Ah felicità/Su quale treno della notte viaggerai/Lo so/Che passerai/Ma come sempre in fretta/Non ti fermi mai“, la voce di Lucio Dalla canta. E intere generazioni si commuovono a queste parole così profonde, così vere. Piene di speranza e nel contempo piene di consapevolezza. Perché da sempre l’uomo è andato alla ricerca della felicità, il più delle volte conscio del suo carattere effimero. E proprio alla felicità e alla sua ricerca i più alti scrittori, poeti, cantanti e filosofi hanno dedicato pensieri, parole e canzoni, consapevoli anche loro che questo sentimento, così raro e, soprattutto, così effimero, è forse ancora più difficile da provare. Eppure non possiamo fare a meno di continuare a cercarla. Di continuare a parlarne. Tanto che l’ONU ha deciso di istituire l’International Day of Happiness. Istituita il 28 giugno 2012, la Giornata internazionale della Felicità 2025 si festeggerà quest’anno, come ogni anno, il 20 marzo.

Giornata internazionale della felicità 2025

In particolare, per celebrare la Giornata internazionale della felicità 2025,  ci piace soffermarci sull’idea che uno dei modi migliori per esplorare e conquistare questo territorio, che in molti sostengono sia il fine ultimo della vita, sia sicuramente la lettura. Un buon libro ci fa sempre stare meglio, è una terapia, una guida attraverso storie, vita ed emozioni. Un viaggio alla ricerca della verità che ci aiuta a capire il mondo e noi stessi.

Giornata internazionale della felicità 2025, Libri da leggere

Così, in occasione dell’avvicinarsi del 20 marzo, giornata in cui festeggiamo la Giornata internazionale della felicità 2025, assolutamente convinti del potere curativo e salvifico della letteratura di ogni tempo e paese, abbiamo pensato di regalarvi una selezione di dieci libri, scritti da filosofi e romanzieri, che hanno affrontato questo tema così caro all’uomo, e che comunque sapranno regalarvi momenti di pura felicità. Perché, se letto nel momento giusto un romanzo può davvero cambiarci la vita.

1) Arthur Schopenhauer, L’arte di essere felici

(Adelphi, PP. 114, Euro 10,00). Nello sterminato fascio di carte che compongono gli scritti postumi di Schopenhauer si cela un abbozzo di eudemonologia, ossia l’arte di essere felici. Schopenhauer concepì infatti il disegno di radunare in un manualetto, articolandoli in 50 massime, una serie di pensieri che era venuto formulando nel corso del tempo e che insegnano come vivere il più felicemente possibile in un mondo in cui “la felicità e i piaceri sono soltanto chimere che un’illusione ci mostra in lontananza, mentre la sofferenza e il dolore sono reali e si annunciano immediatamente da sé, senza bisogno dell’illusione e dell’attesa”. Il filosofo giunge alla conclusione che la felicità di cui si discorre non è che un eufemismo, vivere “il meno infelici possibile”.

2) Giornata internazionale della felicità 2025: Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità

(Einaudi, PP. 136, Euro 10,00). Possono esistere felicità trascurabili? Come chiamare quei piaceri intensi e volatili che punteggiano le nostre giornate, accendendone i minuti come fiammiferi nel buio? Sei in coda al supermercato in attesa del tuo turno, magari sei bloccato nel traffico, oppure aspetti che la tua ragazza esca dal camerino di un negozio d’abbigliamento. Quando all’improvviso la realtà intorno a te sembra convergere in un solo punto, e lo fa brillare. E allora capisci di averne appena incontrato uno. I momenti di trascurabile felicità funzionano così: possono annidarsi ovunque, pronti a pioverti in testa e farti aprire gli occhi su qualcosa che fino a un attimo prima non avevi considerato. Per farti scoprire, ad esempio, quant’è preziosa quella manciata di giorni d’agosto in cui tutti vanno in vacanza e tu rimani da solo in città. Quale interesse morboso ti spinge a chiuderti a chiave nei bagni delle case in cui non sei mai stato e curiosare su tutti i prodotti che usano.

3) Igor Sibaldi, Il coraggio di essere idiota. La felicità secondo Dostoevskij

(Mondadori, PP. 192, Euro 13,00). I grandi autori sono, da sempre, esperti della felicità: ogni romanzo memorabile racconta di qualcuno che prova a essere felice e che perciò comincia a vivere una storia straordinaria. Per i cercatori di felicità le convenzioni sociali, i doveri morali, le ambizioni di cui tanti si accontentano si trasformano in limiti da superare: il mondo intero diventa troppo stretto. Così è per il protagonista de L’idiota di Dostoevskij: un giovane principe che a tutti appare ingenuo, ma che in realtà vuole soltanto insegnare a non opporsi ai propri desideri più luminosi. Nulla è più rivoluzionario della felicità, secondo Dostoevskij. E nulla è più tenace della paura di conquistarla. Di questa paura, Dostoevskij indaga le cause più profonde e i modi per vincerla, scoprendo una nuova ottica secondo cui intendere l’evoluzione dell’umanità. Igor Sibaldi narra come avvenne questa ricerca, fin dove giunse e cosa occorre per proseguirla oggi.

