Ogni giorno è la stessa storia: mentre accompagniamo nostro figlio a scuola, pulito, ordinato e in orario, incrociamo, sulla strada del ritorno, la solita mamma affannata che corre verso il cancello quando ormai la campanella è suonata, e suo figlio la segue sconsolato e a disagio.

E noi, mamme puntuali, cosa pensiamo? Le parole nei confronti di quella mamma non sono mai comprensive, ma sempre ed inesorabilmente negative e biasimevoli.
Noi giudichiamo, senza sapere il motivo per cui quella donna è in ritardo, senza pensare che anche lei, nel suo profondo, mentre si sforza per arrivare in orario, è sommersa dai sensi di colpa perché, nella fretta, si è dimenticata di firmare la giustificazione sul diario del figlio e non ha messo nel suo zaino la merenda per la ricreazione.

Pensiamoci bene: se protagonista fosse un papà, e non una mamma, avremmo ugualmente il dente avvelenato? Forse no, e, anzi, abbozzeremmo anche un sorriso divertito nei confronti di un padre che, benché in ritardo, sta portando a scuola suo figlio, come se stesse facendo un’impresa titanica.

Ad un uomo è più facile perdonare una dimenticanza, quando si tratta di faccende domestiche o dell’accudimento di un figlio, perché sembra che tutto gli sia concesso per il solo tentativo di farlo e mettersi alla prova, mentre ad una donna non si perdona nulla, in nessun campo. Una donna deve essere efficiente sempre, a casa e al lavoro.

Questo è solo un esempio di un modo di pensare così radicato nella nostra società da non essere considerato neppure lontanamente un problema, mentre, invece, lo è eccome.

Di questo, e di molto altro relativo alla disparità di genere, si parla nel libro di Lucia Giovannini “Il potere del pensiero femminile”, dove l’autrice esorta le donne, tutte, e non solo quelle appartenenti alla società occidentale, a riprendersi i loro pensieri primordiali, quelli più veri e sinceri, tenuti sopiti dall’educazione, che ancora oggi condiziona le nostre scelte ed impedisce di essere felici e realizzate.

Noi di Bellaweb abbiamo letto il libro e ci è talmente piaciuto che abbiamo voluto fare qualche domanda a Lucia Giovannini. Ecco quali sono state le sue illuminanti risposte.

Leggendo il suo libro “Il potere del pensiero femminile”, emerge che, spesso, siamo noi donne ad imporci determinati comportamenti, assecondando così i clichè che da centinaia di anni vogliono relegare il sesso femminile ad un ruolo secondario rispetto ai colleghi maschi. Ciò significa che il cambiamento è possibile solo se viene da noi stesse?

Esattamente. Il vero cambiamento, quello duraturo, avviene solo se parte da dentro. Sono i nostri condizionamenti che ora dobbiamo riconoscere e vincere. Come scrivo nel libro, nell’ultimo secolo le porte della gabbia che intrappolava il femminile sono state aperte, ma ho la netta sensazione che facciamo lo stesso fatica a uscirne.
Ora i condizionamenti sono più sottili, e quindi invisibili. Infatti non hanno a che fare solo col “dove siamo” nel mondo del lavoro, ma col “come siamo” e soprattutto “come stiamo” in quanto donne e come ci relazioniamo con gli uomini, tra di noi, come parliamo, ci muoviamo, come usiamo il nostro tempo e la nostra energia. Insomma, credo che nonostante sia stato già fatto molto, ci sia ancora tanto da fare!covergiovannini

In che modo si può attuare tale cambiamento, se anche per le donne più emancipate risulta difficile venir meno a retaggi che, benchè siano antiquati, sono difficili da sradicare?

