«Anche nel mio blog si vede questo mio interesse verso uno stile di vita ecologico, verso l’ambiente, il verde. Si legge la mia voglia di impegnarmi per un cambiamento. Le due passioni vivevano contemporaneamente, poi sono andate integrandosi. Adesso ne parlo tantissimo. Sono orgogliosa di vedere questo lavoro sulla carta stampata», ci spiega Filippa. Sta presentando il libro “Io Pedalo, e tu?” che sta spopolando in libreria.

A quanti anni ha avuto la prima bicicletta?
L’ho sempre avuta: prima era il triciclo.

Come mai la presentazione del suo libro in una boutique di moda come quella di Francesco Moreschi?
Ci lega una bella amicizia. Ci siamo conosciuti ad uno dei tanti eventi organizzati nel mondo della moda ed abbiamo scoperto di condividere pressoché gli stessi interessi. Lui ama la bici, io amo le scarpe: abbiamo capito subito di nutrire dei punti in comune e così abbiamo cominciato a collaborare. Prima mi ha realizzato una bicicletta su misura bellissima, personalizzata, ed io indosso volentieri le sue creazioni.

Ma lei sa ripararsi la bicicletta?
Certo! In Svezia siamo abituati a fare tutto da soli. Quando sono a casa, mia mamma mi chiede persino di riparare le tegole del tetto o spalare la neve. Io le dico: «Mamma, ma io in Italia lavoro in televisione» – «non me ne frega niente, vai a cambiare…» (ride, N.d.r.) quindi riparare la ruota non è niente di che, anche se adesso posso fare gli occhi dolci al mio negoziante di biciclette di fiducia, quello del quartiere, che mi aiuta più che volentieri.

Quante bici ha?
Ho tre city bike, senza marce né alcuna tecnologia. Mi piacciono i modelli molto semplici, quasi quelli “della nonna”, anche un po’ brutti: mi piace fotografare quelli che trovo in giro, abbandonati. Mi piace proprio come idea di oggetto: trovo sia interessante anche dal punto di vista estetico.

Nel suo libro ha coinvolto un sacco di personaggi, dal compagno Daniele Bossari all’amico e deejay Nicola Savino, persino la sua mamma, Margaretha Lind, ma la bicicletta può fortificare il rapporto di coppia?
Sì, e le dico di più. Daniele all’inizio era “il pigro della famiglia”, era un amante dei motori non della bici. Dopo tanti anni l’ho convinto a comprarsi una bicicletta. Ne ha scelta una dalla pedalata assistita, ma poco importa: per me era importante che lui iniziasse a pedalare ed oggi, tutti i giorni, mi ringrazia per avergli fatto scoprire questo mezzo così antico ma così moderno, e ci regaliamo delle gite insieme. Abbiamo trovato anche un punto in comune dove ci troviamo veramente bene: pedaliamo insieme e l’uso della bicicletta ci lega ancora di più.

Come è nato il vostro amore?
Sul lavoro, quando lui conduceva Fuego ed io Candid Angels. Mi avrà intervistato tre volte in un mese, non sapeva più cosa chiedermi e lì è nata un’amicizia: allora lui era legato ad un’altra persona, io anche, ma quel rapporto stava finendo. Abbiamo vissuto un’estate in amicizia, piena di messaggi, lettere, sms, in cui lui era molto poetico. Poi ci siamo rivisti e non ci siamo più lasciati. Questo accadeva 12 anni fa.

Però non vi siete mai sposati…
No, non perché non creda nel matrimonio: siamo solo pigri, non riusciamo ad organizzarci. Le nozze non sono qualcosa a cui pensiamo in maniera insistente: siamo molto legati, abbiamo una figlia insieme, condividiamo ogni momento delle nostre giornate quindi non sentiamo il bisogno di un anello. Siamo molto riservati ma siamo anche poco mondani. Forse dei due sono io quella a cui piace di più uscire, amo la moda, amo il design, approfitto delle Settimane speciali per partecipare e coinvolgere anche Daniele, ma su di noi ci sono sempre state poche chiacchiere. Questo perché puoi anche scegliere di non essere nel cuore del ciclone del gossip: basta non frequentare i ristoranti, i luoghi di villeggiatura dove sai che ci sono i fotografi. Ci piacciono i posti dove siamo solo noi.

Magari in bicicletta. E quindi: quali sono i suoi rimedi di bellezza, oltre alla pedalata?
Dedico abbastanza poco tempo alla bellezza ma sono molto attiva. Dedicare tempo allo sport e soprattutto divertirsi quando lo si pratica ha un effetto subito visibile nel fisico: nel viso più luminoso, nella percezione di se stessi come più forti. Non è una questione per dimagrire, bensì per sentirsi grintose. L’importante non è trasformarsi in una maschera come tutte le altre; non curare solo l’aspetto esteriore ma soprattutto quello interiore è ciò che fa la differenza. Non voglio avere un mascherone come molte donne che si assomigliano tutte. Le rughe arrivano, ci sono già, ahimé ci conviviamo. Sa cosa le dico: voglio avere il viso di una donna che nella sua vita ha riso molto.

Paola PERFETTI

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