Si è soliti dire che non si può giudicare un libro dalla copertina. E lo si può forse fare dalle sue primissime righe? Nemmeno. Sarebbe cosa buona e giusta, infatti, prima di dare qualunque parere, arrivare fino all’ultima pagina. Tuttavia, esistono degli incipit in letteratura che sono in grado di rapire il lettore sin dalle prime parole. Incipit così belli che ci portano immediatamente in un’altra dimensione, in cui il mondo reale sembra scivolare via, sostituito da un altro tempo, un’altra voce, un altro destino. Parlare degli incipit più belli della letteratura significa parlare dell’arte dell’inizio, di quel gesto quasi musicale con cui uno scrittore accorda il proprio strumento prima del concerto.
Incipit più belli della letteratura
Tra gli incipit più belli della letteratura, alcuni sono diventati celebri perché hanno saputo dire tutto, o quasi, in poche parole. Altri colpiscono per la loro apparente oggettività, dietro cui si nasconde un mondo intero. E altri ancora perché sono pura atmosfera, come se la storia nascesse da una sensazione, o perché ci fanno immediatamente immergere nel cuore del romanzo. Rileggendo gli incipit più belli della letteratura, si scopre che non sono solo porte d’accesso a una storia, ma ci dicono come leggere, come ascoltare, che tipo di viaggio stiamo per intraprendere. E quando sono davvero riusciti, restano impressi nella memoria quanto i finali o, forse, anche di più. Scopriamo insieme quelli che, a nostro avviso, sono alcuni fra gli incipit più belli della letteratura di ieri e di oggi.
Orgoglio e pregiudizio – Jane Austen
È verità universalmente riconosciuta che uno scapolo largamente provvisto di beni di fortuna debba sentire il bisogno di ammogliarsi. Per quanto poco si conoscano, di costui, i sentimenti e le intenzioni, fino dal suo primo apparire nelle vicinanze, questa verità si trova così radicata nelle teste delle famiglie circostanti che queste lo considerano senz’altro come la legittima proprietà dell’una o dell’altra delle loro figliuole.
Incipit più belli della letteratura: Notti bianche – Fedor Dostoevskij
Era una notte meravigliosa, una notte come forse ce ne possono essere soltanto quando siamo giovani, amabile lettore. Il cielo era così pieno di stelle, così luminoso che, gettandovi uno sguardo, senza volerlo si era costretti a domandare a se stessi: è mai possibile che sotto un cielo simile possa vivere ogni sorta di gente collerica e capricciosa? Anche questa è una domanda da giovani, amabile lettore, molto da giovani, ma voglia il Signore mandarvela il più sovente possibile nell’anima!
Anna Karenina – Lev Tolstoj
Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.
Incipit più belli della letteratura: Se una notte d’inverno un viaggiatore – Italo Calvino
Stai per cominciare a leggere Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. […] Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull’amaca, se hai un’amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce. Certo, la posizione ideale per leggere non si riesce a trovarla.
Alla ricerca del tempo perduto – Marcel Proust
Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera. A volte, non appena spenta la candela, mi si chiudevan gli occhi così subito che neppure potevo dire a me stesso: “M’addormento”. E, una mezz’ora dopo, il pensiero che dovevo ormai cercar sonno mi ridestava; volevo posare il libro, sembrandomi averlo ancora fra le mani, e soffiare sul lume; dormendo avevo seguitato le mie riflessioni su quel che avevo appena letto, ma queste riflessioni avevan preso una forma un po’ speciale; mi sembrava d’essere io stesso l’argomento del libro: una chiesa, un quartetto, la rivalità tra Francesco primo e Carlo quinto.
Incipit più belli della letteratura: L’inverno dei leoni – Stefania Auci
U’ mari unn’avi né chiese né taverne, dicono i pescatori anziani. Non ha luoghi in cui ci si può rifugiare, il mare, perché di tutto il creato è l’elemento più maestoso e sfuggente. L’essere umano non può che inchinarsi al suo volere. Da sempre, i siciliani hanno capito una cosa: il mare porta rispetto solo a chi lo rispetta. È generoso: dà il pesce e il sale per il nutrimento, dà il vento per le vele delle barche, dà il corallo per i gioielli di santi e di re. Ma è anche imprevedibile e, in ogni istante, può riappropriarsi con violenza di quei doni. Per questo i siciliani lo rispettano, per questo lasciano che definisca la loro stessa essenza: che forgi il loro carattere, che segni la loro pelle, che li sostenga, che li sfami, che li protegga. Il mare è confine aperto, in continuo movimento. Ecco perché chi vive in Sicilia è inquieto, e cerca sempre la terra oltre l’orizzonte e vuole scappare, cercare altrove ciò che spesso, alla fine della propria vita, scopre di avere sempre avuto accanto a sé. Per i siciliani, il mare è padre. E se ne accorgono quando ne sono lontani, quando non possono sentire quell’odore forte di alghe e sale che li avvolge nel momento in cui il vento si alza, portandolo fin nei vicoli delle città. Per i siciliani, il mare è madre. Amato e geloso. Imprescindibile. Talvolta crudele. Per i siciliani, il mare è forma e confine della loro anima. Catena e libertà.
Lolita – Vladimir Nabokov
Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.
Incipit più belli della letteratura: Il processo – Franz Kafka
Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché, senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua affittacamere, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Non era mai successo prima. K. aspettò ancora un poco, guardò dal suo cuscino la vecchia che abitava di fronte e lo stava osservando con una curiosità del tutto insolita per lei, ma poi, stupito e affamato insieme, suonò il campanello. Subito bussarono, e un uomo, che K. non aveva mai visto prima in quella casa, entrò.
1984 – George Orwell
Era una luminosa e fredda giornata d’aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui.
Incipit più belli della letteratura: Il giovane Holden – Jerome David Salinger
Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d’infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto.
Sulla Strada – Jack Kerouac
La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che mia moglie e io ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prenderò la briga di parlare, sennonché ebbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto. Con l’arrivo di Dean Moriarty ebbe inizio quella parte della mia vita che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada.
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