Il primo passo è sempre quello della consapevolezza, del renderci conto che questi condizionamenti ancora esistono proprio nella nostra vita.
Spesso infatti non ce ne accorgiamo, così come un pesce non si accorge di esser nell’acqua.
Spesso ci pare normale che sia la donna ad occuparsi maggiormente della casa e dei figli, e che se l’ uomo aiuta in casa siamo fortunate e lo faccia come un regalo, un favore. Spesso ci pare normale che vengano prime le esigenze del resto della famiglia che le nostre, che se c’è un uomo in famiglia sieda a capotavola o che i nomi delle strade siano principalmente dedicate a uomini..o che quando rimaniamo incinta del terzo figlio gli amici chiedano a noi “Ora come farai col lavoro? Continui o smetti?” e non al nostro compagno.

Il senso di colpa, con cui convivono le donne, soprattutto se impegnate su più fronti, fa parte dell’educazione ricevuta, che le vuole sempre perfette ed impeccabili, come madri, come mogli e come lavoratrici?

Sì, è questa è una delle trappole. Il mito di wonder woman infatti ci porta poi a non sentirci ma i all’ altezza di questo stardand irrealistico ed impossibile che ci viene presentato

Abbattere i condizionamenti che fanno parte della quotidiana vita di una donna è arduo, se gli uomini non le accompagnano in questo processo. Come si può sensibilizzare il sesso maschile nei confronti di questa problematica?

Imparando a chiedere in maniera chiara, senza aspettarci che il nostro compagno ci legga il pensiero e anche accettando che ci aiuti facendo le cose a modo suo, riempiendo la lavastoviglie in modo diverso da come l’ avremmo fatto noi, stirando le camicie ( anche la nostra nuova preferita) a suo modo…insomma lasciando andare il controllo.

Quale esempio porterebbe a coloro che sono convinti che, al giorno d’oggi, la disparità di sessi è ormai acqua passata?

Basta andare in qualsiasi azienda e vedere quante donne siedono in consiglio amministrazione,
basta vedere quanti presidenti di una nazione donna ci sono al mondo,
basta vedere quante donne lasciano il lavoro al primo, secondo, terzo figlio e viceversa quanti uomini,
basta leggere quante storie di violenza ci sono ancora nel mondo ( e anche in Italia) sulle donne.

Quanta strada dobbiamo fare ancora noi donne per arrivare ad imporre la nostra vera personalità e le nostre vere aspirazioni, senza più alcun tipo di condizionamento?

Penso ce ne sia ancora tanta. Ma sono speranzosa perché tutto il lavoro che ognuna di noi fa su se stessa va a portare beneficio alle prossime generazioni. Come scrivo nel mio libro infatti “Come possiamo insegnare ai nostri figli (e soprattutto alle nostre figlie) ad amarsi, rispettarsi, a credere in se stessi se noi per prime non lo facciamo?“.

I bambini oltre ad ascoltare quello che diciamo, osservano attentamente come ci comportiamo e sono i primi a notare se tra i due livelli della comunicazione ci sono incongruenze.
Come possiamo raccomandare ai nostri figli di essere felici se non lo siamo noi per prime? (pensiamo forse che “io non sono stata felice ma almeno voglio che tu lo sia” non generi sensi di colpa in loro?)

Come possiamo pretendere che i nostri figli sappiano esprimere i loro bisogni, difendere le loro idee senza diventare dei prevaricatori, siano proattivi, se tutte queste cose non le sappiamo fare noi?
Come possiamo sperare che trovino la loro strada se non siamo in grado di farlo noi?

Prima del decollo negli aerei vengono mostrate le istruzioni per il viaggio. E fanno più o meno così: “In caso di mancanza di ossigeno, una maschera scenderà direttamente dallo scomparto posto sopra di voi. Se viaggiate con bambini indossate PRIMA VOI la maschera, poi aiutate i vostri figli ad indossarla”.
Traduzione per la vita di tutti i giorni: in casi di mancanza di ossigeno (energia, tempo, ecc) fate tutto ciò che serve per tornare prima in equilibrio voi. Solo così potrete aiutare i vostri figli. Se il nostro contenitore dell’amore, della serenità, della pace è vuoto, come possiamo continuare a nutrire i nostri cari?

Vera MORETTI