Prima di partire per comprare la scatola di cioccolatini a forma di cuore più delicati e deliziosi occorre sapere perché questo dolce è diventato famoso proprio (anche) per la festa degli innamorati.

La tradizione di regalare cioccolato a San Valentino, simbolo di amore e passione,affonda le radici nel mito Atzeco del dio Quetzalcoati che donò proprio la pianta del cacao con l’intento di alleviare le fatiche dell’uomo. Poichè è considerato afrodisiaco e prezioso il cioccolato è diventato nel tempo il dono ideale per esprimere sentimenti profondi.
Quindi se  si narra che il dio Quetzalcoatl donò ai mortali la pianta del cacao per ristorarli e dar loro energia, collegandolo sin dall’origine a sentimenti forti e al piacere, si dice anche che l’imperatore Montezuma bevesse  numerose tazze di cacao al giorno, attribuendogli poteri afrodisiaci, dando vita a una convinzione così radicata nella cultura popolare che ha reso il cioccolato “cibo dell’amore”.
Quando arrivò in Europa nel 1500, il cioccolato era raro e costoso, un regalo prezioso paragonabile a un gioiello, simbolo di affetto profondo.
E da noi? In Italia ,patria assoluta del cioccolato , dobbiamo a una signora – della quale non si parlerà mai abbastanza- un’invenzione… dolcissima.
 Luisa Spagnoli fondatrice della confetteria che diede vita alla Perugina riceveva  messaggi d’amore dal suo giovane innamorato Giovanni Buitoni, che li avvolgeva  attorno ai cioccolatini. Federico Seneca, pubblicitario dell’azienda, responsabile markleting ante litteram, ispirandosi a questa storia, creò i famosi bigliettini dei Baci che ancora oggi sono il dono più gettonato il 14 febbraio.
Storicamente, il cioccolato era protagonista dei rituali amorosi, venendo servito a letto agli amanti nel Settecento, consolidando il legame tra questo dolce e l’intimità.
Abbiamo raccontato tante cose, ma una su tutte va detta: Il cioccolato stimola la produzione di endorfine, rendendolo un dono scientificamente legato al buonumore.
Ecco spiegato, almeno scientificamente perché ci piace così tanto.
Silvia GALLI