Definire il lavoro di Roberto Cavalli, designer toscano che ha lasciato in lutto il mondo della moda lo scorso venerdì dopo una lunga malattia, non è cosa facile. Così come non è facile definire la poetica di un artista. E Roberto Cavalli è stato anche, e forse soprattutto, questo: un artista. “Quando ero ancora un bambino mio nonno (Giuseppe Rossi, macchiaiolo, con opere esposte nella Galleria degli Uffizi di Firenze. N.d.r.) mi lasciò in eredità una tavolozza di colori con pennelli, un regalo per me preziosissimo, e credo sia stato proprio quello l’inizio della mia passione per l’arte”.

Arte, natura e moda

Passione per l’arte che, quindi, è connaturata nel suo DNA e che si è concretizzata in primis nello studio all’Istituto d’Arte. Onde poi riversarsi nella moda, dove il designer toscano lascia la sua firma inconfondibile, sperimentando con tessuti e materiali, ideando la stampa su pelle, rivoluzionando i jeans e portando tutto il suo amore per la natura e per il mondo animale su tessuti che amava stampare con il suo iconico motivo animalier. Imperatore della moda sexy e libera da ogni stigma sociale, Roberto Cavalli è stata una della voci più geniali ed eclettiche della moda italiana. Con i suoi abiti lunghi dalle trasparenze impalpabili e dalle scollature generose, con i le sue stampe prese in prestito dal manto di animali esotici, ha contrassegnato una lunga stagione della moda mondiale, portando la nostra nazione al centro di questa scena.

Roberto Cavalli, citazioni sulla vita e sulla moda

Per narrarlo e celebrarlo, riportiamo alcune delle sue frasi più famose che, in qualche modo, ne raccontano la filosofia.

Un posto di rilievo in azienda i figli devono conquistarlo con le unghie e con i denti.

Sto simpatico a tutti, alla gente e ai collaboratori, perché saluto e sono alla mano. Non come tanti miei colleghi che se la tirano.

Sembra proprio che senza le celebrities – che non amo – il mercato non si accorga dei prodotti.

Chi racconta che le dive lavorano per amicizia dice balle.

Mi considero un artista, con l’unica differenza che le mie creazioni si indossano, non si appendono ad un muro.

La moda può e deve migliorare. Una cosa che ho imparato in questi anni e che considero legge è che non bisogna mai dare per scontati i risultati ottenuti e crogiolarsi nel proprio successo.

Quello che manca è il rendere la cultura a portata di tutti e non un privilegio di pochi. Sono convinto che se i musei italiani non fossero a pagamento ci sarebbe molta più gente che vi si recherebbe, magari gente non particolarmente appassionata ma che potrebbe invece scoprirsi tale.

Dovessi associare le mie creazioni ad un movimento forse sceglierei l’impressionismo, non fosse altro che per la ricchezza di colori che caratterizza tali opere.

Ho sempre considerato la beneficenza come un fatto privato. Volere aiutare chi è meno fortunato è un obbligo morale ma a mio avviso dovrebbe rimanere un gesto personale.

Se vogliamo esagerare, anche un abito da sera ha una sua architettura.

Si cade spesso nell’errore di considerare la moda come qualcosa di troppo frivolo e superficiale piuttosto che una forma d’arte. Eppure non ha nulla a che invidiare alla altre discipline.

Un bell’abito può essere emozionante come una poesia.

Quando ero ancora un bambino mio nonno mi lasciò in eredità una tavolozza di colori con pennelli, un regalo per me preziosissimo, e credo sia stato proprio quello l’inizio della mia passione per l’arte.

Le aziende che creano moda devono non solo continuare a proporre beni ad alto livello qualitativo, ma devono tenersi continuamente aggiornate sulle molteplici tendenze e, dove possibile, anticiparle.

 

P.P.

(Credit ph. @robertocavalli)