Ottant’anni e non sentirli. Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega è il titolo della mostra che accompagna le celebrazioni del più importante riconoscimento letterario italiano, ma anche la fotografia perfetta di un premio che, arrivato al traguardo del 2026, continua a essere molto più di una semplice competizione tra romanzi. Il Premio Strega è diventato negli anni uno specchio dell’Italia, delle sue trasformazioni culturali, dei suoi entusiasmi e delle sue contraddizioni. Nato nel 1947 nel salotto di Maria e Goffredo Bellonci, in un Paese che usciva dalla guerra con il desiderio urgente di ricostruire non soltanto le città, ma anche il proprio immaginario collettivo, lo Strega ha attraversato generazioni di scrittori, editori e lettori accompagnando l’evoluzione della narrativa italiana contemporanea.

Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega

Ottant’anni significano attraversare epoche, movimenti letterari e cambiamenti sociali profondi. Non a caso il claim scelto per questa edizione è Quasi una vita, perché il Premio Strega ha saputo raccontare il Paese mentre il Paese cambiava. Dai grandi autori del dopoguerra fino alle voci più contemporanee, ogni vincitore ha lasciato una traccia precisa nella memoria culturale italiana, trasformando il premio in una sorta di archivio emotivo collettivo.

Letteratura e industria editoriale

Nel corso del tempo il Premio Strega ha mantenuto intatto il proprio prestigio pur evolvendosi continuamente. Ha saputo restare fedele alla tradizione aprendosi però a nuovi linguaggi, nuove sensibilità e nuove generazioni di lettori. E se ancora oggi continua a monopolizzare il dibattito culturale è anche grazie alla sua capacità di tenere insieme letteratura e industria editoriale, ricerca narrativa e mercato. Le polemiche, le discussioni e i confronti che ogni anno accompagnano la competizione fanno ormai parte del suo stesso mito, contribuendo a mantenerlo vivo e centrale.

Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega: l’esposizione

Le celebrazioni per l’ottantesimo anniversario segnano anche un passaggio simbolico importante. La storica finale lascia Villa Giulia per approdare in Campidoglio, mentre il MACRO di Roma ospita proprio la mostra Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega, un percorso espositivo, curato da Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, che racconta la storia del premio attraverso fotografie, documenti, libri e materiali provenienti da Casa Bellonci. Un viaggio che intreccia letteratura, costume e società, mostrando come lo Strega sia diventato nel tempo un fenomeno culturale capace di andare ben oltre il mondo editoriale.

Un premio che ha man mano ampliato il proprio universo

Parallelamente, il Premio Strega ha ampliato il proprio universo con sezioni dedicate ai giovani, alla poesia, alla saggistica e alla letteratura europea, dimostrando la volontà di dialogare con pubblici sempre più ampi. Una trasformazione che riflette il desiderio di mantenere la narrativa al centro della conversazione contemporanea anche in un’epoca dominata dalla velocità e dalla frammentazione dei contenuti.

Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega

Ed è forse proprio questo il segreto della sua longevità: il Premio Strega continua a trasformare i libri in eventi collettivi, riportando ogni anno la letteratura al centro del dibattito pubblico. Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega non celebra soltanto un anniversario, ma racconta la capacità di un premio di attraversare il tempo senza perdere la propria rilevanza, continuando ancora oggi a interpretare l’Italia attraverso le sue storie.

 

P.P.