Accade almeno due volte all’anno, in concomitanza di quelle famose mezze stagioni che ormai non esistono più. E puntualmente ci ritroviamo lì, davanti a quell’armadio che ci proponiamo di mettere a posto e che invece continuiamo ad ignorare, preferendo vivere in un interregno fatto di infradito indossate con i calzini di spugna, di giacche leggere che ci fanno ibernare, o di maglioni troppo pesanti che ci pizzicano, e ci fanno sudare pure l’acqua che abbiamo bevuto nel 1999, a seconda se ci troviamo in primavera o in autunno. E viviamo così, sotto milioni di strati di abiti, perché nelle mezze stagioni si sa bisogna vestirsi a cipolla, che togliamo o mettiamo a seconda se sentiamo troppo caldo o troppo freddo. Ma il cambio dell’armadio no. Non lo facciamo.

E forse sarà proprio colpa di questa riluttanza che abbiamo nei confronti del cambio dell’armadio se in autunno e in primavera le strade della nostra città vengono popolati da gente che sembra in preda a crisi di identità, se non ci stupisce vedere gente con i sandali e gente con il piumino. Che poi chissà perché… Perché detestiamo così tanto fare il cambio dell’armadio? Perché preferiamo andare in giro con anfibi e piumino quando fuori ci sono 30 gradi, pur di non affrontarlo? Cosa c’è di tanto terribile?

Perché odiamo fare il cambio dell’armadio?

Noi della redazione ce lo siamo chieste e abbiamo cercato di ipotizzare una serie di motivi, che potete trovare qui sotto.

Il cambiamento. Guardare dentro il nostro guardaroba equivale a rovistare un po’ dentro noi stessi, perché gli abiti e gli accessori che accumuliamo simboleggiano ricordi, sensazioni, esperienze e perfino paure. Il cambio armadio è quindi anche un’occasione per lasciare quello che non è più importante per noi. Per questo può a tutti gli effetti essere considerato un piccolo cambiamento, che spesso non siamo pronti ad affrontare. E se si è di indole nostalgica, la situazione diventa davvero paradossale. Si passa più tempo a ricordare, che a scegliere cosa tenere e cosa no (N.d.r. per le donne… evitatelo in preciclo). Più che un cambio armadio, diventa un trasloco di capi e accessori, che spesso rimangono inutilizzati

L’indecisione. Non si sa mai cosa buttare e cosa tenere. “No, questo lo tengo perché mi ricorda il primo bacio alle medie. Questo non posso assolutamente buttarlo, lo tendo tanto poi dimagrisco. “Questo sono sei anni che non lo metto, ma se poi mi viene voglia?” “Ma dove ho mess il blaze di velluto viola? Oddio, no. L’ho buttato la scorsa stagione. Non farò mai più un cambio dell’armadio”.

Il disordine. Come ogni cambiamento, anche quello dell’armadio, porta con sé un momento di crisi, che in questo caso equivale ad un disordine apocalittico, prima che torni il sereno, che in questo caso equivale ad un armadio non solo ordinato e con capi e accessori della stagione in corso, ma anche ripulito da tutte le cose che non usiamo più. E sappiamo bene che affrontare una crisi, anche se piccola come questa, non è sempre facile. Per questo procrastiniamo, perché non siamo pronti ad affrontare la crisi, buttando il vecchio e facendo spazio al nuovo.

La pigrizia. Fare il cambio stagione richiede voglia, ma soprattutto tempo. Motivo per cui bisogna ritagliarsi delle ore durante il weekend quando siamo liberi dagli impegni lavorativi. Ma la verità è che spesso non vogliamo sapere di sottrarre del tempo al nostro ozio (avete presente quei sabati e quelle domeniche trascorse tra il divano, la cucina e i letto? Ecco), ai nostri hobby o al nostro divertimento. Dopo tutto domani è un altro giorno e si vedrà.

 

Pinella PETRONIO

(Credit ph Pinterest, scena tratta dal film Sex and The City)