Negli ultimi mesi, se non di più, sui social si moltiplicano i contenuti che mostrano donne perfettamente vestite, con un’estetica curata e retrò, immerse nella preparazione di pasti casalinghi, nella cura della casa e della famiglia. Sono state definite tradwives o tradwifes, dall’inglese “traditional wifes” che significa mogli tradizionali. Si tratta non proprio solo di un’estetica o di una incredibile amore per la cucina ma di un movimento che promuove il ritorno ai ruoli di genere tradizionali. C’entra certamente anche il ritorno al potere di Trumph, alla filosofia machista di Musk e a tutta quella fetta di popolazione che si sente sopraffatta dal movimento femminista.
Le tradwives: nostalgia o strategia?
Le tradwives sostengono uno stile di vita basato sulla dedizione totale alla famiglia, con l’uomo capofamiglia e la donna dedita alla casa e ai figli. Questo modello è spesso accompagnato da una forte estetica vintage, che richiama l’immaginario delle casalinghe degli anni ‘50. Sembra proprio che la diffusione di questi contenuti non sia così casuale: il fascino nostalgico della “brava moglie” è alimentato da narrazioni social che romanticizzano il passato, omettendo le disuguaglianze e le limitazioni che caratterizzavano il nostro lontano – ma non così lontano – passato.
Ballerina Farm e il sogno (costruito) della vita rurale
Uno degli esempi più noti è quello di Ballerina Farm, un profilo Instagram e TikTok seguito da milioni di persone, che racconta la vita idilliaca di una famiglia americana in una fattoria, tra pani fatti in casa e allevamenti sostenibili. La fondatrice, Hannah Neeleman che incarna l’immagine della perfetta tradwife: bellissima, sorridente, elegante, immersa in una dimensione quasi fiabesca. Ha almeno 7/8 figli e probebilmente non si fermerà a questo numero. Tuttavia, emergono dettagli che svelano la costruzione mediatica del fenomeno: Hannah non è una semplice contadina, ma un’ex ballerina professionista con un passato nei concorsi di bellezza e, soprattutto, membro di una ricca famiglia molto benestante e influente in America. Insomma non è solo una questione di amore per gli animali e per i cibi sani, c’è anche una forte strategia di marketing per massimizzare gli utili del busness di famiglia.
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Nara Smith: l’eleganza della tradwife contemporanea
Un altro esempio emblematico è Nara Smith, ex modella di origini tedesche e sudafricane, moglie del modello Lucky Blue Smith e madre di due bambini. I suoi video, dove cucina con una cura meticolosa e presenta piatti preparati da zero in una cucina da sogno, hanno conquistato milioni di follower. Il fascino di Nara non risiede solo nella sua estetica impeccabile, ma anche nella narrazione di una vita perfetta e armoniosa. Tuttavia, si dice che lei e suo marito appartengano alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (i Mormoni), una religione nota per le sue posizioni conservatrici e i rigidi ruoli di genere. Belli gli abiti, molto meno belli i diritti calpestati del sesso femminile. Di persone gay o queer poi non ne parliamo.
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Perché proprio ora? Il contesto storico e sociale
Il ritorno di questi ideali di femminilità tradizionale avviene in un periodo storico particolare come questo. Coincidenze? Non proprio. La società moderna impone alle donne un ritmo frenetico, tra carriera e famiglia, alimentando la nostalgia di un passato apparentemente più semplice. La crisi economica, la pandemia e l’incertezza globale spingono molte persone a cercare sicurezza in modelli tradizionali. Inoltre, il movimento delle tradwives è sostenuto da ideologie conservatrici, spesso connesse a gruppi religiosi e politici che vogliono riproporre ruoli di genere rigidi. La rabbia, la disuguaglianza sociale e l’analfabetismo funzionale fanno il resto. Si ragiona con la pancia e non più con la testa.
Oltre il contenuto: leggere tra le righe dei social
Lo dovremmo sapere è appena venuta fuori l’ennesima storiaccia triste dei Ferragnez. Ciò che vediamo sui social non è mai una realtà oggettiva, ma una narrazione costruita. I video delle tradwives trasmettono l’idea di una vita idilliaca e rassicurante, ma non mostrano le implicazioni reali di questo modello. Non parlano della dipendenza economica, delle limitazioni imposte alle donne in contesti tradizionali, né della pressione psicologica di un ideale di perfezione irraggiungibile. Giusto per citare i diritti basilari calpestati. Basta leggere un qualunque libro che parla della condizione della donna per rendersene conto. Dobbiamo sempre chiederci: chi sta promuovendo questi contenuti? Quali valori stanno veicolando? La visione della donna come angelo del focolare è davvero una scelta libera o è una strategia per riportare in auge ideologie patriarcali?
Il fenomeno delle tradwives è affascinante e complesso proprio come la nostra società. Da un lato, è una scelta di vita che alcune donne rivendicano con orgoglio. Dall’altro, è un’operazione mediatica che può nascondere implicazioni culturali e ideologiche più profonde. Nell’era dei social media, è fondamentale sviluppare uno sguardo critico su ciò che vediamo, per distinguere tra realtà e rappresentazione, tra libertà e condizionamento sociale e social.
MaZ