Disconnettersi davvero è possibile o è diventato un lusso sempre più prezioso? È da questa domanda che prende forma l’ultima indagine di Freedome, piattaforma italiana specializzata in esperienze outdoor, che ha analizzato il modo in cui gli italiani vivono il proprio tempo libero. Uno spazio che dovrebbe rappresentare libertà e leggerezza, ma che spesso si trasforma in un terreno di contraddizioni, dove anche il riposo rischia di essere giudicato in termini di produttività.

Disconnettersi: il paradosso del tempo libero

Per il 66,8% degli intervistati il tempo libero è prima di tutto un momento per rilassarsi e recuperare energie. Eppure il 47% confessa di sentirsi in colpa quando non lo impiega in modo utile. È il paradosso contemporaneo: il tempo nato per essere libero finisce per essere regolato dalle stesse logiche di efficienza che governano il lavoro. Anche quando si prova a disconnettersi, resta la sensazione di dover fare qualcosa, di non poter semplicemente fermarsi. Allo stesso tempo, emerge un forte desiderio di cambiamento. Il 98,3% degli intervistati dichiara di voler trascorrere più tempo all’aria aperta, alla ricerca di esperienze autentiche e rigeneranti. Non solo evasione, ma un modo diverso di abitare il tempo: meno orientato alla performance, più alla presenza, alla lentezza e alla connessione con la natura.

Sempre connessi, sempre reperibili

La difficoltà a disconnettersi è strettamente legata alla dimensione digitale. Notifiche, email, chat di lavoro che arrivano anche nei weekend rendono sempre più labile il confine tra sfera professionale e privata. Secondo la survey, il 30,1% degli italiani trova abbastanza difficile staccare da notifiche e messaggi, mentre l’11,5% lo considera molto difficile. Solo uno su cinque riesce a farlo senza problemi. Il digitale, tuttavia, ha anche un ruolo positivo: il 62% degli intervistati utilizza i social media per scegliere come trascorrere il tempo libero, seguiti dal passaparola (56,7%) e dai motori di ricerca (53,9%). È uno strumento ambivalente: da un lato rende più complesso disconnettersi, dall’altro ispira e apre nuove possibilità.

Disconnettersi: giovani e ansia da tempo vuoto

La pressione non è solo tecnologica, ma culturale. In un contesto che misura il valore del tempo in base alla sua produttività, l’assenza di impegni può generare disagio, soprattutto tra i più giovani. Il 38% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni e il 35% tra i 25 e i 34 anni dichiara di provare ansia quando non ha attività programmate. La percentuale scende al 20% nella fascia 45-55 anni e al 18% tra gli over 55. Anche il senso di colpa segue lo stesso andamento: il 46% dei 18-24enni si sente in colpa per non aver fatto nulla di utile nel proprio tempo libero, contro il 20% degli over 55. Dati che raccontano una generazione cresciuta in un ambiente iperconnesso, dove disconnettersi non è solo una questione tecnica, ma un vero esercizio emotivo.

Outdoor e natura: la risposta alla fatica di rallentare

Nonostante le difficoltà, il tempo libero resta uno spazio centrale nella vita degli italiani. Oltre al relax (66,8%), molti lo associano alla ricerca di nuove emozioni (59,5%). E questo bisogno trova la sua espressione più naturale nelle esperienze all’aria aperta. Il 53,8% degli intervistati ha partecipato a una o due esperienze outdoor nell’ultimo anno; il 23,7% ne ha svolte tra tre e cinque. Solo il 15,8% non ne ha fatta alcuna. Le prospettive per il futuro sono in crescita: il 57,9% prevede di acquistare una o due esperienze all’aria aperta nel 2026, mentre il 30,1% intende farne tra tre e cinque. Il trend trova conferma anche nei dati dell’Osservatorio Travel Innovation della Politecnico di Milano, presentati al TTG Travel Experience: il 78% dei viaggiatori italiani dichiara di aver svolto almeno un’attività outdoor durante l’ultimo viaggio, e quasi il 50% considera fondamentale la possibilità di fare attività all’aria aperta e a contatto con la natura nella scelta della destinazione.

Disconnettersi per dedicarsi alle relazioni

Il tempo libero non è solo questione di attività, ma anche di relazioni. Il 61,8% degli intervistati lo trascorre principalmente con gli amici, il 55,8% con il partner e il 54,5% con la famiglia. Una quota significativa (28,2%) sceglie invece di vivere spesso momenti di tempo libero in solitudine. Tra connessione costante e desiderio di disconnettersi, tra senso di colpa e bisogno di autenticità, emerge una trasformazione culturale profonda. Gli italiani sembrano cercare un tempo che sia davvero proprio: meno misurato in termini di produttività, più vissuto come spazio di equilibrio, natura e relazioni.

Foto di Anastasiia Tarasova su Unsplash