna assistente, replicò: “Beh, da adesso ne ha una”.
Gli anni tra il 1929 e il 1932
Tra il 1929 e il 1932 entra nel cuore del movimento surrealista, diventando amica e musa di Pablo Picasso, Max Ernst e Paul Éluard e stringendo rapporti con artiste come Eileen Agar, Leonora Carrington e Dorothea Tanning. In questi anni realizza immagini fondamentali per la fotografia surrealista e lavora con Man Ray sulla solarizzazione, oltre a comparire nel film di culto Le sang d’un poète di Jean Cocteau. Ma proprio quando la sua carriera sembra ormai indirizzata verso arte, moda e cinema, sceglie ancora una volta di cambiare strada: torna negli Stati Uniti, apre uno studio e ritrae personalità del cinema e dell’alta società, consolidando anche la collaborazione con Vogue.
Lee Miller: 1934
Nel 1934 un nuovo incontro cambia nuovamente la sua vita. Miller sposa l’uomo d’affari egiziano Aziz Eloui Bey e si trasferisce in Egitto, dove realizza paesaggi enigmatici e partecipa a una piccola scena surrealista locale. Tra le fotografie di questo periodo c’è Portrait of space, una delle sue immagini più celebri, che sembra aver ispirato anche René Magritte.
Il rientro in Europa e la Seconda Guerra Mondiale
Nel 1937 torna in Europa, ritrova gli amici surrealisti e conosce Roland Penrose, artista e collezionista che diventerà il suo secondo marito. Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale si trasferisce con lui in Inghilterra e torna a lavorare per Vogue. Tra il 1940 e il 1943 fotografa una Londra devastata dai bombardamenti, con immagini sorprendenti come Fire masks, prima di diventare reporter al seguito delle armate alleate. Arrivano così gli scatti dell’assedio di Saint-Malo, dei campi di concentramento e della Germania nazista sconfitta: ufficiali suicidi, città distrutte, le fiamme nella dimora estiva di Hitler. Fotografie durissime, pubblicate su Vogue insieme ai testi scritti dalla stessa Miller, che si rivela anche una straordinaria giornalista.
Lee Miller: uno sguardo ironico e uncontentional
La sua storia non finisce con la guerra. Dopo il conflitto si ritira con Penrose nella campagna del Sussex, dove accoglie artisti e intellettuali come Saul Steinberg, Max Ernst, Alfred H. Barr Jr., Renato Guttuso e un giovanissimo Richard Hamilton. Anche quando abbandona progressivamente la fotografia professionale, il suo sguardo rimane ironico e anticonvenzionale. Il percorso espositivo arriva fino all’Italia, con i servizi realizzati alla Biennale di Venezia, dove ritrae anche Peggy Guggenheim e Giorgio Morandi, e agli ultimi servizi di moda in Sicilia. A completare la mostra, oltre alle 160 fotografie, ci sono riproduzioni di pagine delle riviste che pubblicarono i suoi servizi fotografici e giornalistici, il catalogo edito da Dario Cimorelli Editore e un programma di iniziative dedicate all’educazione all’immagine, alla condivisione e alla partecipazione.