Tutto comincia da un passo trattenuto, da un movimento che non vuole occupare lo spazio ma ascoltarlo. La retrospettiva Maria Lai – Antonio Marras: Paso Doble nasce proprio da questa suggestione e prende forma alla M77 Gallery di Milano dal 30 gennaio al 16 maggio 2026, in un progetto curato da Francesca Alfano Miglietti che mette in dialogo due universi artistici solo in apparenza lontani. Il titolo della mostra rimanda al celebre ballo spagnolo, ma qui la danza non è spettacolo né virtuosismo. È piuttosto un movimento controllato, fatto di avvicinamenti e distanze, di presenze che si cercano senza mai sovrapporsi. Oltre duecento opere, che occupano uno spazio temporale che si dipana dal 1954 al 2025, costruiscono un percorso in cui Maria Lai e Antonio Marras si incontrano e dialogano, mantenendo ciascuno la propria traiettoria.
Maria Lai
Maria Lai, artista sarda celebre per le sue opere incentrate su relazioni, memoria e tessitura, lavora per sottrazione. I suoi fili, i libri cuciti, le superfici attraversate da segni essenziali e da frasi che sembrano appunti interiori sono dispositivi silenziosi: non spiegano, suggeriscono. Ogni opera è un invito ad abitare mentalmente uno spazio, più che a guardarlo soltanto. Nei suoi lavori convivono poesia, tessuto, disegno e pensiero, in una pratica che trasforma materiali umili in strumenti di conoscenza.
Antonio Marras
Antonio Marras, stilista e artista noto per il suo stile poetico profondamente legato alle radici sarde, procede per accumulo. Disegni, ceramiche, stoffe, collage e assemblaggi alimentano un immaginario teatrale, stratificato, popolato di presenze. Il suo è un mondo che trabocca, che mette in scena una narrazione visiva continua, capace di mescolare memoria, invenzione e materia. Eppure, sotto questa apparente eccedenza, si ritrova la stessa esigenza che anima Maria Lai: creare una distanza dal reale per poterlo ripensare.
Maria Lai – Antonio Marras: Paso Doble
È questo il punto d’incontro più profondo tra i due: l’idea dell’arte come forma di isolamento attivo. Non una fuga, ma una sospensione necessaria. Maria Lai parlava dell’uomo come di qualcuno sempre in attesa di un altrove, che intanto se lo costruisce attraverso l’arte. Antonio Marras racconta spesso di una bolla in cui entra mentre lavora, un tempo parallelo in cui la realtà perde consistenza. Paso Doble traduce queste visioni in spazio espositivo.
Le opere di Maria Lai convivono con i lavori di Marras
Il piano terra della galleria è dominato dalle opere di Marras: ceramiche che occupano fisicamente l’ambiente, disegni che dialogano come quinte mobili, lavori su vassoi di cartone dorato che sorprendono per delicatezza e forza visiva. Salendo al primo piano, il ritmo cambia. Lo sguardo rallenta, l’atmosfera si fa più raccolta, fino ad arrivare alle rare opere realizzate a quattro mani (tra cui un grande lenzuolo ricamato) che non cercano una sintesi, ma accettano la coesistenza. Disegni, libri, dipinti, installazioni e sculture di Maria Lai convivono con i lavori di Marras in un allestimento volutamente non lineare, pensato per mettere alla prova lo spettatore. La luce è tenue, invita a spostarsi, a cercare angoli, a confondere la propria ombra con quella delle opere. Non c’è una narrazione unica, ma una sequenza di epifanie intermittenti, come se ogni lavoro avesse bisogno di tempo per farsi riconoscere.
Maria Lai – Antonio Marras: Paso Doble
Al centro della mostra c’è anche un’idea di intimità che rifiuta la fusione. È un amore non pacificato, fatto di rispetto e distanza. Qui le opere si sfiorano, si rispecchiano, talvolta si ignorano, senza mai smettere di riconoscersi. Paso Doble è una conversazione trattenuta, composta di silenzi e gesti minimi. Una danza senza applausi, dove il passo più difficile non è avvicinarsi, ma restare sé stessi accanto all’altro.