“Donne al volante pericolo costante“. “Guarda come guida, sarà sicuramente una donna“. O, ancora, “Cara, vuoi che ci pensi io a parcheggiare?“. Questi sono solo alcuni dei luoghi comuni e delle frasi che le donne si sentono rivolgere quando sono al volante. Infatti, nonostante i progressi compiuti in termini di emancipazione, permangono ancora sfide e bias culturali che possono incidere sulla vita personale e professionale delle donne: dal gender pay gap agli stereotipi legati a donne e guida.
Donne e guida: certi stereotipi persistono ancora?
E in occasione dell’avvicinarsi della Giornata Internazionale della donna, CamperDays, piattaforma leader in Europa per il noleggio camper, ha voluto analizzare il rapporto tra donne e guida, esplorando come questa influisca su libertà, indipendenza e percezioni sociali, attraverso uno studio condotto in collaborazione con l’istituto di ricerca Censuswide. L’indagine evidenzia come gli stereotipi di genere legati alla guida stiano lentamente cambiando, senza però essere del tutto superati. Un quarto dei rispondenti (25%), infatti, riconosce che questi luoghi comuni siano ancora diffusi nella società, seppur in misura minore rispetto al passato. Una quota simile (24%) ritiene che, oltre a persistere, continuino a generare pregiudizi verso le donne e guida. Per il 26% degli intervistati, invece, gli stereotipi esistono, ma non influenzano più i comportamenti concreti.
La visione della Gen Z
Non sorprende che la Gen Z sia la generazione più consapevole della persistenza degli stereotipi: il 40% dei giovani intervistati segnala che tali pregiudizi rimangono radicati nella società. Più attenti all’impatto del linguaggio e delle rappresentazioni culturali, i GenZer riconoscono con maggiore facilità la presenza di stereotipi negativi.
Donne e guida: a piccoli passi verso la parità
Quando si parla di differenze di genere al volante, la maggioranza degli intervistati concorda sul fatto che l’esperienza di guida sia individuale e non determinata dal genere (49%). Un 31% attribuisce le differenze alla personalità più che al genere, mentre solo il 18% le associa a fattori socio-culturali.
La guida come strumento di empowerment femminile
Nonostante l’aumento di fenomeni come la “petrol station anxiety” e la “refuel anxiety” (traducibili in italiano come “ansia da stazione di servizio” e “ansia da pompa da benzina”, ossia in senso traslato, l’“amaxofobia”, la paura di guidare), la guida resta un potente simbolo di indipendenza per le donne. Secondo la survey, per il 44% degli intervistati la mobilità individuale rappresenta controllo sulla propria quotidianità e autonomia; tra le donne il dato sale al 50%, mentre nella Gen Z raggiunge il 49%. Tra i benefici principali si segnalano anche maggiore fiducia in sé stesse (33%), minore dipendenza da altri o dai trasporti pubblici (32%) e incremento della percezione di sicurezza, soprattutto negli spostamenti notturni o in solitaria (27%).
Donne e guida
Nonostante il 71% del campione non nutra alcuna apprensione nei confronti delle donne e guida, i dati mostrano che la guida resta ancora fortemente associata agli uomini: nella maggior parte dei viaggi on the road futuri, infatti, il volante sarà gestito prevalentemente da uomini (68%), mentre le guidatrici continueranno a essere una minoranza (16%). La strada, è proprio il caso di dirlo, rimane ancora lunga…
Ph. Courtesy of CamperDays – Pexels