E se un giorno entrassimo in un museo e trovassimo, dietro una teca, frasi come sei troppo emotiva per questo ruolo o lo sport non è cosa da donne? È da questa provocazione che prende forma il MUPA, acronimo di Museo del Patriarcato, un progetto, nato da un’idea di Actionaid, organizzazione non governativa internazionale che ha come obiettivo dichiarato quello di costruire un movimento internazionale per la giustizia sociale, economica e ambientale, che trasforma stereotipi, disuguaglianze e dinamiche di potere in reperti di un passato, che vogliamo lasciarci alle spalle. Dopo il successo dello scorso novembre a Roma, il MUPA arriva a Milano dal 7 al 21 marzo, alla Fabbrica del Vapore, dove lo Spazio Cisterne ospiterà 27 opere, di cui quattro inedite, tra installazioni interattive, diorami e oggetti d’epoca che raccontano il patriarcato come se fosse già storia.
MUPA: il museo del patriarcato
Ma che cos’è esattamente il MUPA? È un museo immaginario e insieme concretissimo, che adotta il linguaggio dell’esposizione per ribaltare la prospettiva sul presente. Qui il patriarcato non viene descritto come un fenomeno ancora radicato nella società, bensì come un sistema culturale superato, da osservare con il distacco critico che si riserva alle epoche concluse. Un espediente narrativo potente, che rende evidente come ciò che spesso consideriamo normale, come battute, abitudini, disparità sul lavoro e non solo, sia in realtà parte di una struttura che alimenta la violenza maschile sulle donne.
Il percorso espositivo
Il percorso espositivo invita il pubblico a guardare con occhi nuovi oggetti, frasi e gesti quotidiani. Dal mondo del lavoro allo spazio digitale, fino all’ambiente sportivo, emergono i meccanismi che continuano a riprodurre disuguaglianze di genere. Lo sport, in particolare, diventa un osservatorio privilegiato: spesso raccontato come neutrale e meritocratico, rivela invece stereotipi e disparità salariali che riflettono un problema più ampio.
MUPA: le opere
Tra le opere esposte allo Spazio Cisterne figurano nuove installazioni accanto ad alcune già presentate a Roma e divenute emblematiche. Come Gender pay gap reveal, che rende visibile il divario salariale attraverso una bacheca di buste paga di colore diverso, attribuite a uomini e donne a parità di mansione. Un impatto visivo immediato che traduce in immagini una disuguaglianza strutturale. O come Specchio delle mie brame, ispirata al lavoro di Michelangelo Pistoletto. In quest’opera uno specchio riflette la figura di un uomo in giacca e cravatta e che, grazie a fumetti magnetici con frasi stereotipate, permette ai visitatori e alle visitatrici di comporre diverse forme di mansplaining. Un’esperienza interattiva che smaschera, con ironia, atteggiamenti ancora diffusi.
Incontri e approfondimenti
Ad accompagnare la mostra, un programma di incontri e approfondimenti che amplia la riflessione sui contesti in cui queste dinamiche si riproducono. Il MUPA non si limita a esporre: invita a prendere posizione, a riconoscere il patriarcato per ciò che è, ovvero un sistema culturale, e a immaginare un futuro in cui possa davvero essere archiviato, come un reperto di un’epoca finalmente superata.
(Credit ph. @actionaiditalia)