Era il 1926, l’Italia del dopoguerra apprezzava ancora i cafffè del centro e proprio in quell’anno Angela Demichelis, moglie di Onorino Nebiolo, proprietario del caffè Mulassano, comincia a proporre ai clienti un “paninetto” insolito, ispirato dagli anni in cui la coppia aveva gestito locali negli Stati Uniti.
Avevano portato con sé dagli Stati Uniti una nuova macchina per tostare il pancarrè: così iniziarono a proporre, per primi in Italia, il classico toast. Non soddisfatti a pieno di questa innovazione, pensarono di utilizzare il pane senza tostatura e farcito con ingredienti locali: fu così che Angela e Onorino inventarono il tramezzino italiano.
Per accattivare i clienti scelsero, come detto, un pane dalla speciale maglia glutinica e svariate farciture. Il tramezzino è famoso per le per le piccole dimensioni, l’assenza della parte crostosa del pane e lle farciture originali.
Inizialmente i tramezzini erano proposti come stuzzichini per accompagnare la merenda sinoira, ma il suo successo fu tale che le persone iniziarono a chiederlo a tutte le ore. Alcuni anni più tardi, Gabriele D’Annunzio gli diede il nome che ora conosciamo: “tramezzino”.
Il poeta vate Gabriele D’Annunzio non è solo noto per le sue opere letterarie e le sue gesta eroiche, ma anche per il suo palato raffinato e la sua influenza sulla cultura italiana. Tra le sue eredità più gustose c’è il tramezzino, il celebre panino triangolare che ha conquistato il mondo.
La storia narra che D’Annunzio, frequentatore assiduo del Caffè Mulassano durante le sue molte trasferte a Torino, si innamorò del piccolo panino farcito che la signora Angela, proprietaria del locale, aveva portato con sé dagli Stati Uniti. Il poeta, in un impeto di italianità, propose di sostituire il termine inglese “sandwich” con un nome più adatto.
L’intuizione di D’Annunzio fu geniale: “tramezzino”, diminutivo di “tramezzo”, evocava perfettamente l’idea di uno spuntino leggero da consumare a metà tra un pasto principale e l’altro. Il nome si diffuse rapidamente, diventando l’emblema di questo panino imbottito versatile e gustoso.
Gli attuali proprietari di Mulassano hanno deciso di celebrare il centenario del tramezzino. È nata così l’idea di chiedere a tre chef di creare altrettanti tramezzini d’autore, dedicati ai personaggi che ne furono all’origine. Il primo a essere chiamato in causa è stato Matteo Baronetto, cresciuto con Gualtiero Marchesi e consolidatosi in una collaborazione ventennale con Carlo Cracco, per poi mettersi in proprio e riportare in appena sei mesi la stella Michelin al ristorante Del Cambio. Un locale storico di Torino, come storico lo è il Mulassano, piccolo gioiello oggi gestito da Klap srl e punto di riferimento irrinunciabile sotto i portici di piazza Castello.
Qui Baronetto, oggi impegnato a definire un progetto personale dopo undici anni al Cambio, ha presentato giovedì 16 aprile il primo tramezzino, ispirato a D’Annunzio:

«È stata una bella sfida, il cuoco non può essere snob e deve saper fare tutto, anche un tramezzino. C’è solo da imparare. Ho voluto omaggiare un uomo fuori dagli schemi con ciò che amava nella quotidianità. come polpettone e frittate. Per comodità le ho trasformate in crespelle, con forma di tagliatella, mentre il polpettone, che abitualmente mangiamo caldo, è freddo e tagliato sottile. Al tutto si aggiunge maionese con una nota piccante di wasabi per un tramezzino internazionale che vede la tradizione francese nella crespella, quella italiana nel polpettone e quella orientale nel wasabi».
Ribattezzato “Il Baronetto”, entrerà in carta tra le proposte per l’aperitivo di Mulassano. A maggio e giugno saranno presentate le altre due creazioni e svelati i nomi degli chef coinvolti. Per celebrare all’insegna della contemporaneità una solida tradizione torinese.
SGa