Tra ironia, provocazione e una libertà creativa che non ha mai seguito le regole del gioco, l’autunno porta in Valle d’Aosta uno degli appuntamenti più interessanti dedicati alla storia della moda italiana. Ceci n’est pas une exposition è la mostra che dal 31 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027 porta nelle sale delle Cantine del Forte di Bard l’universo di Franco Moschino, attraverso fotografie, abiti e materiali d’archivio. Il titolo, che richiama inevitabilmente l’universo di René Magritte, è già una dichiarazione d’intenti: quella di Moschino non è una storia da raccontare soltanto attraverso i vestiti, ma un percorso in cui moda, immagine, comunicazione e critica delle convenzioni si incontrano.
Ceci n’est pas une exposition
La mostra, curata da Pier Paolo Pitacco, in collaborazione con Catia Zucchetti e con il contributo critico di Giuseppe Mastromatteo, riunisce oltre 200 fotografie, capi iconici e materiali d’archivio per ripercorrere la carriera di uno stilista che ha trasformato l’abito in uno strumento di espressione. Il percorso espositivo si apre con una galleria fotografica lunga circa quaranta metri e prosegue attraverso sei sale tematiche, nelle quali fotografie, campagne pubblicitarie, vetrine della maison e abiti vintage originali entrano in dialogo.
Gioco ed eleganza
Gli scatti di Stefano Babic, Sergio Caminata e Stefano Pandini restituiscono l’immaginario di Moschino dagli Anni ’80 in avanti, mentre le installazioni luminose al neon contribuiscono a costruire un’atmosfera immersiva. Tra le creazioni che raccontano meglio il suo modo di sovvertire i codici della moda ci sono il tailleur ispirato a Chanel con le girandole al posto dei bottoni, il tubino nero con il prezzo ricamato e le gonne realizzate con le cravatte. Sono abiti che mostrano come, per Moschino, l’idea di eleganza potesse convivere con il gioco, l’ironia e la critica al sistema della moda.
Ceci n’est pas une exposition: contributi video con interviste
Accanto agli abiti e alle fotografie, il percorso comprende anche contributi video con interviste a persone che hanno conosciuto e lavorato con Moschino, tra amici, colleghi e artisti. I racconti permettono di attraversare anche gli aspetti meno conosciuti della sua figura: dalle origini ad Abbiategrasso, paese in provincia di Milano, alla nascita della maison, dalle performance alle campagne pubblicitarie, fino all’attenzione verso temi sociali, ambientali e culturali.
La sua ricerca, infatti, non si è fermata all’estetica. Moschino ha utilizzato la moda come un linguaggio capace di mettere in discussione il consumismo, le convenzioni del lusso e i meccanismi del fashion system, anticipando anche una sensibilità verso l’ecologia che avrebbe assunto un peso sempre maggiore negli anni successivi. Nel 1991 decise, inoltre, di abbandonare le sfilate, concentrandosi maggiormente su campagne di sensibilizzazione e comunicazione.
Franco Moschino, non soltanto uno stilista
A più di trent’anni dalla sua scomparsa, Ceci n’est pas une exposition sceglie così di guardare a Franco Moschino non soltanto come stilista, ma come autore di un immaginario trasversale, capace di muoversi tra moda, fotografia, pubblicità e arte. Un percorso che, proprio come suggerisce il titolo, invita a non fermarsi alla superficie delle cose e a rileggere il suo lavoro attraverso quella combinazione di ironia e libertà che ne ha segnato la carriera.
P.P.
(Credit ph. @forte_di_bard)