La vittoria di Andrea Bajani al Premio Strega 2025, che si è tenuto ieri sera al Ninfeo di Villa Giulia a Roma, non sorprende. Già alla vigilia molti lo consideravano favorito assoluto e l’esito netto nega qualsiasi suspence alla competizione. Ma questo non significa che la sua vittoria non debba far riflettere. L’anniversario, edito da Feltrinelli, ha conquistato la giuria con la forza silenziosa di una scrittura che non alza mai la voce, ma che si insinua nel lettore come un dubbio. Non è un libro gridato, non è un romanzo manifesto: eppure, forse proprio per questo, è diventato un gesto politico. Con una scrittura essenziale e controllata, usando un tono freddo, quasi chirurgico, privo di sbavature emotive ma carico di tensione interna, il romanzo di Bajani (194 voti) sbaraglia la concorrenza e si impone sul podio con un netto distacco su Elisabetta Rasy (Perduto è questo mare, Rizzoli – 133 voti) e Nadia Terranova (Quello che so di te, Guanda – 117 voti).

Andrea Bajani: una letteratura che scava senza proclamare

In un’epoca in cui il discorso letterario sembra spesso asservito alla visibilità e alla dichiarazione, L’anniversario sceglie il silenzio, il rifiuto, la sottrazione. Il cuore del romanzo è la rottura definitiva con genitori autoritari, ma in questo caso il racconto non viene utilizzato per risolvere un trauma, bensì per rivendicare il diritto a una separazione. In questo senso l’opera è una provocazione più radicale di quanto sembri ad una lettura superficiale. Non c’è redenzione, non c’è abbraccio finale. C’è la scelta di restare orfani per decisione, non per destino. Bajani non cerca il perdono. Cerca la verità. Il romanzo si muove sul crinale sottile tra finzione e memoria, tra confessione e costruzione. La narrazione procede con passo misurato, quasi dimesso, come se la voce narrante si scusasse per il dolore che evoca. Eppure ogni frase è una lama.

Andrea Bajani regala ai posteri un’opera potente e ben costruita

La vittoria (meritata) di Andrea Bajani celebra, quindi, una letteratura della sottrazione, che non indulge nella spettacolarizzazione del dolore, ma ne fa il perno di una riflessione profonda sul legame tra identità e relazione. L’anniversario è un’opera potente e ben costruita, capace di alimentare un discorso necessario sul patriarcato e l’autorità familiare. Andrea Bajani ci ricorda che la letteratura non deve sempre consolare, né necessariamente spiegare. A volte basta che stia in piedi con il coraggio silenzioso di chi non cerca consensi, ma verità.

La serata finale

In generale, la serata, condotta brillantemente da Pino Strabioli con la copartecipazione di Filippo Timi, che nel corso della diretta ha recitato gli incipit dei cinque romanzi finalisti, e dell’attrice Anna Foglietta, che ha regalato un meraviglioso monologo dedicato al valore dei libri e della letteratura nel mondo iperconnesso e dilaniato dalla guerra e dal dolore di oggi (con riferimento alla questione palestinese), è filata liscia e senza particolari colpi di scena, considerata anche l’assenza di Geppi Cucciari che, negli ultimi anni, ha portato al Premio Strega quello che mancava da troppo tempo: la capacità di ridere in maniera intelligente.

P.P.

Credit ph. @premiostrega