Ansia, rabbia e paura del futuro sono sempre più presenti nell’esperienza quotidiana di molti adolescenti, chiamati a confrontarsi con aspettative, relazioni complesse e un mondo digitale che influenza il modo di percepire se stessi e gli altri. Secondo il Report 2025 dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo sul Disagio Giovanile, il 24% degli studenti guarda alla propria vita con incertezza o sofferenza, mentre circa il 22% percepisce il futuro con ansia o paura. È in questo scenario che si colloca e nasce Sento dunque sono – Emozioni e identità a scuola, il progetto nazionale promosso da Unobravo ed Edulia dal Sapere Treccani per portare l’alfabetizzazione emotiva direttamente nelle classi e offrire ai ragazzi strumenti per riconoscere ciò che provano.

Sento dunque sono – Emozioni e identità a scuola

Dopo la presentazione istituzionale alla Camera dei Deputati, l’iniziativa Sento dunque sono – Emozioni e identità a scuola entra nel vivo con tre appuntamenti rivolti agli studenti delle scuole secondarie, in programma il 26 ottobre, il 12 novembre e il 3 dicembre. Gli incontri si svolgeranno in presenza nella Sala Igea di Treccani, a Roma, e contemporaneamente in streaming per le scuole di tutta Italia. Professionisti della salute mentale di Unobravo e volti del web particolarmente amati dalla Gen Z accompagneranno i giovani in un percorso dedicato alla comprensione delle emozioni e alla costruzione della propria identità.

Il calendario degli eventi in programma

Il calendario affronta tre temi centrali nell’esperienza adolescenziale. Il 26 ottobre, insieme ai Papà per scelta, si parlerà di fragilità, identità e del ruolo della tecnologia e dei social media nella crescita personale. Il 12 novembre sarà la volta di Giulia Lamarca, protagonista di un incontro dedicato alla rabbia: non un semplice comportamento da reprimere o correggere, ma un’emozione da comprendere e imparare a canalizzare in modo costruttivo. Il 3 dicembre, infine, Maurizio Merluzzo guiderà un dialogo sull’ansia, esplorandone le diverse manifestazioni, da quella sociale alla pressione legata alla performance.

Sento dunque sono – Emozioni e identità a scuola: anche una piattaforma digitale con videopillole di esperti e terapeuti

Accanto agli appuntamenti, il progetto mette a disposizione delle scuole una piattaforma digitale con videopillole di esperti e terapeuti, esercitazioni da svolgere in classe e materiali di approfondimento. Anche chi non partecipa agli incontri può avvicinarsi al tema attraverso Emozionario – Il non dizionario delle emozioni, realizzato da Unobravo per esplorare le sfumature di alcune espressioni entrate nell’uso comune. L’obiettivo è offrire a docenti e studenti occasioni concrete per parlare di vissuti spesso difficili da riconoscere e comunicare, trasformando l’educazione emotiva in una parte integrante dell’esperienza scolastica.

Sviluppo dell’intelligenza emotiva

L’urgenza di questo percorso trova conferma anche nel MINDex 2026 di Unobravo: quasi 6 italiani su 10 dichiarano di non essersi sentiti supportati dalla scuola nello sviluppo dell’intelligenza emotiva, mentre il 51% ammette di non avere oggi gli strumenti necessari per gestire le proprie emozioni. Un vuoto educativo che, secondo Danila De Stefano, CEO e founder di Unobravo, richiede di ripensare il ruolo della psicologia, andando oltre l’intervento sui problemi già manifesti.

Sento dunque sono: imparare a riconoscere i propri stati d’animo

«Quando si pensa alla psicologia – afferma Danila De Stefano, CEO e founder di Unobravo – molto spesso ci si concentra solo sulla terapia, o comunque sull’incontro con un professionista per risolvere problemi già esistenti e più o meno gravi. In realtà, la psicologia deve essere inquadrata in un contesto molto più ampio, che include e mette al centro l’educazione e la prevenzione». Imparare a riconoscere i propri stati d’animo fin dall’infanzia rappresenta, infatti, un passaggio fondamentale per sviluppare consapevolezza e capacità di gestione. «Prevenire significa insegnare alle persone, fin da bambini, a riconoscere i propri stati d’animo», prosegue la De Stefano. «Significa sapersi chiedere: ‘È rabbia quella che provo? E perché la provo?’, per poi imparare a gestirla».

Dare un nome a ciò che si sente diventa così il primo passo per comprendere se stessi

Quando manca questa consapevolezza, le emozioni possono tradursi in comportamenti difficili da controllare e compromettere le relazioni. «Se questi passaggi, all’apparenza banali, non avvengono, il rischio è che la rabbia venga semplicemente ‘agita’, sfociando potenzialmente in aggressività», conclude la fondatrice di Unobravo. «Le emozioni non gestite sono alla base di numerosi fenomeni quali bullismo, mobbing, discriminazione o violenza di genere». Dare un nome a ciò che si sente diventa così il primo passo per comprendere se stessi, costruire relazioni più consapevoli e prevenire forme di disagio che coinvolgono l’intera comunità scolastica.

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