Quasi un anno. Quasi un anno è passato da quando la nostra vita e le nostre abitudini sono state stravolte dall’arrivo del coronavirus. Un anno da quando abbiamo smesso di vestirci al mattino, prendere la macchina e andare in ufficio. Il tavolo della nostra cucina è diventato la nostra scrivania, la moka è diventata la nostra macchinetta del caffè. Quasi un anno, dunque, è passato da quando abbiamo cominciato a familiarizzare con il termine smart working. Ed in concomitanza con l’arrivo dello smart working nelle nostre vite sono arrivate anche quelle che potremmo decisamente definire scuse digitali.

Smart Working in aumento

In questa nuova normalità – fatta anche di video apertivi e didattica a distanza – secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, lo smart working è aumentato in maniera esponenziale, passando da circa 570mila impiegati nel 2019 a 6,58 milioni durante il primo lockdown, per poi arrivare verso i 5,35 milioni.

Scuse digitali

Wiko, brand di telefonia franco-cinese da sempre al passo con le nuove tendenze in fatto di tecnologia e social media, si è incuriosito del dilagare del fenomeno delle scuse digitali, e ha voluto indagare con un sondaggio condotto all’interno della sua Instagram Community. Quello che viene fuori è che l’esigenza di inventare scuse digitali nasce dal fatto che se da una parte la tecnologia ha sopperito all’impossibilità di potersi incontrare, dall’altro ha ampliato i confini temporali e il concetto di “disponibilità”.

Tutta colpa della connessione

Per questo motivo il 43% dei partecipanti alla survey ha ammesso di sentirsi sempre più in dovere di giustificarsi se non risponde immediatamente ad un input. Nasce da questo nuovo un vero il repertorio delle scuse più frequenti. Per esempio se il meeting non va come dovrebbe è ovviamente tutta colpa della connessione (66%) oppure per evitare di rispondere ad una domanda a bruciapelo si ricorre al microfono in mute (67%).

Scuse digitali: corrieri e partner

Come non citare poi tra le scuse digitali i corrieri (24%) che citofonano sempre in momenti inopportuni facendo fare tardi ad una call? O come non dare la colpa di rumori fastidiosi ai propri partner impegnati in altra call (57%), ai figli o ai propri vicini (43%)? Abusato, inoltre, secondo i membri della community di Wiko, è l’uso di sfondi improbabili per nascondere il caos nell’appartamento. Una soluzione classica e scontata per il 65% degli utenti coinvolti dal sondaggio.

A telecamere spente

Tra tanti pro e contro, uno dei vantaggi indiscussi dello smart working è sicuramente quello di non doversi presentare in ufficio di persona e di conseguenza quello di poter trascurare il proprio look, motivo per cui il 72% dei rispondenti ha ammesso di ricorrere allo stratagemma di tenere spenta la telecamera durante i meeting per evitare di mostrarsi ancora in pigiama o con outfit improbabili. E quale utilizzare fra le scuse digitali se non quella della telecamera fuoriuso?

Incremento della produttività

Nonostante le scuse, tuttavia, quello che salta agli occhi analizzando i dati è un netto incremento della produttività del lavoro svolto da remoto. La connettività e la tecnologia che in questi mesi ci hanno permesso di restare in contatto e di proseguire efficacemente il lavoro hanno i loro pro e contro come tutte le cose. La sfida per il futuro sarà quella di salvare “il buono”, recuperando i propri spazi e cogliendo solo i lati positivi della flessibilità.

P.P.