L’abbiamo capito: la tecnologia non è più solo un mezzo, è diventata una terza presenza costante nelle nostre relazioni. Se una volta erano i bigliettini nascosti nelle tasche a tenere vivo il desiderio, oggi sono le notifiche a ricordarci chi ci pensa. Ma la domanda resta: quanto siamo davvero pronti a far entrare smartphone, AI e realtà mista nelle stanze più intime della nostra vita?
Il Futurist Report 2025 di Lelo ci regala una radiografia sorprendente, mettendo a confronto Baby Boomer, Gen X, Xennial, Millennial e Gen Z. E, contro ogni aspettativa, non sono i più giovani i più entusiasti della rivoluzione digitale in camera da letto.
Addio cliché: anche i Boomer cliccano
Chi ha detto che gli over 60 sono “tecnofobici”? I dati raccontano un’altra storia. Ben il 39% dei Baby Boomer e quasi la metà della Generazione X si dice a proprio agio nell’usare la tecnologia per arricchire la vita sessuale. Certo, lo fanno con strumenti diversi: Facebook resta il loro terreno di gioco, mentre le app di dating li attraggono meno (solo il 18% dei Boomer le utilizzerebbe). Ma attenzione: Google e persino i siti porno sono ormai opzioni consolidate anche per loro.
La sorpresa? Alla fine, non c’è un vero divario generazionale così netto. Anzi: gli anziani si stanno adattando più in fretta di quanto pensassimo, forse proprio perché hanno imparato che la tecnologia non è un nemico, ma un alleato per restare connessi.
Xennial, i pionieri romantici del digitale
Tra le righe del report c’è un dettaglio che brilla: gli Xennial. Una micro-generazione spesso ignorata, cresciuta con i pomeriggi analogici e diventata adulta nel mondo dei social. Sono loro, a sorpresa, i veri “romantici tech”. Il 64% dichiara di sentirsi a proprio agio nell’integrare tecnologia e intimità, praticamente al pari dei Millennial e persino più della Gen Z.
Cosa significa? Che forse chi ha conosciuto il mondo “prima di internet” ha più strumenti per vivere quello digitale con equilibrio. Gli Xennial usano le app di incontri, inviano messaggi hot, ma mantengono anche un rispetto per la privacy che le generazioni nate con TikTok hanno quasi dimenticato. Sono, insomma, la prova vivente che ibridare vecchio e nuovo può creare un modo più maturo di vivere l’intimità online.
Realtà mista, avatar e robot: futuri (troppo) vicini
Se il presente ci sorprende, il futuro intriga ancora di più. Secondo il futurista Tom Cheesewright, interpellato da Lelo, entro pochi anni gli occhiali per la realtà virtuale sostituiranno lo smartphone: sarà normale vivere metà della giornata in ambienti semi-digitali, dove avatar e oggetti virtuali si mescolano con il mondo fisico.
E allora sì, togliersi gli occhiali durante un appuntamento diventerà il nuovo “ti guardo negli occhi”. Ma il confine è sottile: quando potremo ridisegnare il partner con un click, cosa resterà della spontaneità? La robotica avanza, i sex toy diventano biomorfici e sempre più “organici”, mentre gli avatar AI potranno persino inviarci messaggi quando siamo offline. Una promessa affascinante, ma anche un rischio: l’amore potrebbe trasformarsi in un algoritmo personalizzato che ci dà sempre ragione.
Conservatori nell’anima, anche nell’era digitale
Eppure, il dato più rivelatore del report è la nostra cautela. Solo un quarto degli intervistati si definisce “molto a suo agio” con la tecnologia sessuale. Vuol dire che, nonostante app, chatbot e visori VR, restiamo profondamente legati al valore del contatto umano. Il 29% degli intervistati teme infatti che la tecnologia ci farà perdere i piccoli gesti dell’intimità reale: un bacio, una carezza, lo sguardo che non si può simulare.
La grande partita dell’intimità
Il Futurist Report 2025 ci racconta che non c’è più un confine netto tra generazioni. Boomer e Gen Z sono più simili di quanto sembri, gli Xennial hanno trovato un equilibrio raro, e i Millennial restano il laboratorio di tutte le sperimentazioni. Il futuro non sarà né completamente analogico né totalmente digitale: sarà ibrido, frammentato e personalizzato.
E qui sta il punto: il vero lusso domani non sarà avere un partner virtuale su misura, ma sapere quando spegnere gli schermi. Perché sì, possiamo avere tutto, avatar perfetti, occhiali che riscrivono la realtà, robot programmabili, ma nulla potrà mai sostituire una risata o un abbraccio occhi negli occhi.