Nati nell’America degli anni ‘20, questi anelli hanno conosciuto il loro apice negli anni ‘50, ma anche nei decenni successivi, diventando tra i gioielli vintage più iconici, più famosi e più belli, che non possono assolutamente mancare nel porta gioie di una donna chic.

La loro storia ha inizio nei Roaring Twenties quando vennero inventati i cocktail rings con la prerogativa di essere grandi, sfarzosi e che potessero essere visti molto bene, anche da lontano.

La loro caratteristica è avere una pietra molto grande che può essere accompagnata da più piccole, ma che occupa la maggior parte della montatura.

Per la nascita dei Cocktail rings fu fondamentale il Proibizionismo periodo in cui era vietato commerciare, trasportare e consumare bevande alcoliche. Si inaugurarono in quel periodo gli Speakeasy, locali clandestini dove le bevande alcoliche si consumavano, spesso camuffate in preziose tazze da tè. Per ordinare il loro drink, le donne alzavano la mano e l’attenzione era catturata dai grandi anelli.

Indossare questi gioielli vistosi era un modo per segnalare pubblicamente la propria sfida alle leggi proibizioniste. Ecco i motivi principali del loro legame con l’illegalità. Le donne indossavano questi anelli enormi e appariscenti, spesso con gemme colorate, durante feste clandestine negli speakeasies (locali illegali). Veniva portato solitamente sulla mano destra, ovvero quella utilizzata per reggere il bicchiere. Quando la donna beveva un cocktail illegale, l’anello scintillava, attirando intenzionalmente l’attenzione sul fatto che stava consumando alcol vietato. In quel periodo le donne stavano lottando per il diritto al voto e per una maggiore libertà sociale. L’anello da cocktail divenne un simbolo di “nuova donna”, che beveva, fumava e frequentava locali proprio come gli uomini Il termine “cocktail” stesso divenne popolare perché l’alcol clandestino era spesso di scarsa qualità e doveva essere miscelato con succhi e aromi per renderlo bevibili

Negli anni ’20, gli anelli da cocktail erano dominati dallo stile Art Déco, caratterizzato da geometrie nette e un uso audace del colore.

Gli anelli più prestigiosi montavano Smeraldi, Rubini e Zaffiri di carature importanti, spesso circondati da piccoli diamanti per aumentarne la brillantezza, ma per ottenere volumi imponenti a prezzi più accessibili, si usavano molto l’Acquamarina, il Quarzo Citrino, l’Ametista e il Topazio. Era molto comune l’uso dell’Onice nero o dello Smalto per creare forti contrasti con i diamanti e l’oro bianco o il platino, tipici dell’estetica dell’epoca.

Silvia GALLI