Pubblicare sui Instagram la prima parolina, il primo giorno di scuola qualcosa di divertente e ridicolo può, ormai, sembrare un gesto spontaneo e naturale per ogni genitore.
Tuttavia, dietro questi momenti di condivisione, si cela un nuovo fenomeno che sta accendendo forti dibattiti sulla genitorialità nel 21° secolo: lo sharenting.
Il termine nasce dall’unione di “share” (condividere) e “parenting” (genitorialità) ed indica la pratica che spesso sfocia in una vera e propria ossessione di condividere online , soprattutto sui social, immagini e informazioni dei figli minorenni.
Un’azione ormai ampiamente normalizzata: uno studio pubblicato su Frontiers in Education nel 2022 rivela che oltre il 75% dei genitori europei pubblica regolarmente contenuti sui propri figli e l’EPA segnala che l’81% dei bambini nei Paesi occidentali è presente online prima dei due anni, con punte del 92% negli Stati Uniti e una lieve riduzione in Europa al 73%.
Fermiamoci un attimo a riflettere su questi dati.
In media, ogni anno, i genitori condividono online circa 300 foto dei loro figli, spesso senza essere pienamente consapevoli dei rischi che stanno correndo.
Ogni foto del vostro bambino lascia una traccia indelebile sul web: i contenuti possono essere usati in contesti davvero pericolosi, manipolati o diffusi al di fuori del controllo dei genitori.
Non è un’esagerazione: è la realtà. Un’indagine australiana ha mostrato che il 50% del materiale illecito rinvenuto proveniva proprio da immagini condivise dai genitori sui social.
Altri pericoli altrettanto delicati includono l’adescamento digitale, l’accesso a dati sensibili o il furto d’identità. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa, inoltre aumenta anche il rischio che le immagini dei minori vengano manipolate e trasformate in deepfake.
Ma gli effetti negativi dello sharenting possono anche essere profondamente psicologici: crescendo, i bambini potrebbero provare vergogna o imbarazzo per ciò che è stato condiviso dai propri genitori, ed eliminare ogni traccia di quei contenuti è più difficile di quanto si pensi.
Pensiamoci: qual è la vera ragione che ci spinge a condividere le foto dei nostri bambini sui social? Ne vale davvero la pena?
SGa