Stiamo per entrare nel vivo delle festività natalizie, e seppur questo sia un anno davvero particolare per tutti, Londra cerca di essere comunque bellissima e brillare sotto la luce dorata e calda delle sue Christmas Lights.

I luoghi da visitare per immergersi davvero nella atmosfera natalizia londinese sono molteplici, e ogni anno cerco di raccontarli su “La Mia Vita A Londra” pagina che ho inaugurato a seguito del mio trasferimento nella capitale britannica: le vetrine dei negozi lungo Knightbridge, dove alla fine troviamo anche Harrods, le ghirlande alle porte delle cassette colorate di Chelsea, oppure l’opulento albero di Natale di Covent Garden o le ventiduemila luci al Churchill Arms, il pub più natalizio del mondo.

Per quanto la lista sia già lunghissima, ogni anno La Mia Vita A Londra si adorna di una scoperta in più.

Se mi chiedeste però di suggerirvi un paio di posti davvero imperdibili per godersi sino in fondo il Natale a Londra, allora vi risponderei: sono tre e sono i seguenti.

The Spirit of Christmas, forse una delle decorazioni più attese e più belle della città.

Inaugurato nel Natale del 2016, lo Spirito del Natale é gruppo di sedici Golden Angel, statue tridimensionali ciascuna caratterizzata da un’apertura alare di ben 17 metri, che quest’anno non solo illuminerà di oro una solitaria Regent Street, da Oxford Circus sino a St James, attraversando la scenografica Piccadilly Circus, ma proverà anche a “coccolare” più del solito gli animi dei londinesi.

Il Calendario dell’Avvento allestito sulla facciata del palazzo di Fortnum & Mason.

Casualità oppure idea geniale dei decoratori di F&M che l’hanno partorita, sembrerebbe proprio che la storica facciata dell’edificio a sei piani in Piccadilly Street, con le sue 24 finestre, si presti perfettamente alla particolare decorazione natalizia.

Durante il mese di Dicembre le finestra del palazzo si illuminano, una al giorno, proprio come se fossero le caselle di un gigantesco Calendario dell’Avvento.

Seguendo la tradizione dell’Inghilterra protestante del 19° secolo, il calendario si inaugura il primo Dicembre, con l’accensione della finestra che riporta il giorno 1 e che poi continua gradualmente sino a giungere alla sera del 24 Dicembre, Vigilia di Natale, quando tutte le finestre di Fortnum & Mason brilleranno di rosso e oro.

Infine, il mio luogo prediletto: la Burlington Arcade.

La Burlington Arcade è una piccola galleria di negozi molto esclusivi, un tempo per lo più gioiellerie, che collega Burlington Gardens, dietro Bond Street, con Piccadilly street, nel cuore quindi di Mayfair, uno dei più eleganti quartieri della città e che a Natale si trasforma in un luogo magico.

Inaugurata nel 1819, rappresenta non solo una delle gallerie coperte più antiche di tutta Londra, ma costituisce anche il modello dal quale architetti stranieri presero spunto per disegnare, poi, le gallerie europee tra le più ammirate oggi, comprese le nostre due splendide Vittorio Emanuele, a Milano, e Umbero I, a Napoli.

Eppure tutto ebbe inizio per tentare di contrastare l’inciviltà dei londinesi del tempo.

A metà del primo decennio del XIX secolo, Lord George Cavendish, 1° conte di Burlington, commissionò all’architetto Samuel Ware la chiusura di un piccolo passaggio, puzzolente e fatiscente, che confinava con la sua sontuosa dimora, la Burlington House, oggi Royal Academy, e il palazzo contiguo.

Ciò che non faceva proprio dormire la notte Lord Cavendish era il lungo e stretto vicolo posto al confine occidentale della sua residenza, ormai ricettacolo di cocci di bottiglie rotte e gatti morti, da cui provenivano nauseabondi effluvi che impedivano alle signore di famiglia la sosta nel giardino della villa.

Inoltre, il vicolo era anche il luogo da cui, ogni giorno venivano lanciati nel giardino del conte, oltre le mura di recinzione, decine di gusci di ostriche, al tempo cibo molto economico e comune consumato in strada, nonché amato dai londinesi.

L’architetto Ware progettó, come soluzione dell’affannosa questione, la chiusura al pubblico dell’accesso al passaggio tanto infamato grazie alla costruzione di una galleria in ferro e vetro, da destinare alla vendita di gioielli e altri articoli di moda “per la gratificazione del pubblico”, oltre che per sollevare Lady Cavendish, e altre ricche signore, da dover fare shopping nelle abituali vie della città, sporche e pericolose.

Proprio per l’incolumità delle clienti e la preziosità della mercanzia venduta nei negozi, Lord Cavendish pensò anche di reclutare dal suo reggimento, il Royal Hussars – gli Ussari – alcune guardie, denominate Beadle, che ne garantissero la sicurezza.

Tutt’oggi i beadle, in numero di quattro, si alternano all’interno della galleria, facilmente riconoscibili nelle loro uniformi vittoriane originali: alto cilindro nero e cappotto con alamari dorati, venendo a costituire cosí il corpo di polizia privato più piccolo e antico al mondo.

Una delle curiosità legate alla Burlington Arcade riguarda le stanze poste sopra i negozi, al piano superiore della galleria che, nella affamata Londra vittoriana, iniziarono presto ad essere mini-bordelli per la prostituzione.

Solitamente, quando un beadle si avvicinava troppo ad una delle stanze per un’ispezione, il “palo” dal piano terra, fischiando, avvertiva del pericolo immane. Grazie a questo fischiettare la prostituta aveva il tempo per far sparire le prove dell’attività illecita in corso.

Tutto questo perduró sino all’emendamento che sancì il divieto assoluto per chiunque di suonare strumenti musicali, cantare e fischiare all’interno della galleria.

Divieto che vige ancora oggi, per tutti, con una sola eccezione: Paul McCartney. Lui, volendo, potrebbe ancora cantare all’interno della Burlington Arcade.

Si racconta che, nei primi anni ‘80, un uomo entrò nella galleria per fare acquisti e, del tutto sovrappensiero, ignaro forse della regola, intonò un motivetto.

Immediatamente il “beadle” di turno invitò l’uomo a seguirlo fuori dalla galleria, in quanto aveva appena infranto una delle regole principali e più antiche del luogo.

Così fu. Solo all’esterno, i fan, riconosciuto l’uomo come Paul McCartney, svelarono la sua identità alla guardia che, talmente affranta e costernata per l’errore commesso (si trattava degli anni in cui i Beatles erano più amati della stessa regina Elisabetta) chiese ed ottenne per lui l’esenzione a vita dal divieto di fischiare all’interno della Burlington Arcade.

Caterina Amato

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photocredits:

1 Regent’s Street Andres Balcazar https://www.instagram.com/andresbalcazar_/
2 Fortnum Mason Angie loves London https://www.instagram.com/angie.loves.london/
3 Burlington Arcade 𝐋𝐢𝐚𝐦 𝐏𝐞𝐚𝐫𝐬𝐨𝐧 https://www.instagram.com/lundonlens/
4 Covent Garden Liam Pearson https://www.instagram.com/lundonlens/