In un’epoca in cui WhatsApp sostituisce il bar sotto casa e le telefonate si contano sulle dita di una mano, gli studiosi Jeffrey Hall e Andy Merolla ci propongono una rivoluzione tanto semplice quanto controcorrente: ricostruire il nostro “bioma sociale”, ma di che si tratta? Di una rete quotidiana di connessioni vere e varie, fatte di piccoli scambi, chiacchiere leggere e conversazioni profonde (che si fanno offline!)

Un articolo di Vox redatto dalla giornalista  Allie Volpe ci ha fatto conoscere questo nuovo concetto che è stato analizzato in un libro appena uscito nel mercato americano. Si intitola The Social Biome e gli esperti Hall e Merolla sostengono che la salute delle nostre relazioni si costruisce proprio come quella di un ecosistema: con varietà, costanza e… un pizzico di chiacchiera da ascensore.

Tra i suggerimenti pratici riportati nel testo abbiamo delle azioni semplici che potremmo mettere in pratica da subito:

Parlare con gli sconosciuti: un “ciao” al barista o quattro chiacchiere con il cassiere aumentano il benessere personale più di quanto immaginiamo.

Cercare una conversazione di qualità al giorno: non serve organizzare cene pantagrueliche, basta anche una telefonata vera, un “come stai” sincero.

Non sottovalutare il piccolo talk: il chiacchiericcio leggero, spesso disprezzato, ha un valore nascosto nel farci sentire parte di una comunità.

Diversificare gli interlocutori: frequentare solo i “nostri simili” impoverisce la nostra capacità di comprensione del mondo. La cosiddetta ‘bolla’ che ci rende sempre più chiusi e meno propensi al dialogo.

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Riusciamo ancora a fare amicizia offline?

Per fortuna viviamo in Italia, questo fa subito pensare ai ritmi più umani di certi paesi di provincia o alla socialità calorosa del Sud rispetto a quello che si dice dell’arrivismo americano e della ‘freddezza’ del Nord Europa. Qui da noi spesso basta sedersi al tavolino di un bar per entrare in una conversazione collettiva senza sapere bene come è iniziata.

Eppure anche qui, complici smart working, solitudini urbane e la tentazione perpetua delle notifiche degli smartphone, rischiamo di chiuderci nelle nostre comfort zone sociali. Uscirne richiede sforzo. Qualche esempio pratico? Scegliere di telefonare anziché mandare un vocale, fermarsi a fare due chiacchiere invece di mandare una reaction su Instagram.

L’idea di Hall e Merolla è disarmante nella sua semplicità: per sentirsi meno soli non servono grandi cambiamenti, ma piccoli gesti, ripetuti ogni giorno. Investire nella nostra biodiversità relazionale – come in un orto che cresce solo se curato giorno dopo giorno – può renderci più felici, più curiosi, persino più resilienti. Quindi oggi, magari, proviamo a dire un “ciao” in più. Non si sa mai: potremmo scoprire una parte di mondo e di noi che non avevamo ancora scoperto…

MaZ

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