Oggi parliamo di 9 luoghi iconici che sono cambiati, radicalmente o meno nel corso degli anni, a causa di guerre, cambiamenti climatici e fattori vari.

A Parigi, la Torre Eiffel nel 1900 si erge durante l’Esposizione Universale, circondata da padiglioni temporanei e strutture costruite per l’evento, mentre oggi emerge isolata all’interno di una Parigi densamente edificata e orientata al turismo globale.Attorno, la meravigliosa place du Trocadero.

Sembra passato un secolo, invece sono passati solo 20 anni, Dubai nel 2005  è definita da cantieri, strade in espansione e skyline ancora in formazione, mentre oggi si presenta come un corridoio di grattacieli, infrastrutture avanzate e isole artificiali frutto di investimenti accelerati.

Rio de Janeiro nel 1930 mostra linee urbane più rade e sulle alture si intravede la costruzione del futuro Cristo Redentore, mentre oggi il monumento domina una città più densa, con espansione edilizia sulle colline e pressioni sociali visibili nel tessuto urbano.

Atene nel 1867 appare come un centro compatto circondato da terreni aperti e insediamenti sparsi, mentre oggi l’area metropolitana mostra una continuità edilizia estesa, frutto di urbanizzazione progressiva e riorganizzazioni infrastrutturali.

Come è cambiato il Foro Romano? Nemmeno a dirlo, sono passati 2000 anni.  Il Foro Romano nel 100 d.C. funziona come centro amministrativo e commerciale della città, mentre oggi è un sito archeologico strutturato in percorsi, dove resti e pannelli rendono leggibile l’organizzazione istituzionale antica.

Una città che la guerra ha distrutto: Tokyo nel 1945 è quasi annientata dai bombardamenti, presenta assi urbani interrotti e quartieri cancellati, mentre oggi emerge come megacittà ricostruita con criteri antisismici, tecnologie avanzate e una rete di trasporto estremamente efficiente.
Analogamente alla capitale del Giappone Dresda, nel 1945 è un paesaggio urbano distrutto dai bombardamenti, mentre oggi un mix di ricostruzioni storiche e interventi moderni trasforma la città in testimonianza architettonica della devastazione bellica.

Il Glacier Mont Miné nel 1935 riempie il fondovalle con un fronte compatto, mentre oggi il ghiaccio arretrato espone morene, sedimenti e nuovi bacini, segnali diretti dell’aumento delle temperature alpine.

Silvia GALLI