Taylor Swift ha appena lanciato il suo dodicesimo album, The Life of a Showgirl, un progetto espressamente confezionato per il successo: 12 tracce, collaborazioni di alto profilo (tra cui i produttori pop svedesi Max Martin e Shellback) e una strategia di lancio da grande première, con teaser proiettati in sala e video che rilanciano l’estetica “showgirl” tra palco e backstage. Insomma Taylor non è solo un’artista ma anche un brand di successo che tra tour, merchandising e annessi e connessi è capace di spostare davvero una quantità di denaro enorme. Quindi, come mai se ogni cosa è ponderata al millimetro non ha ricevuto una approvazione dai fan visti i livelli di affiliazione a cui ci hanno abituato? Mettiamoci il naso dentro per capire meglio come è stato accolto questo 12mo album della popstar americana…

Se vi aspettavate un’unanime ovazione, beh: la platea è divisa. A livello di critica l’accoglienza è polarizzata. C’è chi applaude l’abilità nel confezionare pop radiofonico scintillante a chi rimprovera all’album una certa prevedibilità e promesse non mantenute sul piano dell’innovazione artistica. In estrema sintesi: spettacolo sì, rivoluzione forse no.

Cosa si dice in giro? I grandi magazine internazionali hanno dato letture molto diverse dell’album. Alcuni, con toni celebrativi, hanno lodato la cura del packaging, le trovate di produzione e l’abilità narrativa di Swift nel raccontare l’“essere in scena”. Altri, invece, hanno giudicato l’album come un’occasione sprecata, troppo appoggiata a formule collaudate e a richiami teatrali che restano più estetici che sostanziali. Insomma: tra recensioni entusiaste e recensioni tiepide c’è un bel dibattito aperto.

Perché non è (ancora) tanto amato: i motivi che girano sui social

Quali sono gli argomenti che ricorrono nei commenti su X, Reddit, TikTok e nelle sezioni commenti degli articoli sul web? Facendo il giro delle reazioni ecco i temi più popolari:  una sorta di “hit parade” delle critiche (e dei complimenti):

Troppo già sentito”: la questione del suono
Molti ascoltatori trovano la produzione sicura ma prevedibile: si percepisce la mano dei super-producers e arrangiamenti pop impeccabili, ma non tutti avvertono il salto creativo che si aspettava da una superstar di questo livello. Questo è uno dei punti sollevati anche dalle recensioni più severe.

Marketing mega-evento vs. contenuto
Dall’anteprima in sala alla premiere cinematografica, alcuni commentatori hanno storto il naso: “tanto fumo, poca carne”. L’estetica da showgirl ha scatenato discussioni sul dove finisca il prodotto artistico e dove inizi lo show commerciale. Davvero questo è il, massimo che si poteva fare visti i mezzi a disposizione?

La vita privata in musica: amore, aneddoti e la questione Kelce
Non sorprende: l’album contiene riferimenti (più o meno espliciti) alla sfera sentimentale di Taylor e questo ha innescato meme, reazioni di tenerezza e anche qualche fastidio da parte di chi preferisce musica meno “autoreferenziale” e più astratta. La cronaca rosa che si fonde con i testi è un filo divisorio per il pubblico.

Certe linee e certe battute che fanno discutere
Alcune scelte testuali hanno attirato commenti contrastanti: c’è chi le trova audaci e spigliate, chi le giudica fuori luogo o troppo auto-consapevoli. Su Internet spuntano meme, remix, ma anche critiche puntuali che mettono in fila clip e frasi incriminate.

Fandom vs. astio “culturale”
Come sempre con Swift, il confronto online è polarizzato: fan iper-attivi che difendono ogni cambiamento e detrattori che affilano le critiche. Tra i social emergono quindi due conversazioni parallele: la celebrazione del fenomeno e la richiesta (da parte di alcuni) di maggiore sperimentazione artistica.

Alcuni brani fanno parlare più di altri

Non è raro, in un album di Taylor, che una o due tracce diventino il centro del dibattito: nel caso di The Life of a Showgirl sono emerse canzoni che dividono per testo, tono o citazioni sonore, pezzi che alcuni chiamano “hit immediate” e altri definiscono “riempitivi”. È normale: quando l’aspettativa è enorme, anche la traccia più innocua viene esaminata al microscopio.

Dati di vendita: il pubblico parla comunque con il portafoglio

A dispetto delle critiche (o grazie a esse), i numeri sono impressionanti: vendite e streaming del lancio si sono piazzati tra i più alti dell’anno,  un segnale che, anche quando la critica si divide, la macchina culturale e commerciale di Taylor funziona ancora alla grande. Questo resta uno dei paradossi più interessanti del fenomeno Swift: discussione polarizzata, ma risultati commerciali da superstar.

The Life of a Showgirl è tutto fuorché un album banale da ignorare: è studiato per il palcoscenico globale, pieno di immagini forti, con canzoni che faranno il loro percorso nelle playlist e nelle discussioni. È anche un album che incarna il momento di Taylor: artista globale, icona di stile, persona pubblica la cui vita privata entra nel suo racconto artistico. Alcuni ascoltatori lo amano, altri lo trovano troppo “autoreferenziale”: entrambe le reazioni sono parte dello spettacolo. Potremmo definile questo album The Life of a Showgirl come un vestito da sera molto scintillante: a distanza si vede benissimo, da vicino qualcuno trova il tessuto leggero, qualcun altro trova magnifici i dettagli. Ma alla fine come ogni grande showgirl, Taylor sa già dove posizionare le luci per farci guardare e parlare del suo nuovo vestito.

MaZ

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