Se fino a ieri le domande beauty si facevano a Google, oggi una nuova “amica” entra nella nostra routine: l’intelligenza artificiale. Non solo perché risponde in tempo reale, ma perché, a differenza di un motore di ricerca, ti parla, ti spiega, ti accompagna passo dopo passo come la migliore make-up artist possibile (davvero?).

Lo raccontano bene due studi freschissimi: il report di Spate “AI Search in Beauty” che ci regala un quadro sorprendente di cosa chiediamo all’intelligenza artificiale quando si parla di fondotinta, mascara e creme miracolose.

AI vs Google: due modi diversi di “fare beauty”

La verità è che ChatGPT non ha ancora scalzato Google: solo il 4,3% delle ricerche beauty passa per l’AI, contro il 7% medio di altre categorie. Ma la differenza è nel tipo di domanda. Su Google cerchiamo foto, look d’ispirazione, tagli di capelli. Su ChatGPT invece arrivano le questioni più personali: “Quale fondotinta non mi fa sembrare di indossare una maschera?”, “Come faccio il contouring se ho un viso tondo?”, “Esiste un rossetto che non sparisce dopo una carbonara?”. È come se l’AI fosse la sorella maggiore pronta a confidarti i suoi trucchi, senza giudicarti mai.

Make-up: l’argomento più “chiacchierato”

Non c’è dubbio: il trucco è la categoria più “chiacchierata” su ChatGPT. Qui gli utenti cercano prodotti adatti al proprio tipo di pelle e alle proprie esigenze, ma anche vere e proprie lezioni di tecnica. Il contouring, ad esempio, ha un tasso di ricerca altissimo: più del 40% delle query rispetto a Google. Non ci limitiamo a chiedere “cos’è”, ma vogliamo sapere come farlo sul nostro viso specifico. E non mancano le ricerche sui “dupe”, ovvero gli equivalenti economici dei prodotti di lusso: perché, sì, si può sognare il rossetto di Dior, ma poi chiedere all’AI: “Qual è il dupe low-cost che non delude?”.

Skincare: dalla crema generica alla consulenza personalizzata

Se nel make-up ChatGPT è la coach, nella skincare diventa quasi un dermatologo virtuale (con tutte le cautele del caso). Non si cercano più solo “creme antiage”, ma soluzioni mirate: cicatrici da brufolo, pelle sensibile, solari non irritanti. Le parole chiave che emergono sono “pimple”, “wrinkle”, “scar” (il report è in inglese ndr): insomma, i difetti che spesso non amiamo confessare a nessuno, ma che scrivere in chat rende il tutto molto più facile.

Capelli: sì ai consigli, no all’ispirazione visiva

Sul fronte haircare, ChatGPT è consultato soprattutto per shampoo, balsami, routine per capelli secchi. Meno spazio invece per i look: i tagli e le acconciature restano dominio di Google e social, dove le immagini parlano da sole.

Il bisogno di fiducia (e di personalizzazione)

Quello che emerge chiaramente è un desiderio di personalizzazione. Non basta sapere “quale rossetto è di moda”: vogliamo quello che resista al pranzo di Natale, che si adatti al sottotono della nostra pelle, che non faccia sembrare il viso stanco. Insomma domande molto verticali e specifiche e, visto che non si fanno domande ad una persona reale, forse si è più liberi di chiedere davvero a cuore aperto.

Il Report dell’agenzia Spate aggiunge anche un altro livello: autenticità, trasparenza sugli ingredienti, sicurezza delle formule. In pratica: vogliamo prodotti che funzionino per noi, non solo che stiano bene su Instagram.

La nuova beauty routine? Una conversazione

Alla fine, il trend più affascinante è questo: il beauty non è più solo prodotto, ma dialogo. Gli utenti non vogliono una lista di opzioni: vogliono sentirsi ascoltati, consigliati, rassicurati. E l’intelligenza artificiale, con il suo tono confidenziale e paziente, sta diventando il nuovo specchio in cui proviamo il make-up… senza neanche aprire il beauty case. Sarà questo il futuro della bellezza?

MaZ

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