In un mondo in cui le notifiche ci inseguono anche sotto la doccia e lo scrolling infinito dei social network ha sostituito il tempo libero, c’era da aspettarselo: sta nascendo una nuova tendenza, quella dei phone-free spaces, ovvero spazi riservati in cui gli smartphone sono banditi. Lo abbiamo visto anche nella nuova stagione di White Lotus, gli spazi comuni sono riservati agli ospiti ma senza cellulare. Poi, vedremo che questa regola non è stata troppo rispettata ma questo è un altro problema. Torniamo a noi, perché qualcuno dovrebbe pagare per rinunciare volontariamente al proprio telefono? È una moda per pochi privilegiati o una necessità reale per il nostro benessere mentale?

L’idea alla base è semplice: senza la distrazione costante dello schermo, le persone possono riscoprire il piacere delle interazioni reali, vivere il momento e ritrovare una connessione autentica con chi le circonda. Dai club alle isole remote, dalle caffetterie ai festival, sempre più luoghi in Europa e nel mondo stanno adottando questa filosofia.

La nascita dei phone-free spaces

Immagina di entrare in un locale dove, invece di vedere una marea di schermi luminosi, incontri sguardi, sorrisi e conversazioni autentiche. Questo è ciò che accade in luoghi come Amber’s a Manchester,  – come riportato dal The Guardian – un nightclub che ha bandito l’uso dei telefoni per favorire un’atmosfera più coinvolgente e autentica. All’ingresso, le fotocamere dei dispositivi vengono coperte con adesivi, incoraggiando i partecipanti a vivere il momento senza distrazioni digitali.

Tecnologia e benessere: il nuovo approccio mindful tech

Perché cercare una vita offline? Sì ad Amsterdam e Parigi

La domanda sorge spontanea: perché pagare per rinunciare volontariamente al proprio smartphone e a internet? La risposta risiede nel desiderio crescente di connessioni umane genuine. Iniziative come l’Offline Club, nato ad Amsterdam e diffusosi in diverse città europee, offrono eventi in cui i partecipanti depositano i loro telefoni e si immergono in esperienze collettive senza distrazioni digitali. Questi incontri prevedono momenti di silenzio, musica e interazioni sociali, il tutto per riscoprire il piacere della presenza reale. Lo stesso avviene, come riportato da Le Monde anche in Francia, al Griffon café-bar nel quartiere Marais di Parigi.

Phone-free spaces: Solo per privilegiati?

Viene da chiedersi: questi spazi sono accessibili a tutti o rappresentano un lusso per pochi? Sebbene alcune iniziative richiedano un contributo economico, come i 12 euro per partecipare agli eventi dell’Offline Club, esistono alternative gratuite o a basso costo. Ad esempio, l’isola finlandese di Ulko-Tammio si è autoproclamata zona “libera dai telefoni”, invitando i visitatori a spegnere i dispositivi per godersi la natura circostante.

Qui da noi in Italia come siamo messi?

Anche in Italia si registrano esempi di comunità che abbracciano uno stile di vita disconnesso. Un caso emblematico è quello di Rifugio senza rete, un’iniziativa che sta prendendo piede in diverse regioni montane, dove gli ospiti sono invitati a lasciare i loro dispositivi all’ingresso per godersi un’esperienza immersiva nella natura e nella compagnia degli altri. In questo caso l’esperienza è gratuita dunque è aperta anche a coloro che non possono concedersi un costoso retreat senza internet in qualche isola sperduta nell’oceano indiano.

In un mondo dominato dalla tecnologia, la ricerca di spazi phone-free non è solo una moda passeggera, ma una risposta al bisogno umano di connessione autentica. Che si tratti di un festival, di un club o di un’intera isola, l’importante è riscoprire il valore del momento presente, senza filtri né notifiche. L’equilibrio è la base di tutto, anche in questo caso sarebbe una ottima base di partenza.

Siamo tutte Smartphone dipendenti