Il sole, il mare, la montagna oppure metropoli lontane che raccontano mondi diversi dal nostro. Quando siamo in ufficio, spesso, le nostre pause sono spese alla ricerca di biglietti aerei e mete dove trascorrere le prossime ferie, certi che i viaggi e le vacanze siano l’unico modo per fuggire al buco nero in cui troppe volte lo stress lavorativo ci scaraventa. Eppure, in un’epoca in cui la connessione è continua e il lavoro spesso non ha orari fissi, anche andare in ferie può trasformarsi in una fonte di preoccupazione. Per quanto a molti possa sembrare strano, questo fenomeno, noto come Out of Office Anxiety, ovvero ansia da fuori ufficio, è sempre più diffuso.

Out of office anxiety: che cos’è?

L’Out of Office Anxiety è un disagio emotivo che alcune persone sperimentano quando si allontanano dal lavoro, specialmente durante le ferie o in periodi di assenza programmata. Anche solo attivare la risposta automatica “fuori sede” può generare pensieri intrusivi e stressanti. Quest’ansia, che interessa sempre più persone, nasce da una serie di paure profonde e spesso irrazionali, come ad esempio la paura di perdere il controllo sulle attività lavorative, il timore di tornare e trovare un carico insostenibile di e-mail o problemi da risolvere, il senso di colpa per lasciare colleghi da soli o, last but not least, l’ansia di essere percepiti come meno produttivi o poco affidabili.

Il 68% degli italiani ne soffre

Uno studio condotto da CamperDays, piattaforma di noleggio camper leader in Europa, in collaborazione con Censuswide su un campione rappresentativo di mille rispondenti italiani, dimostra quanto questo fenomeno, che rappresenta un vero e proprio ostacolo che impedisce a molti di rilassarsi e staccare completamente durante le vacanze, sia in crescita. A provare questo disagio è infatti il 68% dei rispondenti, che rimane con la mente in ufficio anche in vacanza, ammettendo di sentire l’esigenza di controllare le comunicazioni e le attività perse durante le giornate offline. In particolare, il 21% degli intervistati resta costantemente connesso ad email, chiamate e messaggi, mentre il 17% vi dà un’occhiata almeno una volta a settimana. Un altro 17% si concentra principalmente sulla posta elettronica, con controlli regolari, e il 13% si limita a leggere email e messaggi solo quando sospetta che stia accadendo qualcosa di importante.

Out of office anxiety: Al primo posto sono i lavoratori nella fascia tra i 45 e i 54 anni

Al primo posto tra chi fatica di più a mettere il lavoro in “modalità aereo” sono i lavoratori nella fascia tra i 45 e i 54 anni, con il 74% di risposte, distaccati a sorpresa di un solo punto percentuale dalla Gen Z, dove il 73% tra i 18 e i 24 anni si dichiara in dovere di seguire gli aggiornamenti lavorativi anche a distanza. Non solo ansia da fuori ufficio, ma anche poca serenità nel chiedere le ferie. Sebbene più della metà degli intervistati (60%) affermi di non aver mai provato sensi di colpa nel chiedere giorni di ferie – un segnale di un approccio sempre più sano e positivo nel dedicare del tempo per sé al di fuori della vita lavorativa – un dato che colpisce è quello relativo alle fasce d’età più giovani.

Le fasce d’età più giovani

Sono infatti queste coorti generazionali a vivere con maggiore esitazione l’assenza sul lavoro: il 38% degli Zoomer ammette di sentirsi in difficoltà nel prendersi una pausa dal lavoro, percentuale che sale al 40% per la Generazione X, arrivando persino a toccare il 47% tra i Millennial dai 25 ai 34 anni. Decisamente più sereni, invece, i lavoratori over 45: il 65% dei rispondenti tra i 45 e i 54 e il 67% degli over 55 sostiene di non avere alcun problema a richiedere giorni di ferie. L’out of office anxiety rappresenta un allarme da non sottovalutare. Riconoscere questo fenomeno e cercare di combatterlo si rivela fondamentale. Dovremmo, infatti, sempre ricordarci che non siamo le nostre e-mail, né la nostra agenda. Staccare deve essere un atto di cura, verso sé stessi e verso il proprio lavoro.

P.P.

 

Foto di Elisa Ventur su Unsplash