A Roma per la prima volta Virginia Raggi, che ha dovuto lottare, per lo meno al primo turno con un’altra pasionaria, Giorgia Meloni, a Torino Chiara Appendino che ha battuto e non di misura,  un volto fortissimo della città, il candidato uscente Piero Fassino. Negli Stati Uniti, per la prima volta, sembra più che probabile che la candidata Democratica alla Casa Bianca sia una donna, Hillary Clinton.

E’ arrivato il momento delle donne al potere? Davvero dovremmo esserne orgogliose?

In un momento storico delicato come quello che stiamo vivendo,non è forse anacronistico pensare ancora alle quote rosa, al fatto che per la prima volta salgano nelle stanze dei comandi tacchi alti e rossetti invece di cravatte e completi grigio fumo? Sarebbe più progressista, democratico, ma soprattutto umano, pensare che siano state scelte delle persone, indipendentemente dal genere o dalle scelte sessuali.

Se ancora oggi i quotidiani titolano, a caratteri cubitali, “E’ stata eletta sindaca” significa che siamo ancora troppo lontani da quell’agognata parità dei sessi che tutte le forze politiche, nessuna esclusa, ventilano in campagna elettorale. Abbiamo ancora  un presidente della Camera dei Deputati, terza carica per ordine di importanza dello Stato, che pur essendo di sesso femminile ci tiene a sottolineare le differenze di genere negli aggettivi, cosa che se non altro è cacofonica, noi possiamo elevare gli eletti ad essere semplicemente persone?

Ci si indigna di più per il blu cobalto del pantalone del Ministro Boschi che per il suo operato sminuendo fatti gravi con frasi di circostanza certamente più adatte  alla bocciofila che a un salotto letterario perché, ancora, purtroppo si fa differenza.

Si è gridato allo scandalo perché Giorgia Meloni ha deciso di correre alla poltrona di Sindaco di Roma nonostante la gravidanza e si è storto il naso perché Chiara Appendino l’ha fatto, con risultati vincenti, evidentemente, nonostante sia da pochi mesi diventata madre. Ma se si parla di Genitore 1 e Genitore 2 per non svilire un ruolo piuttosto che un altro, allora bisognerebbe allo stesso modo mettere all’Indice chi, per amor di carriera, lascia la famiglia e vi fa ritorno solo saltuariamente. Ma, come dietro ad ogni scelta ci sono decisioni, anche sofferte, da prendere, non è giusto biasimare chi queste scelte le ha fatte per amore di politica.

Sarebbe, più giusto, corretto e attuale, in un Paese, dove giustamente, si mette al bando omofobia e razzismo, parlare di volti nuovi di persone che si mettono alla prova, che devono “tirarsi su le maniche” e dimostrare di saper fare quello che hanno promesso in campagna elettorale, non di mascara, minigonne e asili nido.

Quindi buon lavoro ai nuovi eletti, di qualunque genere, razza o credo politico esso sia, ora abbiamo davvero bisogno del vostro lavoro.

Silvia GALLI

 

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