Si celebra domenica 12 aprile il 65 esimo anniversario della missione dell’uomo sulla luna. Oggi un’altra missione è in corso: Artemis.
Yuri Gagarin cosmonauta, aviatore e politico sovietico, primo uomo a volare nello spazio, portando a termine con successo la propria missione il 12 aprile 1961 a bordo della Vostok 1 segnò una pietra miliare nella corsa allo spazio.
Confrontare il volo di Yuri Gagarin con l’attuale programma Artemis significa osservare come l’umanità sia passata dal semplice “uscire di casa” al progetto di costruire una “residenza estiva” nel cosmo.
Possiamo descrivere Gagarin come l’esploratore solitario, un uomo chiuso in una piccola sfera di metallo che guarda la Terra per la prima volta dall’alto, provando una meraviglia che nessun essere umano aveva mai conosciuto.
Al contrario, le missioni Artemis sono un lavoro di squadra globale. Non c’è un solo eroe, ma un gruppo eterogeneo di uomini e donne che portano con sé le speranze di intere nazioni, connesse in tempo reale con miliardi di persone sui social.
Il volo di Gagarin nel 1961 fu un’impresa eroica di sopravvivenza tecnica. Le missioni odierne, come Artemis II, rappresentano invece l’inizio di una presenza umana sostenibile e scientifica nello spazio profondo.
Il volo di Gagarin sulla luna risentiva della Guerra Fredda (una corsa frenetica per arrivare primi e piantare una bandiera). Artemis è il tentativo di trasformare lo spazio in un’estensione della nostra casa. Gagarin è stato il turista che ha fatto un giro veloce. Gli astronauti di oggi sono i pionieri che stanno costruendo le fondamenta di un villaggio dove un giorno potremmo vivere.
Ci piace riportare un paragone interessante trovato in rete.
“Se Gagarin è stato il primo uomo a sporgersi dalla finestra per guardare l’universo, la missione Artemis è il passo deciso oltre quella soglia. Nel 1961 cercavamo di capire se lo spazio fosse un posto abitabile; oggi ci torniamo non come visitatori, ma come residenti.”
Silvia GALLI