Di lei abbiamo già citato le migliori citazioni (leggi qui) e le fragranze che portano il suo nome (qui) ma non abbiamo mai parlato della sua vita: chi è stata Diana Vreeland?
Redattrice ed esperta di moda statunitense , la cui personalità eclettica e i cui gusti distintivi hanno caratterizzato la sua leadership di successo nelle principali riviste di moda americane durante la metà del XX secolo. Ventisei anni come direttrice di Harper’s Bazar e Dieci a Vogue , si dice che abbia portato un tocco di insolenza e umorismo alle riviste per cui lavorava trasformandone il tono.
GLI INIZI
Diana Dalziel era figlia di padre scozzese e madre americana, nella cui casa erano spesso ospiti i principali artisti dell’epoca. Nel 1914 la famiglia emigrò negli Stati Uniti per sfuggire alla Prima Guerra Mondiale e si stabilì a New York . Lì frequentò la Brearley School, studiò danza classica e visse la vita da debuttante .
Nel 1924 sposò Thomas R. Vreeland, con il quale visse ad Albany, New York, fino al 1928, a Londra fino al 1936 e in seguito a New York. Ottenne la cittadinanza naturalizzata nel 1925.
Nel 1936 Diana Vreeland iniziò a contribuire aHarper’s Bazaar pubblicò una rubrica allegramente frivola intitolata “Perché non…?”, che divenne molto popolare. Nel 1939 entrò a far parte dello staff di Harper’s Bazaar e poco dopo fu nominata fashion editor, ruolo che occupò per 23 anni. Era una personalità dominante della rivista si guadagnò il riconoscimento di una delle osservatrici più perspicaci e influenti del panorama della moda.
LA CARRIERA DA GIORNALISTA
Nel 1962 lasciò Harper’s Bazaar e si unì allo staff di Vogue , di cui divenne caporedattrice nel 1963. Sotto la sua guida, Vogue iniziò presto a riflettere il suo gusto per il nuovo, il bizzarro e l’oltraggioso.
Gli editoriali della rivista seguivano il suo stile idiosincratico , evidente in affermazioni come “Il rosa è il blu navy dell’India”.
Diana Vreeland creò il concetto di “Beautiful People”: giovani, ricchi e spensierati, internazionali ma meno esclusivi. Loro avrebbero dettato tono della moda, dell’arte e della società.
LA TERZA VITA
Perse ‘incarico di direttrice di Vogue nel 1971. Nello stesso anno fu nominata consulente speciale del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art per cui organizzò mostre seguitissime.
Fu Theodore Rousseau a nominarla, ma furono le dame dell’alta società tra cui Babe Paley e Jacqueline Onassis, ad aumentarle lo stipendio. Diana lavorò insieme alla curatrice Stella Blum per realizzare le mostre di maggior successo mai viste al Met.
La prima nel 1973: una retrospettiva dello stilista Christiano Balenciaga, a cui fece seguito nl 1974 “Romantic and Glamorous Hollywood Design”. Una mostra che registrò un record di 730.000 visitatori e rimase aperta per nove mesi all’anno. Diana realizzò mostre che promuovevano la narrazione, l’emozione e l’intrattenimento anziché la verità e la realtà, presentando oggetti storici autentici accanto a repliche, nel tentativo di condividere storie in modo più bello e ambizioso di quanto ritenesse possibile con gli oggetti indossati.
Sebbene l’illustre Met Gala fosse stato ideato nel 1948 dalla celebre pubblicista di moda Eleanor Lambert, solo con la nomina di Diana iniziò a tenersi in loco e ogni anno ebbe un tema. Iniziò con “Il mondo di Balenciaga”. Diana ebbe il merito di farlo passare da una cena a Central Park a una festa con celebrità. Lei estese l’invito a celebrità come Elizabeth Taylor, Diana Ross, Cher, Andy Warhol e Bianca Jaggar, solo per citarne alcune.
GLI ULTIMI ANNI
La sua casa, proprio come il suo guardaroba, era di dimensioni modeste e ben definita. Un appartamento in Park Avenue composto da due camere da letto, un soggiorno a L che fungeva sia da biblioteca che da sala da pranzo, e un ingresso. Suo marito, Reed Vreeland, organizzava la loro casa e le attività sociali a tal punto che, dopo la sua morte nel 1966, lei si guardò intorno e chiese : “Dov’è la cucina?”
Negli ultimi anni della sua vita scrisse un libro sulla moda, Allure e la sua autobiografia D.V.
Chiudiamo con una citazione che riassume la sua ironia e la sua saggezza: “The quickest way to show your age is to try to look young” (Il modo più veloce/ migliore per mostrare la tua età è cercare di apparire giovane.)
Silvia GALLI