4) Giornata internazionale della felicità 2025: Enrico Galiano, Eppure cadiamo felici

(Garzanti, PP. 384 Euro 13,00). Non aver paura di ascoltare il rumore della felicità. «Sai perché mi scrivo sul braccio tutti i giorni quelle parole, “la felicità è una cosa che cade”? Per ricordarmi sempre che la maggior parte della bellezza del mondo se ne sta lì, nascosta lì: nelle cose che cadono, nelle cose che nessuno nota, nelle cose che tutti buttano via». Il suo nome esprime allegria, invece agli occhi degli altri Gioia non potrebbe essere più diversa. A diciassette anni, a scuola si sente come un’estranea per i suoi compagni. Perché lei non è come loro. Non le interessano le mode, l’appartenere a un gruppo, le feste. Ma ha una passione speciale che la rende felice: collezionare parole intraducibili di tutte le lingue del mondo, come cwtch, che in gallese indica non un semplice abbraccio, ma un abbraccio affettuoso che diventa un luogo sicuro. Gioia non ne hai mai parlato con nessuno.

Nessuno potrebbe capire. Fino a quando una notte, in fuga dall’ennesima lite dei genitori, incontra un ragazzo che dice di chiamarsi Lo. Nascosto dal cappuccio della felpa, gioca da solo a freccette in un bar chiuso. A mano a mano che i due chiacchierano, Gioia, per la prima volta, sente che qualcuno è in grado di comprendere il suo mondo. Per la prima volta non è sola. E quando i loro incontri diventano più attesi e intensi, l’amore scoppia senza preavviso. Senza che Gioia abbia il tempo di dare un nome a quella strana sensazione che prova. Ma la felicità a volte può durare un solo attimo. Lo scompare, e Gioia non sa dove cercarlo. Perché Lo nasconde un segreto. Un segreto che solamente lei può scoprire. Solamente Gioia può capire gli indizi che lui ha lasciato. E per seguirli deve imparare che il verbo amare è una parola che racchiude mille e mille significati diversi.

5) Epicuro, Lettera sulla felicità (lettera a Menèceo)

(Einaudi, PP 88, Euro 10,00). L’uomo che vive con l’animo sereno è paragonato da Epicuro a colui che, al sicuro sulla terraferma, osserva con distacco il mare in tempesta. Questa è l’immagine epicurea della felicità, che ben rappresenta quale sia lo scopo ultimo della filosofia: procurare piacere all’uomo, allontanandolo dal “mare in tempesta” delle false ansie, dei timori e dei cattivi pensieri e, soprattutto, distogliendolo dalle acque agitate dei desideri irrealizzabili. Per afferrare il vero piacere, quello che porta alla felicità, non servono infatti chissà quali ricchezze: basta imparare ad allontanare la sofferenza e vivere del necessario. Saremo così liberi dai falsi bisogni, felici di ciò che abbiamo, capaci di affrontare la sorte e, nel caso arrivi di più, pronti ad apprezzarlo.

6) Ella Berthoud e Susan Elderkin, Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno

(Sellerio Editore Palermo, PP. 644, Euro 10.00). Si può curare il cuore spezzato con Emily Brontè e il mal d’amore con Fenoglio, l’arroganza con Jane Austen e il mal di testa con Hemingway, l’impotenza con “Il bell’Antonio” di Vitaliano Brancati, i reumatismi con il “Marcovaldo” di Italo Calvino, o invece ci si può concedere un massaggio con Murakami e scoprire il romanzo perfetto per alleviare la solitudine o un forte tonico letterario per rinvigorire lo spirito. Questo suggeriscono le ricette di un libro di medicina molto speciale, un vero e proprio breviario di terapie romanzesche, antibiotici narrativi, medicamenti di carta e inchiostro, ideato e scritto da due argute e coltissime autrici inglesi e adattato per l’Italia da Fabio Stassi, e che oggi viene presentato in una nuova edizione accresciuta con circa trenta nuove ricette delle autrici e altrettante del curatore italiano.

Se letto nel momento giusto un romanzo può davvero cambiarci la vita, e questo prontuario è una celebrazione del potere curativo della letteratura di ogni tempo e paese, dai classici ai contemporanei, dai romanzi famosissimi ai libri più rari e di culto, di ogni genere e ambizione. Queste ricette per l’anima e il corpo, scritte con passione, autorevolezza ed elegante umorismo, propongono un libro e un autore a rimedio di ogni nostro malanno, che si tratti di raffreddore o influenza, di un dito del piede annerito da un calcio maldestro o di un severo caso di malinconia. Le prescrizioni raccontano le vicende e i personaggi di innumerevoli opere, svelano aneddoti, tratteggiano biografie di scrittori illustri e misconosciuti, in un invito ad amare la letteratura che ha la convinzione di poter curare con efficacia ogni nostro acciacco. Non mancano consigli per guarire le idiosincrasie tipiche della lettura, come il sentirsi sopraffatti dal numero infinito di volumi che ci opprimono da ogni scaffale e libreria, o il vizio apparentemente insanabile di lasciare un romanzo a metà.

