Chi sono:

Durante l’Età Dorata americana, famiglie di industriali come i Vanderbilt e gli Astor accumularono immense fortune. Tuttavia, il “vecchio denaro” europeo e l’alta società di Londra rifiutavano l’ingresso a questi nuovi ricchi. Al contempo, l’aristocrazia britannica ed europea soffriva per il crollo dei prezzi agricoli e la necessità di ingenti somme per mantenere le proprie tenute. Il risultato? Un vero e proprio mercato matrimoniale transatlantico.

Infatti la sposa americana portava doti milionarie per estinguere i debiti delle antiche casate nobiliari e lo sposo europeo forniva il titolo nobiliare e l’accesso all’esclusiva alta società del Vecchio Continente.

Tra i casi più eclatanti ricordiamo Consuelo Vanderbilt, Jenny Jerome e Mary Leiter

E in Italia, questo fenomeno fu estraneo al nostro Paese?

Assolutamente no, infatti quando Luigi Amedeo di Savoia, cugino di re Vittorio Emanuele III, perse la testa per l’ereditiera americana Katherine Elkins al Quirinale (sede della famiglia reale nda)  esplose un vero e proprio dramma.

La ricchissima ed esuberante Katherine non aveva intenzione di finire relegata in un angolo come era accaduto  alla “Bella Rosìn” e per tre anni la storia dell’amore impossibile fra il principe italiano e la bella americana, riempì le pagine dei giornali italiani e statunitensi.

Principe per nascita, esploratore per passione e vocazione Luigi Amedeo, duca degli Abruzzi, è stato un personaggio pirotecnico – scrive  Pablo Dell’Osa . Ha circumnavigato il globo per due volte, ha scalato il Cervino, ha conquistato l’inviolata vetta del Mount Saint Elias in Alaska, cercato di raggiungere il Polo Nord,

Katherine-Kitty Elkins

E fra un’impresa e l’altra trova l’amore. Il principe incontrò Katherine-Kitty Elkins durante un ricevimento all’ambasciata italiana a Washington. Kitty colpisce subito il principe perché, non subisce il fascino delle teste coronate; la bella figlia del senatore Elkins non fa la fila per essergli presentata, anzi passa oltre, e così è lui a chiedere di conoscerla.

Kitty era una donna  libera, moderna, indipendente quindi forse un po’ troppo spregiudicata per gli standard della corona italiana. Aveva un hobby aristocratico (l’equitazione) ma non  sufficiente a farle passare l’esame a cui venne sottoposta a distanza.

Nel 1908 il New York Times dava le nozze per scontate, ma da Roma arrivò una secca smentita e al Duca venne  affidato il comando della corazzata Regina Elena con la quale navigò  per tre mesi nel Mediterraneo. Un incarico militare prestigioso che altro non era se non uno stratagemma per allontanare i principi scapestrati e focosi da storie poco opportune e i Savoia si danno molto da fare per mettere i bastoni fra le ruote e ai due innamorati.

Il duca però non si perse d’animo e, conclusa la missione si precipitò a Palm Beach dove era Kitty; A corto di notizie dai diretti interessati, la stampa si lanciò in illazioni di ogni genere, dalla conversione al cattolicesimo della futura sposa, agli ipotetici titoli nobiliari concessi al senatore Elkins, sul possibile matrimonio morganatico e soprattutto sul patrimonio di Kitty che, si dice, sarebbe l’unico motivo di interesse da parte di Luigi Amedeo.

In casa Savoia si discute. La famiglia era divisa in due, a favore delle nozze la regina Elena e il conte di Torino, fratello di Luigi Amedeo. Il duca d’Aosta invece era  decisamente contrario, appoggiato dalla moglie, nata Hélène d’Orléans . Ma il no più deciso e irremovibile venne dalla regina Margherita, la madre di Vittorio Emanuele III la quale, pur amando molto e ammirando Luigi, non aveva intenzione di accogliere a corte un’ereditiera americana.

Il re dal canto suo temporeggiava, la rottura era quasi scontata, ma  non solo perché la giovane americana non apparteneva al ristretto circolo delle famiglie reali, ma perché Ia ricchezza del padre di Katherine era stata accumulata con sistemi poco leciti (compreso lo sfruttamento degli schiavi), Luigi Amedeo, sempre molto leale verso la dinastia da cui proveniva , chinò la testa di fronte alla decisione finale di Vittorio Emanuele III il quale, spinto dalla madre, finì con il negare suo consenso. Luigi continuò a viaggiare ma non si sposò mai.

Katherine convolò, nel 1913, con l’americano William Floyd Hitt dal quale divorziò nel 1921 per poi risposarlo nel 1933.

Il principe e l’ereditiera però restarono in contatto, si scriveranno per i restanti 27 anni e la Elkins porterà sempre l’anello di diamanti e smeraldi dono del suo mancato fidanzato reale. L’ultimo messaggio è un telegramma dalla Somalia, dove il duca si era rifugiato sapendosi prossimo alla fine, che venne spedito, secondo la sua volontà, un minuto dopo la morte: «Luigi Amedeo non è più in grado di scrivervi. 18 marzo 1933».

Katherine morì a New York il 3 settembre il 1936.

Silvia GALLI 
fonte marina marianelli