Da sempre lTorino, che è la città di chi scrive, rappresenta un’eleganza silenziosa, fatta di dettagli, cultura, architettura e personalità capaci di trasformare lo stile in identità. Non solo moda, ma un vero modo di essere.
Quando si parla di icone torinesi, il primo nome che emerge è quello di Gianni Agnelli, ma il legame tra Torino e l’eleganza nasce già nell’Ottocento quando Regina Margherita contribuì a rendere la città un centro culturale raffinato, promuovendo arte, tessuti pregiati e gusto estetico all’interno della corte reale. Una visione che ha aiutato Torino a costruire quell’immagine sofisticata e aristocratica che ancora oggi la distingue.
E Torino continua ancora oggi a reinventarsi, anche dal punto di vista della moda: atelier indipendenti, boutique storiche e designer emergenti stanno riportando il capoluogo piemontese al centro del panorama creativo italiano: una città dove il passato dialoga continuamente con il futuro, tra architetture Liberty, innovazione, sostenibilità e ricerca estetica.
Forse è proprio questo il vero stile torinese: l’eleganza senza rumore. Quella che non segue le tendenze, ma le attraversa restando sempre fedele alla propria identità.
In ordine sparso ecco alcune icone di stile torinesi o quasi
Umberto II, il re di maggio, l’ultimo re è stato sicuramente il più raffinato nei modi e nel vestire: incarnava l’ideal del principe europeo: portamento perfetto, uniformi sartoriali e modi impeccabili. Sicuramente la sua eleganza e malinconia incarnavano perfettamente il periodo: il tramonto di un’epoca.
Emanuele Filiberto, testa di ferro, per i torinesi, in dialetto “macha fer”, il restauratore è stato un guerriero statista che, con le sue armature brunite comunicava solidità al popolo A lui va il merito di aver spostato la capitale da Chambery a Torino e di aver ideato la città con le vie a scacchiera (tanto comode agli automobilisti n.d.r.)
Influencer ante litteram la Regina Margherita è riuscita a trasformare la monarchia in un brand. Celebre per le sue collane di perle fino a 28 giri, era in grado di mescolare, oggi diremmo di creare una contaminazione, tra la maestosità sabauda e la cultura popolare. Non dimentichiamoci che a lei dobbiamo il nome della pizza Margherita e anche, ancorché meno nota, della torta margherita. Quella che tutti i bambini mangiano a colazione. Almeno a Torino.
Occhialini a stringi naso (Pince-nez) e barba a collare, il Conte di Cavour è il simbolo del pragmatismo piemontese. Il primo uomo di stato moderno è il simbolo del fascino della mente. Oggi diremmo che incarna senza dubbio il maschio sapiosessuale (per ulteriori informazioni chiedere a Levante).
Musa del Vate, attrice di talento e diva sopra le righe, Eleonora Duse è stata ribattezzata la Divina. Recitava senza trucco e con abiti fluidi, incarna perfettamente l’estetica del tormento e della modernità. Diamole anche il merito di aver portato in scena e nella vita reale i drappeggi, meravigliosi artifizi in grado di nascondere le imperfezioni del corpo.
Androgina, unica e audace, Rita Pavone è una piemontese in grado di sovvertire le mode del tempo. Rappresenta a buon diritto la rottura con la femminilità tradizionale.
Infine lui, l’Avvocato. L’uomo il cui nome è pleonastico. Gianni Agnelli, ultimo erede della nuova casa reale di Torino, i padroni (almeno allora lo erano) della Fiat. Ha rotto le regole, tutte. Ha creato il grigio Torino, ha sdoganato le scarpe sportive sotto l’abito. Ha indossato l’orologio sul polsino. Lui sì, lui poteva. Ha gridato, senza essere sguaiato, la differenza tra possedere LA Fiat e possedere UNA Fiat.
E oggi?
Silvia GALLI
fonte mytorino