7) Jeanette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale?

(Mondadori, PP. 206, Euro 18,00). Nell’autunno del 1975 la sedicenne Jeanette Winterson deve prendere una decisione: rimanere al 200 di Water Street assieme ai genitori adottivi o continuare a vedere la ragazza di cui è innamorata e vivere in una Mini presa in prestito. Sceglie la seconda strada, perché tutto quello che vuole è essere felice. Tenta di spiegarlo alla madre, che però le chiede: “Perché essere felice quando puoi essere normale?”. Da questa frase inizia il racconto intimo e personale di un’infanzia trascorsa fra un padre indifferente e una madre che passa le notti sveglia ad ascoltare il Vangelo alla radio, impastando torte e lavorando a maglia. La sua è fin dall’inizio la storia di una lotta per sopravvivere alle prepotenze di questa madre, che trova normale lasciare la figlia fuori dalla porta tutta la notte e sottoporla a esorcismi liberatori. Una lotta per affermare se stessa, la propria omosessualità e l’amore per i libri. Perché questa è anche la storia di un amore infinito per la letteratura, nato per proteggersi e per cercare quell’affetto stabile che in casa sembra mancare irrimediabilmente, un amore che resiste anche quando la madre scopre i libri che Jeanette nasconde e li dà alle fiamme.

8) Haim Shapira, La felicità e altre piccole cose di assoluta importanza

(Sperling & Kupfer, PP. 196). Qual è il momento più felice? Per una donna, spesso, la nascita di un figlio; per un uomo una vittoria memorabile a calcio. Per Winnie the Pooh è sgranocchiare qualcosa, per il Piccolo Principe è contemplare la sua bellissima rosa. Chi ha ragione? Tutti e nessuno, dice Haim Shapira, perché per quanto grandi filosofi e piccoli orsetti si interroghino da secoli sul senso ultimo dell’esistenza, quello che conta davvero è il modo in cui scegliamo di viverla e impariamo a dare valore alle cose semplici: un buon bicchiere di vino, la compagnia della famiglia, ascoltare la nostra sonata preferita, leggere quel grande ritratto dell’amore che è “La signora con il cagnolino” di Cˇechov.

E del resto, come diceva La Rochefoucauld, nessuno è felice o infelice quanto crede di esserlo. In questa passeggiata alla scoperta dell’essenza della vita, Shapira ci invita, con ironia e leggerezza, a costruirci la nostra idea di felicità. In fondo è facile: basterebbe, per esempio, smettere di arrabbiarci (a che pro?), riscoprire l’arte di meravigliarci (se le stelle comparissero ogni dieci anni, non passeremmo la notte con il naso all’insù?), vivere il tempo anziché continuare a risparmiarlo, e magari eleggere a nostra guida Winnie the Pooh, che pur avendo la testa piena di segatura, sa trovare il lato buono di ogni cosa (e non solo del miele).

9) Giornata internazionale della felicità 2025: Will Ferguson, Felicità

(Feltrinelli, PP. 301, Euro 18,00). Ogni mattina un editor si sveglia e sa che dovrà smaltire il più in fretta possibile le valanghe di manoscritti che si accumulano sulla sua scrivania. Spesso sono proposte assurde, e Quello che ho imparato sulla montagna non è da meno: un mattone di oltre mille pagine, privo di qualsiasi suddivisione in capitoli e ricoperto di margherite adesive. Il nome del suo autore poi, Tupak Soiree, puzza di pseudonimo da metri di distanza. Solo un disperato potrebbe proporlo alla cieca a una riunione di redazione. È esattamente quello che fa Edwin, editor della sezione autoaiuto alla Panderic Inc. Certo, Edwin non si aspetta che il manoscritto venga accolto. Né tantomeno che diventi un bestseller globale con conseguenze catastrofiche per il mondo intero. Il libro di Tupak Soiree, infatti, non è un manuale di autoaiuto come tutti gli altri: funziona. E mentre la Felicità® si diffonde come un morbo, le industrie collassano e i fedeli dell’estasi abbandonano il proprio lavoro per «andare a pesca», Edwin capisce che gli rimane una sola cosa da fare: dovrà salvare il mondo.

10) Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici

(Feltrinelli, PP. 112, Euro 9,50). “È giunta l’ora di farla finita con la favola millenaria secondo cui felicità, beatitudine e serenità sono mete desiderabili della vita. Troppo a lungo ci è stato fatto credere, e noi ingenuamente abbiamo creduto, che la ricerca della felicità conduca infine alla felicità”. Watzlawick costruisce qui uno specchio ironico che, pur tenendo viva una costante tensione tra il divertimento e il disagio di riconoscersi, non priva il lettore del piacere di interpretare il messaggio: come rendersi felicemente infelici?

 

P.P.

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